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Parata del 9 maggio in tono minore. I segnali di debolezza del Cremlino visti da Jean

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La parata del 9 maggio a Mosca si è svolta in forma ridotta, senza mezzi e con appelli alla cautela per timore di attacchi ucraini. Un evento simbolico che rivela limiti militari, imbarazzi politici e nuove fragilità nella narrazione di potenza del Cremlino. Il commento del generale Carlo Jean

La tradizionale parata della vittoria nella Grande Guerra Patriotica che si tiene ogni anno a Mosca il 9 maggio – giorno in cui le truppe tedesche di Berlino si erano arrese all’Armata Rossa nel 1945 – si è svolta in un tono minore. Esso solleva vari interrogativi sulle sue ragioni.

In primo luogo, la stessa dirigenza russa aveva invitato la popolazione a non partecipare per timore di attacchi di drones ucraini. Inoltre, il Cremlino non ha previsto la partecipazione alla sfilata dei mezzi più moderni corrazzati e aerei dell’esercito russo. Tale fatto era abituale, in quanto la parata, oltre che celebrativa di una grande vittoria del popolo russo, voleva dimostrare al mondo la potenza militare della Russia, soprattutto da quando Putin nel 2000 è asceso al potere.

Il giustificare tali restrizioni con la sola minaccia dei droni ucraini è di per sé stesso un’ammissione di debolezza e, in particolare, di incapacità di fronteggiare un attacco proveniente da un Paese considerato più debole e anche meno equipaggiato militarmente rispetto alla “Sacra Russia”. Tale umiliazione è stata aumentata dal fatto che Trump ha mediato con l’Ucraina un cessate il fuoco di tre giorni, in modo di garantire che la parata si svolgesse senza incidenti.  Ciò costituisce un’altra mortificazione poiché subordina la sicurezza di un evento tanto importante per i russi a una condizione mediata da un altro Paese.

Come nota di colore, il solito Medvedev ha cercato di mostrare i muscoli con una delle sue bizzarre affermazioni: “La ‘nazista’ Lituania si starebbe preparando ad attaccare la Russia”. Siamo abituati alle uscite dell’ex presidente ed ex primo ministro russo, ma questa è veramente grossa. Penso che neppure i giornali italiani più favorevoli al Cremlino, gli daranno ragione.

Il motivo profferto dal Cremlino per la limitazione della sfilata alle sole truppe appiedate, desta alquanta meraviglia. Infatti, gli equipaggi di armamenti pesanti e, soprattutto gli aerei, sono meno vulnerabili di queste ultime. Può darsi che il Cremlino, non mostrando i muscoli, cioè masse di veicoli corazzati e di velivoli, abbia voluto mantenere un basso profilo per non “disturbare” Trump nella sua opera di demolizione della Nato. Se tale tesi corrispondesse alla verità, c’è da attendersi che il Cremlino, come già anticipato da Trump, accetti un prolungamento di cessate il fuoco in Ucraina. Le opinioni pubbliche occidentali dovranno considerare, con attenzione, tale fatto che non modifica la capacità offensiva immediata delle forze russe, ma che potrebbe alimentare i movimenti pacifisti, che già godono di ampio seguito nei nostri Paesi. In ogni caso, sempre più necessario diventerà uno sforzo finanziario e tecnologico per dotare l’Unione Europea di una sufficiente autonomia nella sua sicurezza, non solo contro minacce ibride, ma contro una aggressione militare massiccia.

Per essa, determinante sarà l’apporto delle efficienti forze militari ucraine e, quindi, ancora più prioritario di quanto già lo sia oggi, sarà il supporto europeo, non solo finanziario, ma anche di armamenti all’Ucraina, che sta resistendo validamente sulla parte del Donbass che ha trasformato in una fortezza a difesa delle regioni centrali del Paese.

Infine, non mi sembra verosimile l’ipotesi avanzata da varie fonti giornalistiche di una debolezza del regime di Putin che i suoi sottoposti abbiano voluto sottolineare diminuendo l’importanza di un evento tanto importante per il popolo russo. Essa deriverebbe da vari fattori: dalla crisi economica che ormai si sente grandemente nel Paese specie al di furori delle grandi città; dalla crescente resistenza alla dipendenza dalla Cina; da contrasti tra politici e militari. Nell’ambito di questi ultimi da divisione tra i fautori di una pace con l’Ucraina e i sostenitori di una mobilitazione generale delle risorse russe per costringere Kyiv alla resa.

Quest’ultima posizione è motivata dalle enormi perdite subite dai militari russi (soprattutto nel Donbass dove l’esercito è impantanato, mentre l’Ucraina sta attaccando in profondità il territorio russo), dall’aumento dell’efficienza dell’industria bellica ucraina e anche dal fatto che il Cremlino ha perso il sostegno di alleati come l’Ungheria e l’Armenia.

Le critiche e anche ormai le sommesse proteste contro Putin e l’attuale regime, stanno incominciando in Russia. Lo zar deve recuperare un completo sostegno da parte dell’opinione pubblica, certamente la parata del 9 maggio non è un elemento positivo al riguardo.


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