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Il 20 giugno scorso, presso l’associazione Civita a Roma, si è svolta l’assemblea pubblica di Assocarta, Introdotta dal direttore di Civita Simonetta Giordani, Giovanna Pancheri di SkyTg24 ha intervistato il presidente di Assocarta Lorenzo Poli sullo stato di salute del settore cartario italiano e sulle principali sfide della competitività. Tra i fattori produttivi e i vari numeri snocciolati un’attenzione particolare è stata dedicato al tema dell’impegno e del lavoro necessario per mantenere un’industria della carta, competitiva a livello europeo e mondiale.

Cioè al “sudore” che, al pari degli altri ingredienti (certo, più difficile da quantificare per unità di prodotto), fanno parte della ricetta per continuare a fare della carta, la buona fibra della transizione. Un “sudore” e un impegno che riguardano il Capitale Umano dei lavoratori di cartiera (oltre che imprenditori e manager). Per questo un’attenzione particolare è stata dedicata proprio al tema delle risorse umane. “Il comparto cartario è garanzia di occupazione e formazione di qualità, con risorse umane “al centro” della cartiera. Stiamo lavorando nel divulgare ai giovani le prospettive di crescita e il ruolo della formazione del nostro settore che investe in tecnologia e innovazione. Con gli interlocutori sindacali abbiamo condiviso un nuovo sistema di classificazione forza lavoro basato sulla professionalità delle risorse” ha spiegato Poli.

Andando ai numeri e alle cifre è emerso che anche nel 2023 l’Italia, nel 2023, con una produzione di carta e cartone di 7,5 milioni di tonnellate (-14% 2023/2022), si è confermata secondo produttore europeo di carta, dopo la Germania, una posizione conquistata negli anni, grazie alla straordinaria sostenibilità del comparto, nonostante un livello produttivo paragonabile a quello del 1994 e a fronte di un fatturato di 8,16 milioni di Euro (-26,6% 2023/2022)”. Nei primi 4 mesi 2024/2023 si è registrata, invece, una ripresa del 7,9% ma i volumi restano al di sotto di quelli del 2018. Leggero recupero del 2% per le carte e cartoni per l’imballaggio, del 6,4% per le carte per usi igienico-sanitari. Parziale la ripresa delle carte per usi grafici (+37%), i cui volumi restano al di sotto di quelli rispetto agli anni precedenti.

Tutto questo, comunque, mantenendo e confermando le proprie qualità. Infatti, il settore cartario ha la “fibra giusta” per essere sostenibile, rinnovabile e circolare. E in tempi di greenwashing ed etichettature ambientali, può raccontare (e documentare) che le fibre vergini non provengono da deforestazione nel rispetto delle rigorose regole europee già in vigore e che le carte da riciclare utilizzate rappresentano circa il 70% della materia prima fibrosa, mentre nell’imballaggio il tasso di riciclo è già oltre l’85% e il tasso di raccolta della carta oltre il 75%. Non vi è quindi modo di trovare in Italia e in Europa carta che possa essere in qualche modo collegata ai tragici fenomeni di deforestazione, rispetto ai quali il settore è estraneo.

E, anzi, l’economia circolare del settore, riconosciuta anche dalla recente approvazione della PPWR, è una infrastruttura della manifattura italiana in equilibrio tra competitività e sostenibilità. Il sistema Conai Comieco si è “incardinato” su un’ industria con una tradizione di economia circolare (la carta si faceva con gli stracci, prima ancora che con la cellulosa) e grazie al Comieco l’Italia ha il miglior sistema di raccolta di carta da riciclare europeo e mondiale, con un livello di raccolta di cartone e cartone che, nel 2023, ha raggiunto i 6,9 milioni di tonnellate di cui oltre 5 utilizzate nelle cartiere italiane. L’Italia è 2° utilizzatore europeo, sempre dopo la Germania.

Qui, nonostante le ottime performances, c’è un nodo da sciogliere. Le cartiere italiane stanno girando all’80% della capacità produttiva a motivo di una domanda debole, sia nazionale che estera, condizionata da un contesto economico sostanzialmente stagnante, dal lento rientro dell’inflazione, che ha ridotto il potere d’acquisto dei consumatori, e di una generale perdita di competitività. “Da un lato i costi delle materie prime vergini ma soprattutto della carta da riciclare il cui export è aumentato del 133% verso l’India. Vorremmo poter chiudere il ciclo del riciclo in Italia destinando la materia ai nostri impianti. Dall’altro gli obiettivi di decarbonizzazione che vorremmo centrare, mantenendo la competitività sui mercati con prezzi energetici politicamente indirizzati come nei paesi europei limitrofi. Come Europa dovremmo lavorare su politiche energetiche che implichino un prezzo europeo dell’energia” ha sottolineato il Presidente di Assocarta.

Sicurezza degli approvvigionamenti e decarbonizzazione sono stati, poi, affrontati nel dibattito successivo tra Paolo Arrigoni presidente Gse, Cristian Signoretto, Presidente Proxygas, Federico Boschi, Capo Dipartimento energia Mase e Antonio Gozzi, Special Advisor Confindustria con delega alla autonomia strategica europea, piano Mattei e competitività. Gozzi ha prima sottolineato che “Occorre un prezzo unico europeo dell’energia per evitare le asimmetrie che rischiano di distruggere il mercato unico. La differenza di costo tra ciò che paga per l’energia l’industria italiana rispetto alle concorrenti francesi, spagnole e tedesche è ormai insostenibile. Così come è necessaria una regola comune e uguale in tutti i paesi europei per l’utilizzo dei proventi del sistema Ets” e, poi, evidenziato che in Europa si ignora il tema della crescita, da rilanciare con un programma europeo di investimenti per la decarbonizzazione, tanto più necessario in quanto il contesto è segnato da anni da asfittiche politiche di bilancio che hanno indebolito la competitività degli Stati europei.

Arrigoni ha sottolineato che il Gse intende volgere fino in fondo il suo ruolo, non solo tramite la gestione delle risorse pubbliche, ma anche accompagnando il settore verso una decarbonizzazione sempre più necessaria per motivi ambientali e geopolitici grazie all’accordo sottoscritto lo scorso 24 maggio con Assocarta. Un concetto ripreso da Federico Boschi, che ha sottolineato l’importanza del gas e la necessità che i prezzi italiani, soprattutto quelli dell’elettricità, si allineino a quelli europei (in quanto vento e sole hanno lo stesso “costo”). Sull’importanza del gas insieme a quello degli altri green gases, si è soffermato Signoretto, che ha anche evidenziato che il mercato del gas europeo del gas è una realtà, ormai con piccole differenze e che LNG presenta qualche rischio in più per la stabilità dei prezzi.

Sullo sfondo un dato di fatto che rischia di incidere profondamente sulle industrie energivore e cioè che tutti gli strumenti per la decarbonizzazione concepiti fino ad oggi, siano essi sull’energia elettrica o sui gas verdi (vedi biometano), sono prevalentemente concepiti per supportare lo sviluppo di queste energie dall’unico punto di vista del produttore. E anche quando sono presenti strumenti per sostenere la decarbonizzazione e l’efficienza energetica e l’innovazione delle imprese (per esempio Transizione 5.0) l’accesso a questi strumenti è reso particolarmente difficile, proprio alle imprese che, più di tutte, hanno l’esigenza di decarbonizzare ovvero quelle che possono diventare ancora più efficienti.

“In quest’ambito il tempo non è una variabile indipendente” ha concluso Poli “dobbiamo “pareggiare” velocemente le attenzioni che gli Stati limitrofi (e quelli extra Ue) mettono sulle bollette di gas e elettricità per le industrie energivore, anche sulla decarbonizzazione. “Dopo” sarà troppo tardi. Tardi perché se non recuperiamo rapidamente la competitività non riusciremo neanche a spendere le risorse per i Progetti Faro per l’Economia Circolare destinati al settore, né a cogliere l’opportunità di rendere l’economia circolare ancora più forte.”

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