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Pyongyang mette i cannoni in vetrina. Come leggere questo segnale

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La Corea del Nord mostra la propria artiglieria a ridosso del confine con il Sud, in quello che viene letto come un segnale di forza con cui Pyongyang ribadisce la propria politica di confine. E mette in guardia Seoul dal rischio di aggravare le tensioni

La Corea del Nord mostra la propria artiglieria a ridosso del confine con la Corea del Sud, in una rara dimostrazione di forza che rischia di alimentare ulteriormente le tensioni tra i due Paesi. Un obice semovente da 122 millimetri è stato avvistato in una posizione ben visibile nei pressi della zona demilitarizzata (Dmz), accompagnato da altri mezzi corazzati con i cannoni rivolti verso sud. Uno sviluppo che arriva mentre Pyongyang e Seoul si scambiano accuse sulla presunta violazione dell’armistizio del 1953 e sulle attività militari lungo la frontiera.

Secondo l’agenzia sudcoreana Yonhap, che ha pubblicato le immagini dell’episodio, la bocca di fuoco è stata individuata da un osservatorio nella città di Gimpo, da cui è possibile osservare il territorio nordcoreano. Un testimone presente sul posto ha poi confermato la presenza dell’obice. Nella stessa area sarebbero stati anche avvistati tre veicoli corazzati con i cannoni orientati verso sud e circa 20-30 militari nordcoreani impegnati nella costruzione di recinzioni all’interno della Dmz. Inoltre, altre immagini mostrerebbero soldati impegnati in esercitazioni lungo la costa della contea di Kaepung, a circa un chilometro e mezzo dall’osservatorio.

La presenza dell’artiglieria in una posizione così esposta rappresenta un evento insolito. “È altamente inusuale che la Corea del Nord esponga la propria artiglieria semovente in modo così evidente”, ha dichiarato Lim Eul-chul, professore alla Kyungnam University di Seoul, il quale suggerisce come Pyongyang starebbe comunicando attraverso una dimostrazione concreta la propria intenzione di far rispettare la politica di confine con la forza, anziché attraverso il dialogo e i negoziati. La mossa avrebbe anche una funzione di deterrenza, con l’obiettivo di mettere in guardia Seoul dal rischio di aggravare gli attriti lungo la linea di demarcazione ed evitare che un incidente locale si trasformi in uno scontro armato.

L’avvistamento si inserisce in una fase di crescente attività militare nordcoreana lungo il confine. Negli ultimi anni, le forze di Pyongyang hanno costruito strade tattiche e recinzioni e posizionato mine nelle aree prossime alla linea di demarcazione militare, che attraversa la zona demilitarizzata. Queste attività, ufficialmente riconducibili alla delimitazione e al rafforzamento del confine, sono diventate fonte di ripetuti attriti con Seoul. La presenza dell’obice aggiunge un elemento visibile a questo processo, mostrando la componente di fuoco che potrebbe accompagnare la difesa delle posizioni nordcoreane.

Parallelamente, i due Paesi si stanno confrontando sul piano diplomatico. Domenica Pyongyang ha inviato una lettera al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per respingere le accuse sudcoreane relative all’esplosione di una mina avvenuta il 21 settembre nella Dmz. Seoul sostiene che l’ordigno sia stato collocato da militari nordcoreani e che la sua presenza costituisca una violazione dell’accordo di armistizio. Il Comando delle Nazioni Unite, responsabile della supervisione della zona demilitarizzata, ha a sua volta affermato che una mina nordcoreana oltre la linea di demarcazione viola l’accordo. Pyongyang nega ogni responsabilità e accusa il Sud di utilizzare l’incidente per descrivere le proprie attività di costruzione al confine come un’incursione militare.

Nella lettera, il rappresentante nordcoreano presso le Nazioni Unite ha avvertito che eventuali violazioni della sovranità del Paese potrebbero provocare misure di autodifesa, attribuendo a Seoul la responsabilità delle conseguenze. Pyongyang ha inoltre accusato le forze sudcoreane di aver aperto il fuoco contro personale nordcoreano. Seoul sostiene invece di utilizzare trasmissioni di avvertimento e colpi di avvertimento per indurre i soldati del Nord a ritirarsi quando oltrepassano la linea di demarcazione.

Il precedente più significativo risale al 2015, quando l’esplosione di mine nordcoreane ferì alcuni militari sudcoreani. Seoul rispose riprendendo le trasmissioni di propaganda attraverso gli altoparlanti lungo la Dmz, innescando uno stallo militare che si concluse soltanto dopo un accordo ad alto livello e una dichiarazione di rammarico da parte di Pyongyang.

 


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