Skip to main content

Cambio di passo da parte di Berlino nel settore della Difesa. La ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock, ha annunciato nel corso della sua visita in Israele l’intenzione del governo federale di rimuovere il veto che impedisce l’esportazione di Eurofighter all’Arabia Saudita. Una decisione importante non solo per il consorzio responsabile della realizzazione del caccia, ma in prospettiva anche per il futuro dei consorzi europei sui sistemi d’arma di prossima generazione.

Il veto di Berlino

Il blocco tedesco risale al 2018, quando l’allora cancelliera, Angela Merkel, dispose lo stop alle esportazioni di Typhoon alla monarchia saudita come reazione alla crisi scaturita dall’uccisione in Turchia del giornalista dissidente Jamal Khashoggi. Il veto tedesco aveva avuto l’effetto di paralizzare l’accordo che Riyad aveva stretto con il Regno Unito – partner del progetto – per l’acquisto di ulteriori 48 velivoli, dopo i 72. Un accordo dal valore di cinque miliardi di sterline. Già allora non si erano fatte attendere le perplessità da parte delle aziende coinvolte, BAE Systems, Airbus e l’italiana Leonardo, e ancora a settembre 2023 il primo ministro britannico, Rishi Sunak, era tornato sulla questione chiedendo a Berlino di rimuovere il veto all’export dei caccia. Anche l’Italia aveva posto tra il 2019 e il 2020 alcune limitazioni alle esportazioni di materiale militare all’Arabia Saudita, tra cui munizioni per gli Eurofighter, paletti rimossi definitivamente dal Consiglio dei ministri a maggio del 2023.

Il cambio di rotta di Scholz

Un primo passo verso questa direzione era già stato compiuto a ottobre 2022, quando, in vista del viaggio del cancelliere Olaf Scholz nella regione del Golfo, Berlino autorizzò la vendita di materiale militare a Paesi non-Nato, tra cui Riyad, nel contesto dei progetti congiunti di difesa europea in cui è coinvolta anche la Germania. L’accordo permise di fornire pezzi di ricambio e munizioni per gli Eurofighter sauditi. Un cambio di rotta che già allora segnò la rinnovata attenzione del nuovo governo Scholz alle questioni legate alla difesa e alla sicurezza internazionali, e che non a caso seguivano le misure adottate dalla nuova cancelleria di potenziamento del budget militare a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Anche in questo caso, ad accelerare il passo della Germania è intervenuta la crisi scoppiata dopo gli attacchi di Hamas il 7 ottobre. La stessa ministra Baerbock ha sottolineato il ruolo dell’Arabia Saudita nel contribuire “in modo determinante alla sicurezza di Israele” e “a contenere il rischio di un escalation regionale”.

Oltre l’Eurofighter

L’importanza della decisione odierna non è soltanto relativa alla commessa dei 48 caccia britannici per Riyad, ma segna un importante cambio di passo in generale per il futuro dei progetti congiunti europei. Le restrizioni tedesche, infatti, sono state criticate a lungo dai Paesi partner dei diversi programmi, considerati delle limitazioni all’appetibilità dei sistemi per il timore dei Paesi acquirenti di rischiare di rimanere senza pezzi di ricambio per i propri velivoli, spingendoli potenzialmente ad affidarsi ad altri fornitori. Adesso, con la riapertura da parte di Berlino, i programmi congiunti, a partire dai caccia Eurofighter e Tornado (a cui partecipa anche l’industria italiana), potrebbero vedere allargarsi la lista di ordini, con una nuova spinta sui mercati globali.

Programmi futuri

Il tema delle regole sulle esportazioni militari legate ai programmi congiunti, inoltre, riguarda da vicino anche i programmi di prossima generazione. Berlino è impegnata, insieme con la Francia, nella realizzazione del caccia di sesta generazione Fcas, mentre Italia, Gran Bretagna e Giappone collaborano sul parallelo progetto Gcap. Anche su questo versante, infatti, è del mese scorso la decisione del Giappone di modificare e regole che limitavano le esportazioni di materiale di Difesa. Ora sarà possibile, per il Paese del Sol levante, inviare materiali prodotti su licenza al Paese proprietario o sistemi di difesa non-letali agli Stati che si difendono da un’invasione, come l’Ucraina. Proprio pensando al Gcap, il governo di Fumio Kishida sta cercando di eliminare il divieto di esportare prodotti co-sviluppati ad altri Paesi. Tokyo, infatti, ha riconosciuto il ruolo fondamentale che l’export riveste per la sostenibilità economica di questi programmi. Progetti all’avanguardia come Gcap, Fcas o l’Eurofigher richiedono investimenti massicci per essere sviluppati e infine prodotti, e i soli mercati interni dei Paesi partner non basta a ripagare gli investimenti.

Programmi congiunti ed export militare. Ecco perché Berlino apre ai caccia per Riyad

La decisione tedesca di rimuovere i vincoli che impedivano le esportazioni del caccia Eurofighter non riguarda solo il programma Typhoon, ma segnala la presa di consapevolezza dell’importanza delle esportazioni per i progetti comuni attivi e futuri, con uno sguardo in particolare ai consorzi per i caccia di sesta generazione

Caso Moro, il ruolo determinante del Kgb e l'ossessione (sbagliata) per la Cia. Parla Tortorella

Dopo quarantasei anni, il caso Moro fa ancora discutere. A tornare sul tema è la trasmissione Report con la testimonianza dell’ex numero due del Psi, Signorile. Ma il problema è la narrazione sul ruolo dei servizi segreti e l’ossessione sulla Cia. Ma in realtà l’implicazione maggiore la ebbe il Kgb. Conversazione con il giornalista, già vicedirettore di Panorama, Maurizio Tortorella

Le elezioni Ue, le destre e il pragmatismo di Meloni. Cosa dice Eurasia Group

Secondo Bremmer e Kupchan il voto per Strasburgo è uno di quei temi che catturano l’attenzione ma non rappresentano una minaccia o un fattore di instabilità. “Il processo decisionale rimarrà prevalentemente pragmatico, persino centrista”, scrivono citando l’Italia

Dal Mar Rosso niente (brutte) sorprese per l'inflazione. Parola di Oxford Economics

Nonostante gli attacchi dei ribelli yemeniti ai cargo delle grandi compagnie energetiche, l’impatto sui prezzi di gas e petrolio sarà contenuto e non impedirà alle banche centrali di dare le prime sforbiciate ai tassi

Petrolio, perché scende il prezzo nonostante il Medio Oriente bollente

Gli impedimenti al traffico nel canale di Suez e l’aumento generale della tensione nella regione non si sta riflettendo sull’oro nero, che si dimostra molto più sensibile al taglio dei prezzi voluto da Riyadh e slitta del 2%. Ecco perché l’aumento della produzione globale e il rallentamento della domanda mettono in ombra le escalation in corso

Bilancio e nuove prospettive per il settore ferroviario delle merci. Scrive Rizzi

Di Giuseppe Rizzi

Occorre un sostegno concreto al settore: una scelta di politica dei trasporti nazionale che attribuisca al trasporto ferroviario delle merci il ruolo che merita, coerente con gli investimenti pianificati e con gli indirizzi comunitari. L’intervento di Giuseppe Rizzi, direttore generale Fermerci

Perché la Turchia si muove nel Mar Rosso? L’analisi di Vas Shenoy

Di Vas Shenoy

Ankara, esclusa dall’Imec, sta cercando nuove opportunità nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano. Il presidente somalo Mohamud si rivolge a Erdogan per affrontare le sfide regionali e la pirateria

I due rischi della candidatura di Meloni. Il commento di Cangini

Il rischio, paradossalmente, è che candidandosi alle europee Giorgia Meloni stravinca e che tale ultra vittoria accresca la frustrazione degli alleati fino a ripercuotersi sulla tenuta del governo. I moniti di Cangini

Cosa c’è dietro la sfortuna dei Boeing 737 Max? L’analisi di Alegi

Le immagini dell’apertura sul fianco della fusoliera del 737 Max dell’Alaska Airlines, ritrovato nel giardino di una casa, hanno fatto il giro del mondo e hanno acceso nuovi interrogativi sulla sicurezza della famiglia del velivolo, già nota per i tragici incidenti Lion Air ed Ethiopian. L’analisi di Gregory Alegi, professore di Politica degli Usa all’università Luiss, storico ed esperto aeronautico

Cosa succede dopo le dimissioni di Michel dal Consiglio europeo. Gli scenari di Polillo

Le dimissioni di Michel dalla presidenza del Consiglio Europeo aprono, di fatto, la strada all’ungherese Orban da molti considerato vicino a Putin. C’è, dunque, preoccupazione per la successione benché ci sia un antidoto rassicurante: la candidatura di Mario Draghi, avanzata già, tra gli altri, dal presidente francese Macron. Gli scenari di Polillo

×

Iscriviti alla newsletter