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C’è l’esigenza tattica di prepararsi ad una serie di possibili cambiamenti dietro la decisione turca di non restare passiva dinanzi a decisioni di altri paesi Nato? Il fil rouge che unisce Mosca ad Ankara, mai sopito, può essere ri-attivato periodicamente in base alle singole esigenze? E come questo comportamento di Recep Tayyip Erdogan potrà inserirsi nelle strategie dell’alleanza atlantica da un lato e dei super players come Russia e Cina dall’altro? La Gran Bretagna vuole sostenere l’Ucraina con due sminatori, ma le navi speciali per il momento non possono raggiungere il Mar Nero per il no della Turchia.

Lo stop

La cronaca racconta della decisione inglese di sostenere le difese di Kyiv tramite la consegna di due due sminatori della Royal Navy alla Marina ucraina. Si tratta di battelli speciali che verrebbero impiegati per bonificare i fondali dalle mine posizionate dai russi, quindi una mossa che Londra ha inteso attuare nel solco della strategia occidentale di sostegno alla causa ucraina. Ma per il momento non potranno raggiungere il Mar Nero a causa dello stop imposto dalla Turchia: Erdogan ha deciso di rifiutare il passaggio attraverso il Bosforo, invocando il Trattato di Montreux. Il riferimento scelto dal governo turco è agli accordi internazionali sull’attraversamento degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, che appartengono alla Turchia, in tempo di guerra.

La strategia

Non va dimenticato che la narrazione diffusa dal presidente russo Vladimir Putin riguardo alla guerra tra Israele e Hamas è basata sul fatto che l’Occidente sarebbe il principale responsabile di questo e di altri conflitti regionali, come appunto quello in Ucraina. Mosca insiste nel puntare il dito contro Washington sia per la guerra, sia per il fallimento del processo politico tra Israele e palestinesi: passaggio, questo, che porta in grembo tutta una serie di riflessioni su chi appoggia tali tesi.

La mossa turca sulle due dragamine inglesi rappresenta un ulteriore indizio circa la postura di Erdogan verso il conflitto in corso in Ucraina, mescolate all’altro macro tema che investe la rilevanza del mondo musulmano, unificato, nel far rispettare il nuovo ordine mondiale: tavolo in cui Erdogan è seduto a pieno titolo, come obiettivo dichiarato del suo mandato. Tra l’altro l’elemento che riguarda il ruolo del mondo musulmano a cavallo tra le due guerre è stato spesso utilizzato dal Cremlino per unire idealmente Ucraina e Gaza: il conflitto tra Israele e Hamas come parte della battaglia per il nuovo ordine mondiale, discorso che idealmente potrebbe toccare anche il rapporto tra Taiwan e Cina. E la posizione anti-israeliana assunta dalla Russia dal 7 ottobre si ritrova proprio nelle parole del leader turco.

Altra retorica

Ma non è tutto, perché la retorica turca è tornata a farsi sentire nei primi giorni dell’anno per voce del ministro della Difesa, Yasar Guler, che ha visitato la fregata Gekova in servizio nel Mediterraneo orientale in occasione del nuovo anno. Rivolgendosi all’equipaggio il ministro turco si è congratulato con queste parole: “Le nostre forze navali proteggono con determinazione i nostri diritti e interessi nella nostra Patria Blu, sventolano con onore la nostra gloriosa bandiera dall’Atlantico all’Oceano Indiano e intraprendere missioni internazionali.”

Il riferimento è alla Patria Blu, definizione geografica che aveva dato adito ad una serie di frizioni con i paesi vicini, in primis la Grecia e che invece i leader dei due paesi avevano promesso di stemperare in occasione della firma di uno storico accordo di amicizia tra Ankara e Atene. Il tutto mentre resta in piedi, da un lato, la questione della vendita dei caccia F-16 alla Turchia e, dall’altro, la decisione americana di finalizzare il trasferimento degli F-35 ad Atene: uno sviluppo che potrebbe creare non poche tensioni.

@FDepalo

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