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Balcani e Ucraina da un lato, a testimoniare una scelta politica dettata sì dalla contingenza, ma in un quadro sistemico. Patto e Mes dall’altro, con l’impossibilità da parte di Roma di dare il via libera ad un patto che nessun governo italiano potrebbe rispettare. Il Consiglio Ue secondo Giorgia Meloni presenta due colori, evidentemente il chiaro e lo scuro, senza nulla di grigio nel mezzo, a testimoniare un traguardo ottenuto e uno su cui la strada è lunga, impervia e irta di ostacoli, ma caratterizzata da posizioni certe.

Il chiaro

Tra i risultati ottenuti c’è senza dubbio quello relativo all’allargamento, “con un obiettivo che molti di noi consideravano difficile che è l’inizio dei negoziati con l’Ucraina”. A ciò va sommato “il bilanciamento con i Balcani, e l’Italia era in primo piano per quanto riguarda la Bosnia Erzegovina”, passaggio che si lega al ragionamento complessivo sui desini di Kyiv. Intanto il presidente del Consiglio spiega che un eventuale piano B per i fondi all’Ucraina esiste, ma si augura di non utilizzarlo, argomentando che “non sarebbe compreso modificare le risorse unicamente sull’Ucraina: la guerra impatta sulle nostre società ci sono delle conseguenze e se non siamo capaci di affrontare quelle conseguenze allontaneremo il sostegno dell’opinione pubblica a favore dell’Ucraina. Per cui va difesa, secondo Meloni, la cosiddetta logica di pacchetto, “che serve a noi, ai nostri cittadini, e anche all’Ucraina”.

A quelle latitudini c’è anche la questione albanese a tenere banco, con il premier che mostra rispetto per la decisione della Corte costituzionale “di un Paese sovrano”, aggiungendo che la sospensione dell’accordo deciso dalla Corte non dovrebbe minarne l’essenza stessa. La certezza è che dialogare con tutti ha consentito all’Italia di essere protagonista, “bisogna avere una capacità di dialogo e ciò ha consentito all’Italia di giocare un ruolo di protagonista”.

Lo scuro

Il veto sulla modifica del Patto in sostanza rimane un’opzione per l’Italia, anche se il premier precisa di non volerla mettere così. “Non siamo riusciti a trovare una soluzione sulla revisione del bilancio pluriennale, anche se non sono pessimista sul fatto che si possa raggiungere nel prossimo Consiglio Europeo”. Nel testo del draft di negoziazione ci sono tutte le priorità che l’Italia aveva posto, dalla flessibilità dei fondi esistenti al tema delle migrazioni, rivendica, puntualizzando che “c’è stato un punto di questa trattativa in cui per le migrazioni non era previsto niente e adesso siamo arrivati quasi a 10 miliardi di euro, da spendere particolarmente sulla dimensione esterna. Quindi un grande risultato”.

La distanza sul patto è un elemento che resta intatto, anche perché nessuno si aspettava grossi passi in avanti e se ne riparlerà in occasione del prossimo Ecofin del 20 dicembre. “Io non penso che sia impossibile oggi trovare un accordo, penso che un accordo alla fine si possa si debba trovare ma non potrei dirle che lo abbiamo già trovato”. Interlocuzioni che Meloni ha intessuto con Macron al fine di costruire una convergenza con la Francia.

Ma è evidente che un passaggio non potrà restare senza risposta, ed è quello che tocca la linea politica del patto stesso. Il capo del governo lo dice a chiare lettere quando rivendica che Roma non chiede una modifica del Patto “per gettare i soldi dalla finestra però chiederne una modifica che ci consente di fare quello che riteniamo giusto fare e che l’Europa si è dati come strategia – parlo degli investimenti – senza essere per questo colpiti, perché sarebbe una strategia miope non per l’Italia, ma per l’Europa. Su questo stiamo di coinvolgere più Paesi possibili”.

Ucraina in Ue e patto bloccato. Il bilancio dell'eurovertice secondo Meloni

“La modifica del patto? Non la chiediamo per gettare i soldi dalla finestra ma per fare quello che riteniamo giusto fare e che l’Europa si è dati come strategia – parlo degli investimenti – senza essere per questo colpiti, perché sarebbe una strategia miope non per l’Italia, ma per l’Europa. Su questo stiamo di coinvolgere più Paesi possibili”. Il punto di vista del governo italiano dal vertice Ue

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