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La scorsa settimana gli Stati Uniti hanno accusato una rete cinese di essere una “banca clandestina” che sostiene il potente cartello della droga messicano di Sinaloa nel riciclaggio di denaro e in altri crimini. Le forze dell’ordine hanno sequestrato circa 5 milioni di dollari, oltre ad armi e cocaina, metanfetamina e pastiglie di ecstasy. Il dipartimento di Giustizia ha incriminato 24 persone, accusando il gruppo di aver accumulato oltre 50 milioni di dollari in proventi della droga che sono stati trasferiti tra i membri della gang di Sinaloa e le “banche clandestine” cinesi. Ha dichiarato, inoltre, che questi scambi sotterranei venivano utilizzati dagli operativi di Sinaloa per trasferire il loro denaro illegalmente acquisito dagli Stati Uniti al Messico.

Il ruolo cinese

Il dipartimento di Giustizia americano ha sottolineato la stretta collaborazione con le forze dell’ordine messicane e cinesi. Pechino ha citato il ruolo delle autorità cinesi, che hanno arrestato un sospetto di riciclaggio di denaro. Quella persona era coinvolta nella gestione di una concessionaria di auto negli Stati Uniti prima di passare al “commercio illegale di valute estere”.

La (piccola svolta)

È una novità rilevante, il primo sviluppo simile dopo che l’incontro di novembre tra il presidente statunitense Joe Biden e il leader cinese Xi Jinping aveva trovato un accordo per cercare di frenare il traffico illegale di fentanyl. È, questo è il pensiero di Washington, la dimostrazione che se Pechino vuole agire può farlo. Ovvero, che se non lo fa, è perché ha interesse a non agire contro quella che negli Stati Uniti è diventata un’emergenza nazionale. Tuttavia, secondo un’indagine del Washington Post, sette mesi dopo quell’accordo tutto è tornato a com’era prima.

Il rapporto Usa-Messico

Gestire i flussi migratori irregolari e combattere il traffico di fentanyl e armi sono i due temi al centro dell’agenda bilaterale. Lo saranno anche con il prossimo governo messicano che sarà guidato da Claudia Sheinbaum. Lo ha dimostrato la visita di due settimane di Elizabeth Sherwood-Randall, consigliera per la sicurezza interna della Casa Bianca, che era volata a Città del Messico per incontrare il presidente uscente Andrés Manuel López Obrador e la presidente eletta, che giurerà il prossimo 1° ottobre. Non mancano però le tensioni. Dopo che l’agenzia federale antidroga statunitense (Dea) la scorsa settimana ha segnalato che riformare il potere giudiziario in Messico permettendo il voto popolare per i magistrati potrebbe avvantaggiare i cartelli di narcotrafficanti, il presidente Obrador ha tuonato contro Washington: “Chi sono loro per decidere su affari che riguardano i messicani?”.

Usa-Cina, come (non) procede la cooperazione contro il fentanyl

La scorsa settimana Washington ha incriminato una rete legata a una “banca clandestina” che sostiene il cartello di Sinaloa. Pechino ha collaborato, ma è un caso più unico che raro

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