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L’Unione europea ha dichiarato nella serata di mercoledì che i Paesi membri contribuiranno all’operazione “Prosperity Guardian”, guidata dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di proteggere la navigazione commerciale nel Mar Rosso dagli attacchi degli Houthi — l’organizzazione yemenita che controlla metà Paese e si avvale di tecnologie militari di buon livello fornita dall’Iran. “Le azioni irresponsabili degli Houthi sono una minaccia per la libertà di navigazione nel Mar Rosso”, ha scritto su X Josep Borrell, capo della politica estera dell’Ue, dopo una riunione di emergenza del Comitato politico e di sicurezza del blocco. L’approvazione dell’Ue renderà più facile per i Paesi unirsi allo sforzo americano. L’Ue sta già gestendo la missione anti-pirateria “Atalanta” al largo delle coste somale, guidata dalla Spagna con la partecipazione di navi di altri membri (tra cui Germania, Paesi Bassi, Svezia e Italia).

La decisione di Bruxelles è da leggere anche abbinata alla quasi contemporanea approvazione delle nuove regole per il Patto di Stabilità, e nello specifico nella parte in cui si prevede lo scorporo delle spese sulla Difesa dalle regole sul deficit dei Paesi membri. Per dirla con le parole del ministro italiano Guido Crosetto al Foglio, la decisone significa che “il comparto Difesa e Sicurezza non entra più in contrasto con sanità, scuola, ambiente, come è giusto che sia”. Sono le sfide che l’Ue si trova davanti a richiedere un maggiore impegno — sia in termini di operazioni che in investimenti sulla Difesa.

È necessario, se l’Europa vuole darsi un tono geopolitico, poter disporre e applicare lo strumento militare alle proiezioni e interessi della politica estera. Il caso del Mar Rosso diventa emblematico. L’importanza delle rotte che portano al corridoio di Suez è ormai assodata, ed è ripetuta costantemente da quando gli Houthi le hanno messe a ferro e fuoco — imponendo deviazioni verso Buona Speranza ai traffici commerciali.

Il Regno Unito ha già aderito a Prosperity Guardina, mentre l’Italia sta inviando una fregata nell’area ma per ora non nel quadro della missione americana. La Francia, che ha un cacciatorpediniere nell’area, ha dichiarato martedì di essere interessata, ma di non essersi ancora impegnata a partecipare all’operazione. La Spagna è stata menzionata dagli Stati Uniti come membro della nuova operazione nel Mar Rosso, ma Madrid ha poi chiarito che non avrebbe preso parte a una missione che non ha l’appoggio della Nato o dell’Ue.

Diversi Paesi europei stavano aspettando che l’Ue si muovesse. È una questione di gestione politica dell’impegno, che anche se dal punto di vista tecnico è inquadrato da Washington all’interno delle attività già operative nell’area delle Combined Maritime Forces — a cui aderiscono diversi Paesi, come Italia e Francia — potrebbe richiedere risposte parlamentari e giustificazioni con le collettività per un nuovo impegno militare.

Da notare che c’è anche il tema del sostegno a Israele: Emmanuel Macron ha per esempio più volte sostenuto, anche spinto dalle collettività francesi, la necessità di un cessate il fuoco — ultima dichiarazione, combattere il terrorismo non significa “spianare Gaza. Macron non è l’unico a dover evitare che un impegno per la sicurezza del Mar Rosso possa passare per un coinvolgimento militare al fianco di Israele e appiattimento sulle scelte statunitensi. In Italia, uno dei leader dell’opposizione, il grillino Giuseppe Conte, ha per esempio dichiarato che l’invio di una fregata in zona operativa è conseguenza del “turbo-atlantismo” del governo italiano. “Non mi sembra che farsi coinvolgere in un ulteriore conflitto sia il nostro obiettivo. Ma siccome bisogna essere ossequiosi a Washington manderemo una fregata e forse delle armi”.

La Germania ha remore simili agli altri alleati europei, ma aggiunge un ulteriore elemento. Il portavoce del governo di Berlino ha dichiarato che la coalizione prevede l’uso potenziale della forza, ma non è sotto l’egida dell’Ue, della Nato o delle Nazioni Unite. Il Pentagono sta preparando opzioni di attacco da mettere sul tavolo dello Studio Ovale. Una fonte militare non italiana spiega che essere presenti senza opzioni offensive potrebbe non essere sufficiente, d’altronde gli Houthi non sembrano spaventati dalle presenze militari che ci sono già nell’area. È un altro pezzo delle future decisioni.

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