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Tbilisi mette sotto controllo il linguaggio sui social. Ecco come

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Il ministero dell’Interno georgiano ha creato una nuova unità incaricata di monitorare le dichiarazioni pubbliche e individuare possibili violazioni. Un sistema che ha già prodotto decine di procedimenti e riaccende il confronto sulla libertà d’espressione

La Georgia amplia il perimetro delle norme che puniscono gli insulti e il linguaggio offensivo, portando il controllo delle autorità anche sui contenuti pubblicati sui social network. Una stretta che si inserisce in un quadro politico già segnato da forti tensioni tra il governo guidato dal partito filorusso “Sogno georgiano” e l’opposizione. Il caso più recente è quello di Zurab Chitaia, imprenditore georgiano comparso davanti a un giudice a Tbilisi dopo un post pubblicato sul proprio profilo Facebook. Nel messaggio, dedicato principalmente alle forze di opposizione, Chitaia aveva rivolto un insulto anche al partito al potere. Il ministero dell’Interno ha avviato il procedimento senza che fosse stata presentata una denuncia da parte di una persona direttamente interessata. Il tribunale lo ha riconosciuto colpevole e gli ha imposto una multa di 3mila lari, circa 1.100 dollari, avvertendolo che una recidiva avrebbe potuto comportare anche una detenzione amministrativa.

Il caso è il prodotto di una modifica normativa approvata dal Parlamento georgiano a febbraio. Le nuove disposizioni hanno ampliato le fattispecie amministrative legate a insulti, imprecazioni e comportamenti considerati offensivi nei confronti di esponenti politici, funzionari e dipendenti pubblici. Per una prima violazione sono previste multe comprese tra 1.500 e 4mila lari oppure fino a 45 giorni di detenzione amministrativa; in caso di recidiva le sanzioni possono arrivare a 6mila lari e, in alcuni casi, a 60 giorni di detenzione.

La normativa ha iniziato a produrre una serie di procedimenti anche per commenti pubblicati online. A giugno il ministero dell’Interno ha istituito una Divisione per il contrasto all’hate speech, composta inizialmente da dieci persone e incaricata di monitorare le dichiarazioni pubbliche, individuare possibili violazioni e trasmettere i casi alla magistratura. Secondo i dati riportati da Foreign Policy, nel primo mese di attività l’unità avrebbe individuato 170 presunte violazioni e trasmesso 150 casi ai tribunali. Al primo luglio erano state adottate decisioni in 33 procedimenti, con 31 multe e due ammonimenti. Le autorità possono quindi intervenire anche attraverso il monitoraggio diretto dei social, raccogliendo screenshot e costruendo i procedimenti amministrativi senza necessariamente partire da una denuncia individuale.

La pratica non riguarda soltanto gli esponenti del governo. Uno degli elementi più controversi è proprio l’applicazione della normativa anche nei confronti di persone accusate di avere insultato figure dell’opposizione. Un caso emerso a Zestaponi ha riguardato un commento offensivo rivolto a Tamar Chergoleishvili, esponente del partito “Federalists”. La diretta interessata ha dichiarato di non essere nemmeno a conoscenza del commento e di non avere presentato alcuna denuncia. L’autore del messaggio è stato comunque portato davanti a un giudice e ha ricevuto un’ammonizione dopo essersi scusato.

Il governo presenta la stretta come uno strumento necessario per contrastare l’hate speech e ridurre il livello di aggressività del dibattito pubblico. Il primo ministro Irakli Kobakhidze ha sostenuto che le critiche restano consentite, mentre le forme di odio e gli insulti rappresenterebbero uno strumento utilizzato dagli avversari politici per destabilizzare il Paese. L’obiettivo dichiarato dalle autorità è applicare le nuove norme senza distinzione tra maggioranza e opposizione. Nella pratica, tuttavia, l’applicazione delle nuove disposizioni ha generato un confronto sulla definizione dei limiti tra critica politica, insulto e turbativa dell’ordine pubblico. Un avvocato che rappresenta diversi imputati ha contestato che nei procedimenti siano stati adeguatamente dimostrati gli elementi necessari per configurare le violazioni, sostenendo inoltre che l’azione delle autorità produca un’apparente simmetria tra governo e opposizione, a fronte di sanzioni più pesanti nei confronti dei critici del governo.

La stretta ha già prodotto anche casi di detenzione amministrativa. A luglio il giornalista Vakho Sanaia è stato condannato a 14 giorni di detenzione per un post su Facebook riguardante esponenti di Georgian Dream, dopo un precedente procedimento che gli aveva imposto una multa di 6mila lari. Secondo Civil.ge, quello è stato il primo caso noto di detenzione amministrativa richiesto dalla nuova divisione del ministero dell’Interno per un contenuto pubblicato sui social.

La questione si inserisce infatti in una fase politica particolarmente delicata per la Georgia. Dopo le contestate elezioni parlamentari dell’ottobre 2024 e la decisione del governo di sospendere il percorso verso l’apertura dei negoziati di adesione all’Unione europea, il Paese ha attraversato una lunga stagione di proteste e scontri politici. Parallelamente, esponenti dell’opposizione, attivisti e giornalisti sono stati interessati da procedimenti, multe e arresti. Il controllo del linguaggio sui social rappresenta quindi un ulteriore tassello di una più ampia trasformazione del rapporto tra autorità e spazio pubblico. La Georgia continua a disporre formalmente delle proprie istituzioni democratiche, ma il confine tra la tutela dell’ordine pubblico e la limitazione delle espressioni politiche è diventato uno dei principali terreni di confronto interno.


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