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Gli italiani riconoscono la nostra serietà e la nostra coerenza. Giorgia Meloni sceglie queste parole per raccontare, in un video messaggio alla kermesse di FdI in scena al Teatro Brancaccio di Roma, il primo compleanno del suo governo, toccando altri concetti cari a certa destra conservatrice come riscatto, orgoglio, consapevolezza e interessi (non personali) da perseguire. Un excursus del già fatto e di come prosegue l’azione dell’esecutivo, ma mettendo in luce anche dove migliorare, quanti e quali attacchi ha subito.

Qui Brancaccio

“La cattiveria e i metodi che usano per indebolirci hanno raggiunto vette mai viste prima – è il primo passaggio del presidente del consiglio – Noi siamo il nemico da abbattere perché siamo uno specchio, uno specchio alla loro meschinità. Se noi riusciamo a portare avanti il nostro progetto e a fare tutto quel che abbiamo in mente, questa gente dovrà fare i conti con la propria coscienza. Quello che noi stiamo dimostrando è che si potevano raggiungere risultati inimmaginabili e fare cose straordinarie senza dover essere meschini o dover prendere scorciatoie, fare cose impresentabili o dover compiacere persone impresentabili: nessuna paura, testa dritta, sguardo rivolto verso l’alto e sorriso sul volto”. Sottolinea la distanza anni luce “da quello che dicono i giornaloni”.

E ancora: “Cammino a testa alta, rappresentiamo l’Italia con la schiena dritta. Non scendo a compromessi”. Spiega così la sua assenza fisica alla kermesse: “Mi trovo al Cairo, per una conferenza internazionale sulla difficile crisi in Medio oriente, una conferenza a cui l’Italia, da sempre ponte fra Europa, Mediterraneo e Medio oriente non sarebbe potuta mancare e doveva essere rappresentata al massimo livello. Non so a che ora tornerò in Italia, non sono certa di riuscire a essere fisicamente con voi. Anche io sono un essere umano e se c’è qualcuno a cui posso chiedere comprensione sono i simpatizzanti, i rappresentanti, i militanti e i dirigenti”.

Italia stabile e centrale

“L’Italia ha ritrovato centralità dopo varie vicissitudini legate a numerosi cambi di esecutivo nelle scorse legislature – spiega a Formiche.net il senatore Roberto Menia, vicepresidente della commissione difesa/esteri del Senato – Anche per questa ragione stiamo lavorando per una riforma dell’architrave italiana in senso presidenziale che garantisca stabilità e impedisca ribaltoni o governi contrari ai desiderata degli elettori”.

Dodici mesi fa alcuni organi di stampa raccontavano del pericolo italiano per la stabilità europea o della troika pronta a riuscire gli strappi di Roma: “Analisi ideologiche e anti italiane che non hanno trovato riscontro nella realtà. Il governo Meloni si è caratterizzato per la volontà di tenere i conti in ordine dopo le piroette del M5S, per una postura pragmatica e non ideologica su tutti i dossier più rilevanti e per la capacità di restare vicino alla gente e alle sue esigenze, come dimostra la manovra che sta per vedere la luce”.

Conti e manovra

“Nonostante un quadro generale decisamente molto complesso, abbiamo impostato una manovra seria, che concentra le risorse su alcune grandi priorità, al netto dei maggiori interessi sul debito da pagare, purtroppo grazie alle decisioni incomprensibili della Bce e alla zavorra del superbonus che in pochi ricordano e di cui il m5s dovrà dare conto alla propria coscienza e a tutti gli italiani. Pesa per 20 miliardi, quasi una manovra intera. Se non ci fosse stato questo peso avremmo moltiplicato gli interventi”.

Secondo Menia si discute sempre e solo di Mes, specialmente nella propaganda delle opposizioni: “Preciso che non c’è alcun baratto, come qualcuno ha maliziosamente scritto: non ha senso parlare di uno strumento di cui si ignora la cornice in cui dovrà operare. Mes e vecchio patto di stabilità sono connessi e ciò sarebbe per noi un problema. Invece, riflettere sui grandi investimenti e su come modernizzare il patto di stabilità credo sarebbe più utile per tutti gli stati membri. Ricordo che S&P non ha declassato l’Italia e che lo spread nella scorsa settimana è stato sotto i 200 punti base, mentre il 21 ottobre 2022, il giorno prima dell’insediamento del governo, era a 236. Nessuno scossone, dunque, tutt’altro. Siamo riusciti a tenere la barra dritta in un mare in burrasca, reso ancora più periglioso della nuova guerra”.

Politica estera

Quali i risultati ottenuti in politica estera? “L’Italia è perno dell’azione euroatlantica praticamente in tutti gli scenari: in Ucraina, nei Balcani, nell’Indopacifico, in Africa dove stiamo preparando il Piano Mattei che sarà rivoluzionario. Poca rilevanza però viene data a due fatti che considero davvero strategici: la decisione dell’amministrazione americana di confermare il format transatlantico ‘Quint’ con Roma dentro e il dato che l’Ue non solo non è stata destabilizzata dal nuovo governo italiano ma, in un momento di transizione dovuto al post merkelismo, si è cementata, sia sulla risposta all’invasione russa dell’Ucraina sia sulla lotta all’immigrazione clandestina. Se è considerato un difetto essere patrioti perché abbiamo a cuore gli interessi della nostra Nazione, all’interno di una cornice europea, allora siamo orgogliosi di averne molti di quei difetti. E il G7 confermerà tutti questi progressi”, conclude.

Serietà e coerenza. La bandiera sventolata da Meloni un anno dopo

Dal Teatro Brancaccio di Roma è andata in scena la convention di Fratelli d’Italia per celebrare un anno di governo, ma rimandata dopo la morte di Napolitano. La presidente del Consiglio ha inviato un videomessaggio. Il bilancio raccontato da Roberto Menia: conti in ordine, Roma stabilmente nel Quint e ora il G7

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Per Helsinki, c’è una nave cinese tra i sospetti sul danno al Balticconnector (e a un cavo internet vicino). Pechino (voglia o meno la Russia) sta aumentando interessi e attività nella regione artica

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Rivelazioni e retroscena della stampa americana sull’intervento di Washington e dell’Europa per scongiurare che la tragica situazione di Gaza, il dramma degli ostaggi e i continui attacchi di Hamas ed Hezbollah ad Israele, facciano divampare il conflitto in tutto il Medio Oriente. L’analisi di Gianfranco D’Anna

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