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“La storia non è altro che una rete intersoggettiva di narrazioni. Se si riesce a plasmare le narrazioni condivise dalla società – e specialmente le narrazioni su ciò che è possibile in futuro – allora si plasma la società stessa, e si influenza il corso degli eventi futuri”. Questo pensiero dello storico Yuval Noah Harari è stato lo spunto di riflessione da cui tutto è cominciato.

Il contesto in cui ci muoviamo oggi è quello di un’Europa al bivio e di un mondo in cui le relazioni internazionali sono sempre più plasmate dalla capacità di influenzare le percezioni e di attrarre consenso. Il giornalismo si trova dunque ad affrontare una sfida cruciale: non si tratta più solo di riportare i fatti, ma di offrire una chiave di lettura, una visione del mondo che permetta di decifrare la complessità del presente. Questa consapevolezza diventa ancora più urgente quando si parla di informazione italiana in inglese. In questo caso, la scelta della lingua non è solo una questione di accessibilità o di audience, ma implica una precisa assunzione di responsabilità: quella di portare nel dibattito globale una prospettiva italiana sui grandi temi del nostro tempo.

E non si tratta solo di difendere l’interesse nazionale, ma di contribuire a plasmare una narrativa europea che sia all’altezza delle sfide che ci accingiamo ad affrontare, dal cambiamento climatico, alla rivoluzione digitale, dalle nuove dinamiche geopolitiche allo spettro di una terza guerra mondiale.

Offrire una prospettiva italiana sui grandi temi europei significa contribuire a costruire un immaginario condiviso, a delineare un orizzonte di possibilità verso cui tendere. Significa mettere a disposizione della comunità internazionale il patrimonio di idee, valori, esperienze che hanno plasmato la nostra identità e che possono offrire spunti preziosi per affrontare le sfide comuni. Non è un compito facile, perché richiede di superare i confini dei particolarismi e degli interessi di parte, di elevarsi a una visione più ampia e lungimirante, ma è una responsabilità a cui, come Paese, non possiamo sottrarci, se vogliamo essere protagonisti e non spettatori del nostro futuro. Portare la voce italiana nel dibattito europeo significa contrastare il rischio che la nostra storia, la nostra identità, il nostro punto di vista vengano affidati alla sola narrazione che ne fanno le testate internazionali, soprattutto anglosassoni e americane, che tendono a guardare alle vicende europee dal proprio punto di vista. Significa affermare il nostro diritto e il nostro dovere di partecipare alla costruzione del destino comune, di incidere sulle scelte che determineranno il futuro delle prossime generazioni. In questo senso, una testata giornalistica italiana in inglese non è solo uno strumento di informazione, ma un agente di cambiamento, un motore di innovazione culturale e sociale.

La decisione di fondare TheWatcherPost.eu nasce proprio dalla consapevolezza di questo contesto, in cui abbiamo sentito la spinta a offrire il nostro contributo al dibattito, con una prospettiva che non si limita a riportare i fatti, ma che ambisce a interpretarli, a contestualizzarli, a metterne in luce le implicazioni e le interconnessioni per offrire ai lettori internazionali una chiave di lettura italiana di quanto ogni giorno avviene a Bruxelles. Per farlo, abbiamo ingaggiato un network di intelligenze e di sensibilità capace di arricchire e stimolare il dibattito pubblico, ma soprattutto, abbiamo scelto di puntare sulla qualità, sull’approfondimento, sull’originalità dei contenuti. In un’epoca di overload informativo, di notizie frammentate e spesso superficiali, vogliamo prenderci il tempo e lo spazio per scavare a fondo nelle questioni, per offrire ai lettori strumenti di comprensione e di analisi che vadano oltre la semplice cronaca.

Siamo consapevoli di muoverci in un contesto complesso e competitivo, in cui la sostenibilità dei progetti editoriali è una sfida quotidiana. Ma siamo altrettanto convinti che ci sia necessità di un giornalismo che apra una finestra italiana sull’Europa e sul mondo.

Interpretare i fatti europei, vi racconto la mission editoriale di The Watcher Post Eu

Di Piero Tatafiore

Il contesto in cui ci muoviamo oggi è quello di un’Europa al bivio e di un mondo in cui le relazioni internazionali sono sempre più plasmate dalla capacità di influenzare le percezioni e di attrarre consenso. Il giornalismo si trova dunque ad affrontare una sfida cruciale: non si tratta più solo di riportare i fatti, ma di offrire una chiave di lettura, una visione del mondo che permetta di decifrare la complessità del presente. Scrive Piero Tatafiore, direttore di The Watcher Post Eu

Una visione strategica per la supply chain. Scrive Galtieri (Cy4Gate)

Di Emanuele Galtieri

Le filiere di approvvigionamento costituiscono uno dei punti nevralgici per la sicurezza cibernetica, gli anelli più vulnerabili di una catena sempre più globale e interconnessa. Più di una intrusione su cinque nel 2023 ha avuto origine dalle aziende della supply chain, composta in larga misura da Pmi digitalizzate, ma scarsamente protette. Queste realtà andranno allora supportate verso soluzioni di cyber-security alla loro portata che consentano di elevare progressivamente il livello di sicurezza. L’analisi pubblicata sul numero di aprile di Airpress dell’amministratore delegato di Cy4Gate, Emanuele Galtieri

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