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L’IA moltiplicherà gli attacchi informatici. L’allarme degli 007 UK

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La corsa per proteggere i dati di oggi dagli hacker di domani calcolo quantistico crittografia

Nell’ultimo rapporto dell’intelligence britannica, State of the Cyber Nation, vengono attenzionate le minacce cyber contro il Regno Unito. Il dogma che viene richiesto a istituzioni e aziende è di investire nella sicurezza. E il paradosso è che l’AI aiuterà a proteggersi

“Nei prossimi mesi, ci troviamo di fronte alla concreta possibilità di un aumento senza precedenti del numero di incidenti informatici”. L’allarme è lanciato. Richard Horne, ceo del National Cyber ​​Security Centre (NCSC) del Regno Unito, avverte tutti sul futuro. Nel rapporto viene sottolineato che, entro i prossimi due anni, “probabilmente aumenterà la portata e l’efficienza delle operazioni” da parte di soggetti ostili, “inclusi gli attacchi ransomware, l’ingegneria sociale e lo sfruttamento delle vulnerabilità”.

Il capo dell’agenzia britannica per la sicurezza informatica chiede dunque al suo Paese di prendere atto delle proprie debolezze e lacune. Altrimenti, a mettere in risalto sarà proprio l’AI, ma non nel modo in cui si vorrebbe. La tecnologia potrebbe infiltrarsi all’interno di questi buchi, causando conseguenze inimmaginabili. Allo stesso tempo però l’AI è l’arma con cui difendersi: solo attraverso un’adozione saggia si possono alzare le barriere protettive. “Dobbiamo essere chiari”, spiega Horne, “ciò non è dovuto al fatto che l’intelligenza artificiale abbia inventato nuovi modi per attaccarci, bensì al fatto che le vulnerabilità tollerate per troppo tempo possono ora essere scoperte e sfruttate su una scala un tempo inimmaginabile. Per decenni, collettivamente, siamo riusciti a farla franca realizzando tecnologie a basso costo”. Ora è il momento di investire.

Il Regno Unito in parte lo sta già facendo. Circa 60 milioni di sterline sono stati messi per lo sviluppo della prima fase di uno scudo informatico nazionale, mentre altri 70 milioni di sterline per un nuovo Centro nazionale per l’esposizione e la vulnerabilità in tempo reale (NERV), il cui obiettivo è identificare le vulnerabilità nelle infrastrutture critiche e nell’economia. Si sta inoltre lavorando anche per un Centro di eccellenza per la sicurezza informatica basato sull’IA, gestito dal Centro nazionale per la sicurezza informatica.

Naturalmente, oltre alle istituzioni, anche le aziende devono fare la loro parte. Anzi, il loro ruolo è centrale nel proteggersi dalle minacce esterne. “Possiamo essere una nazione in cui i leader di tutte le organizzazioni scelgono attivamente di investire con urgenza. E in cui tutte le organizzazioni considerano la sicurezza e la resilienza un requisito fondamentale, non un ripensamento”, conclude Horne.  “Il risultato complessivo costituirebbe per tutti noi una fonte di forza nazionale duratura”.


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