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Articolo pubblicato da Giornale di Vicenza e Brescia Oggi.

Regione che vai, evasione che trovi. “Trovare” soprattutto nel senso di “trovata”, qual è l’ultima dell’Agenzia delle entrate: elaborare una cartina per classificare il rischio fiscale per area geografica. Come in una caccia al tesoro fra le otto grandi zone territoriali in cui l’Italia è stata suddivisa, si scopre che il rischio “medio-alto” di tasse poco o per nulla pagate se lo contendono i contribuenti fra Roma e Milano. Ma la mappa entra nello specifico con definizioni a metà fra la goliardia e la statistica, e che vanno da “pericolo totale” (una sorta di versione moderna dell’antico latino “hic sunt leones”), al “stanno tutti bene”. Passando per aree classificate col “niente da dichiarare”, per arrivare, in un crescendo rossiniano, al “rischiose abitudini” e perfino al “non siamo angeli”: davvero tutto un programma.

Forse nelle intenzioni dell’Ufficio che l’ha ideato, questo lavoro, che raggruppa province prendendole in considerazione sulla base di diversi indicatori come le tasse, il tenore di vita, la quantità di popolazione e le infrastrutture presenti, dovrebbe servire per avere una radiografia, la prima a memoria di fisco, dell’Italia da cambiare. Cioè di quell’esercito di cittadini invisibile per la dichiarazione dei redditi, ma visibilissimo per abitudini di vita che da anni ogni governo giura che sconfiggerà per sempre. Un eterno “vincerò!” che ancora non si vede: e per esorcizzarne lo spettro, chissà, o per far sapere agli evasori che sappiamo dove sono i loro covi, ecco che l’Agenzia s’è inventata, si spera senza aver speso un euro nell’invenzione, la mappa dell’evasione.

Peccato che nelle otto macro-regioni testé disegnate non figuri anche l’altro rovescio della medaglia, e non meno ingiusto degli evasori ora e intanto inseguiti geograficamente, se non casa per casa, almeno città per città. Non figura il peso sopportato dagli italiani retti, sicuramente la grandissima maggioranza, che pagano imposte altissime per servizi mai alla loro altezza. Di là c’è l’evasione, di qua c’è la rabbia per un “tasso di tasse” -passi anche questa “trovata”- che ha superato da tempo la soglia dell’equità e il sentimento della pazienza. E allora s’aggiunga alla mappa un “non ne possiamo più” -definizione per nulla divertente- che potrebbe unire, dal Brennero a Lampedusa, ciò che le otto maxi-regioni hanno invece separato. “Non ne possiamo più” nel doppio senso di stanchezza per l’ingiustizia fiscale e dunque sociale a cui sono sottoposti i contribuenti più tartassati d’Europa, cioè gli italiani. E per gli annunci sul rischio-evasione. Prendeteli sul serio, gli evasori, anziché raccontarci un po’ per gioco e un po’ per dovere dove potrebbero essersi nascosti con le loro “pericolose abitudini”.

Agenzia delle Entrate, la guerra un po' da ridere agli evasori

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