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Kyiv potrebbe presto ricevere fino a otto sistemi di difesa aerea Patriot direttamente provenienti dal suolo israeliano. La questione è oggetto di una trattativa triangolare tra Stati Uniti, Ucraina e Israele, i quali discutono su un accordo che prevederebbe il trasferimento dei sistemi contraerei da Israele agli Stati Uniti, i quali li consegnerebbero poi al Paese dell’Est Europa, che necessita di tali equipaggiamenti per poter far fronte alle campagne di bombardamento condotte dall’esercito di invasione russo. Attualmente l’Ucraina dispone di almeno quattro sistemi Patriot provenienti da Stati Uniti e Germania, ma presto dovrebbe riceverne altri provenienti sempre dalla Germania, ma anche dall’Olanda e dalla Romania. Inoltre, Washington ha stabilito di prioritizzare la consegna di munizionamento per questi sistemi all’Ucraina rispetto ad altri Paesi partner.

Lo scorso aprile Tel Aviv aveva annunciato che l’aggiornamento delle sue otto batterie Patriot, considerate oramai obsolete dopo trent’anni; ma le necessità geopolitiche hanno impedito una dismissione dei sistemi contraerei, che sono stati utilizzati all’interno della guerra tra Hamas e Israele e che potrebbero risultare ancora più importanti qualora le tensioni con Hezbollah portassero ad un allargamento del conflitto. “Sarebbe una fortuna se questi vecchi missili Patriot venissero utilizzati in un altro teatro prima di invecchiare. Soprattutto in considerazione dei livelli di aiuti militari statunitensi a Israele” ha dichiarato al Financial Times Tom Karako, responsabile del progetto di difesa missilistica presso il Center for Strategic and International Studies (Csis) di Washington. Washington fornisce a Israele circa 3,8 miliardi di dollari in aiuti militari su base annuale, e ad aprile aveva sbloccato altri 14 miliardi di dollari in fondi di emergenza per sostenere il suo alleato nella guerra contro Hamas scoppiata dopo il 7 ottobre.

Le discussioni in corso tra i tra Paesi toccano una spetto diplomatico particolarmente delicato. Fino a questo momento Tel Aviv ha scelto di assumere una posizione cauta nei confronti della Russia, anche in seguito all’inizio dell’invasione su larga scala nel febbraio 2022: l’influente ruolo politico accompagnato dalla presenza id capacità militari che Mosca detiene in Siria, dove le forze armate israeliane intervengono spesso per colpire i proxy del rivale iraniano, ha spinto Israele a cercare di evitare di inimicarsi questo attore. Israele ha precedentemente negato le richieste ucraine di sistemi di difesa aerea. Inoltre, Tel Aviv anche un accordo con la Russia che consente ai jet israeliani di accedere allo spazio aereo siriano.

Tuttavia, negli ultimi mesi i funzionari statunitensi hanno cercato di convincere il governo guidato da Benjamin Netanyahu del fatto che i legami sempre più stretti tra Russia e Iran (compresi quelli sviluppatisi all’interno della cooperazione militare) debbano rappresentare una fonte di preoccupazione maggiore per Tel Aviv. Un esito positivo delle trattative rappresenterebbe dunque un cambio di passo nella politica estera israeliana. Rispetto al quale non è facile prevedere nei dettagli la reazione di Mosca, che certamente non sarà di carattere positivo.

I contorni dell’accordo sarebbero stati discussi tra i ministri e gli alti funzionari dei tre Paesi. Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha avuto colloqui sulla questione con il suo omologo statunitense Antony Blinken nelle ultime settimane. E anche consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan avrebbe parlato della questione almeno due volte con Andriy Yermak, il capo dello staff del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. E anche tra Ucraina e Israele ci sarebbero stati dei contatti bilaterali diretti sul tema.

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