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Declino demografico, transizione energetica, cambiamenti geopolitici: in un contesto che evolve sempre più rapidamente e nel quale si registra la perdita del monopolio statuale nella produzione di norme e nella gestione dei conflitti, i principi e le regole assumono una crescente funzione ordinante per affrontare la complessità propria della realtà postmoderna.

L’inverno demografico e il costante invecchiamento della popolazione italiana ‒ oltre alle inevitabili conseguenze sotto il profilo economico e previdenziale ‒ pongono con urgenza il tema della prevenzione primaria e dello sviluppo di modelli assistenziali innovativi anche da parte del Ssn, imponendo una riflessione corale e condivisa per la ricerca di soluzioni efficaci.

Il fenomeno comporta un profondo ripensamento delle politiche in punto di disciplina dei flussi migratori, sviluppo economico, servizi sociali e garanzia di tenuta del sistema previdenziale. Ma alla crisi della natalità si accompagna il costante invecchiamento della popolazione residente nel nostro Paese. Si tratta di un fattore destinato a modificare profondamente il Servizio sanitario nazionale italiano, innanzi al quale occorre una riflessione multidisciplinare per la ricerca di soluzioni efficaci.

Una via sarà, necessariamente, un incremento degli stanziamenti per la sanità nel medio periodo. Ma, anzitutto, non è detto che il sistema nel suo complesso possa affrontare politiche di tal fatta e, in ogni caso, la leva finanziaria potrebbe non essere sufficiente. Si discute, quindi, di misure complementari e alternative. Si pensi, in proposito, agli investimenti in prevenzione primaria attraverso i quali ridurre fattori di rischio per la salute, ad esempio migliorando le condizioni ambientali, promuovendo stili di vita salutari, agendo sul versante della prevenzione delle patologie.

Anche la diffusione di nuovi modelli di assistenza domiciliare potrebbe alleggerire i costi del Ssn, ma la materia sconta ancora una significativa arretratezza sul piano normativo e della governance, nonché una eccessiva frammentarietà, legata alla peculiarità del nostro sistema di riparto competenziale tra Stato e Regioni. Né possono essere sottovalutati i significativi impatti attesi da un uso sempre crescente della tecnologia in ambito sanitario, sia attraverso la telemedicina, sia mediante il proficuo impiego di strumenti di AI alimentati da big data, sia, ancora, attraverso dispositivi wearable che contribuiscono alla gestione di talune patologie e finanche alla diagnosi precoce.

Non meno rilevante l’impatto dell’inverno demografico sulle imprese italiane: secondo lo studio Deloitte “La sfida demografica italiana – Verso un nuovo modo di fare business”, l’inverno demografico non è ancora affrontato con la dovuta attenzione da parte del mondo imprenditoriale italiano. Si registra una presa di coscienza del problema che non si traduce in strategie verso un modo più resiliente di fare impresa.

In prospettiva l’inverno demografico influenzerà non solo le dinamiche di mercato ma anche la competitività delle imprese. Riduzione e invecchiamento della popolazione attiva comporteranno cambiamenti radicali nel capitale umano, accrescendo la necessità di investire in tecnologia, aumentare la produttività, investire sul capitale umano esistente

Analoghe riflessioni approfondite merita il tema della transizione energetica, specie alla luce degli eventi geopolitici degli ultimi anni, che hanno reso ancor di più l’energia un bene strategico nelle politiche economiche nazionali, in grado di assicurare agli stati maggiore autonomia sullo scacchiere internazionale. Ed invero, specie in seguito al conflitto tra Russia e Ucraina e all’aggravarsi della crisi in Medio Oriente, le risorse energetiche rinnovabili costituiscono uno strumento per rendere più indipendenti gli stati europei in un contesto internazionale in costante divenire. Di qui l’esigenza di semplificare ulteriormente l’iter per l’installazione di impianti FER, così da sopperire alle carenze energetiche del mercato continentale. Sicurezza nazionale e transizione energetica tendono, cioè, all’attuazione di uno scopo comune.

E d’altra parte, la domanda di energia è in costante crescita. Ciò, non solo per via dell’introduzione di mezzi di trasporto elettrici, ma anche in conseguenza dell’implementazione degli strumenti di intelligenza artificiale. A tal proposito, basti considerare che solo in Italia, tra il 2019 e il 2023, la domanda di elettricità legata ai settori dell’economia digitale è cresciuta del 50,6%, con un balzo del 144,6% nei consumi delle attività dei servizi informatici e data center. Sembra potersi concludere, volendo semplificare, che “serve più energia, serve ora e serve rinnovabile”. Ed anche su questi profili molteplici sono le soluzioni che possono essere individuate e che meritano una analisi approfondita e una ponderazione adeguata.

Per altra via, la costante e sorprendente mutevolezza degli assetti internazionali cui assistiamo, ‒ con nuovi scenari di conflitto e una rimeditazione dello stesso atlantismo ‒ suggerisce una riflessione sul ruolo dell’Ue nello scenario geopolitico, su possibili nuove aree strategiche di investimento pubblico e sugli impatti che le politiche di approvvigionamento energetico e di tutela ambientale potranno avere in relazione allo sviluppo economico.

L’Unione europea, e con essa gli Stati che ne fanno parte, appare a un bivio. Da un lato, si palesa la necessità di mantenere saldi storici rapporti di partnership, pur a fronte di significative fibrillazioni di carattere politico. Dall’altro, è avvertita l’esigenza di acquisire maggiore autonomia in settori chiave – ivi incluso, e forse in primis, quello della difesa – per evitare una marginalità nel nuovo contesto internazionale che va delineandosi.

Le scelte che i Paesi dell’Ue ‒ e la Ue stessa come soggetto politico ‒ adotteranno avrà certamente importanti ricadute anche sull’esercizio dei pubblici poteri. Stati più forti esigono amministrazioni più qualificate, dinamiche e pronte a far fronte ai bisogni dei cittadini, ampliando la categoria dei servizi e, se del caso, l’intervento nel settore economico. Per altra via, in caso di consolidamento del processo che dovrebbe condurre l’Ue ad avere una politica estera comune, i rapporti tra i Paesi membri e tra ciascuno di essi e le istituzioni europee saranno interessati da significativi mutamenti.

Sono questi alcuni dei temi che  approfondiremo nel corso del primo appuntamento delle “Conversazioni di diritto amministrativo 2026” organizzate da Deloitte Legal. Ne discuteremo con Roberto Garofoli – presidente di sezione del Consiglio di Stato e già sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri – insieme a Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Central Mediterranean, Stefano Alfonso, Growth Leader Deloitte DCM, e Guido Borsani, GPS Industry Leader Deloitte.

Con le “Conversazioni di diritto amministrativo” Deloitte Legal ha l’obiettivo di offrire ai professionisti della practice public & administrative law spunti di riflessione sulle questioni più rilevanti nel dibattito giurisprudenziale e dottrinario, destinate ad avere notevoli ricadute anche sul versante professionale, ospitando professori e magistrati per raccogliere il loro punto di vista sul diritto amministrativo che cambia.

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