Skip to main content

L’ultimo giudizio della Commissione europea sulle politiche economiche e finanziarie dei Paesi membri dell’Eurozona è stato impietoso. L’esame è stato superato solo da 7 Paesi: Cipro, Estonia, Grecia, Spagna, Irlanda, Slovenia e Lituania. Gli altri 13 sono stati ammoniti o bocciati. Come nel caso del Belgio, della Finlandia, della Francia e della Croazia. In termini di Pil dell’Eurozona, solo una quota minima – poco più del 15 per cento del totale – ha passato l’esame. La stragrande maggioranza è caduta sul campo. In qualsiasi università del mondo, risultati così modesti avrebbero avute conseguenze serie per il corpo dei docenti. Dopo la certificazione del loro sostanziale fallimento.

C’è da aggiungere che sul piano economico e finanziario, quello scarto tra il postulato della regola e il dato di realtà invita ad una riflessione. Sono giuste quelle regole, che giustificano il biasimo? Oppure sono queste ad essere divenute obsolete: non più rispondenti ai mutamenti intervenuti nella dinamica dei processi reali? Problema tutt’altro che teorico. Dall’esito di quel giudizio possono derivare, infatti, conseguenze significative per gli andamenti della congiuntura economica e finanziaria. Con riflessi sulla stessa tenuta politica dei singoli governi. Ne discende che discutere di quei temi e delle relative metodiche non è argomento che possa essere lasciato alle sole valutazioni di carattere accademico.

Il caso italiano fornisce in proposito elementi di controprova. La Commissione ha collocato l’Italia tra i rimandati. Il suo “piano di bilancio” non rispetterebbe pienamente il tetto di spesa per il prossimo anno, come previsto dalle precedenti raccomandazioni del Consiglio Ue. Lo scorso 14 luglio, sulla base delle proposte della Commissione, il Consiglio aveva raccomandato all’Italia un target di aumento nominale della spesa pubblica netta, dal 2023 al 2024, di non oltre l’1,3%. Obiettivo che dovrebbe essere raggiunto, ma solo perché una maggiore quota di spesa pubblica si è scaricata sul 2013, facendo aumentare il deficit di bilancio ben oltre le previsioni. Al netto di questa variante, sarebbe stato certificato un completo fallimento.

Quelle maggiori spese hanno, ovviamente, un nome ed un cognome. Sono state il riflesso del super bonus per l’edilizia, voluto ed ancora oggi difeso da Giuseppe Conte, nel disperato tentativo di allontanare da sé ogni possibile responsabilità. La relativa contabilizzazione, secondo le regole Eurostat, ha portato ad un incremento della spesa pari allo 0,8% del Pil in più rispetto a quanto era stato previsto la scorsa primavera. “Perciò – si legge al paragrafo 15 del parere della Commissione – la spesa pubblica primaria nazionale netta è valutata come non pienamente in linea con la raccomandazione”. Di conseguenza l’Italia dovrà “essere pronta a introdurre le misure necessarie” per rimettere in careggiata le proprie finanze. Pena l’eventuale avvio, nel prossimo anno, di una procedura d’infrazione per deficit eccessivo. E poco importa se, nel frattempo, il responsabile del misfatto era stato politicamente sanzionato.

Fin qui la diagnosi e le conseguenti prescrizioni. Nel commentarle Paolo Gentiloni, dopo aver ricordato il ruolo della Bce, nell’indispensabile lotta contro l’inflazione, si è soffermato sui problemi di carattere più generale. Sulla necessità di avere “politiche fiscali coordinate e prudenti”. Ma anche in grado di “assicurare livelli elevati e sostenuti di investimenti, sia pubblici che privati” per fronteggiare le “tensioni geopolitiche (che) gettano un’ombra di incertezza sulle prospettive economiche”. Indicazioni fin troppo generiche, per risultare significative.

Non solo l’Eurozona, di cui l’Italia fa parte, ma l’intero Occidente è alla prese con il fenomeno nuovo della frammentazione dei grandi equilibri mondiali. Le vecchie specializzazioni produttive e gli accordi che le sorreggevano sono state spazzate vie dai venti di guerra, che hanno colpito il cuore di una vecchia storica convivenza. Il format futuro, con ogni probabilità, sarà quello di una riconversione produttiva di scala quanto meno continentale. Cosa che richiederà uno sforzo finanziario senza precedente, in grado di oscurare vecchie classificazioni contabili. Fino al punto d’investire gli stessi assetti istituzionali dell’Unione.

Di fronte a fenomeni di questa portata, la Commissione risponde trincerandosi dietro le prassi di un passato che non sembra più rispondere al movimento dei processi reali. Il che spiega l’esito deludente dei risultati ottenuti. Quel limitato numero di “promossi”, quella loro relativa marginalità politica, con la sola eccezione della Spagna, dimostra quanto sia necessario un ripensamento profondo. Che le attuali élite non sono state nemmeno in grado di avviare. È il sintomo preoccupante di un tempo che sembra ormai scaduto. L’anticipazione inevitabile di quanto potrà avvenire tra qualche mese, quando si tratterà di tornare alle urne, per disegnare – questa almeno è la speranza – il nuovo volto dell’Europa.

Perché sono sconfortanti le pagelle della Commissione europea. L'analisi di Polillo

Il limitato numero di “promossi”, la loro relativa marginalità politica, con la sola eccezione della Spagna, dimostra quanto sia necessario un ripensamento profondo. Che le attuali élite non sono state nemmeno in grado di avviare. È il sintomo preoccupante di un tempo che sembra ormai scaduto. L’anticipazione inevitabile di quanto potrà avvenire tra qualche mese, quando si tratterà di tornare alle urne, per disegnare – questa almeno è la speranza – il nuovo volto dell’Europa

La Standa dei bottoni. 30 anni di destra democratica da Berlusconi alla manovra

Quello che finirà per passare alla Storia come lo “sdoganamento” della destra post-fascista avvenne il 23 novembre 1993, trent’anni fa, con queste parole: “Fini è un esponente che ben rappresenta i valori del blocco moderato nei quali io credo”. Eccola, la parolina magica: “moderato”

Rafforzare l’industria ucraina della difesa. L’iniziativa della Casa Bianca

Mentre l’Ucraina è impegnata nella costruzione di una propria base industriale della difesa, che possa assicurarle la produzione di sistemi d’arma indipendenti dall’estero, la Casa Bianca ha annunciato l’organizzazione negli Usa di una Ukraine defense industrial base conference, una due giorni che riunirà i rappresentanti dell’industria e del governo statunitensi e ucraini per approfondire collaborazioni e partnership

Difesa. Mariani promuove il Dpp, ma attenzione a tempi e investimenti

Nel corso della sua audizione in commissione Difesa della Camera, il condirettore generale di Leonardo, Lorenzo Mariani, ha sottolineato opportunità e criticità del Documento programmatico pluriennale per la Difesa per il triennio 2023-2025. Bene le nuove risorse, con una crescita sostenuta nel comparto degli investimenti, che garantiscono il mantenimento dei programmi di punta. Attenzione però ai tempi e a non esagerare con l’acquisto di sistemi dall’estero

Prodotti senza combustione. A che punto è il dibattito in Italia e all'estero

Sin dalla loro introduzione sul mercato, i prodotti alternativi al tabacco combusto hanno alimentato, anche all’interno della comunità medico-scientifica e dei policy-maker, un dibattito fortemente polarizzato, che vede in forte contrapposizione, non senza accese polemiche, chi sottolinea che le evidenze scientifiche non sono ancora sufficienti per avere un quadro completo del loro profilo di rischio e, chi invece vede in questi prodotti uno strumento importante per integrare le attuali politiche di prevenzione e controllo del fumo

Pausa a Gaza. Così l’Ue può avere un ruolo post bellico

Per Lovatt, senior fellow dell’Ecfr, “un percorso politico rinvigorito per affrontare il conflitto israelo-palestinese globale rimane una conditio sine qua non per scacciare Hamas e garantire la sicurezza reciproca a israeliani e palestinesi”

Meloni e Giorgetti provano a chiudere i giochi sul Patto di stabilità

​Dal summit in Germania arrivano messaggi rassicuranti in vista del decisivo Ecofin di dicembre che dovrà pronunciarsi sulla riforma delle regole di bilancio. Giorgetti continua a sminare il campo con Lindner, ma anche il premier gioca di sponda. E ora persino la Bundesbank tifa per un’intesa

Ecco l'ultimo arresto che fa tremare il mondo imprenditoriale cinese

Quello del fondatore di DouYu è solo l’ultimo di una serie di arresti dai contorni poco chiari, realizzati dalle autorità cinesi per ricordare la superiorità del potere del Partito. Che non può essere sfidato

Le punture della Lega a Meloni fanno male (prima di tutto) a Salvini. Parla Campi

Prima la notizia dei tre emendamenti alla Manovra, poi il ritiro annunciato dal capogruppo in Senato, Romeo. Il Carroccio continua a punzecchiare il governo, facendo innervosire l’elettorato di centrodestra (anche leghista). Tajani cerca di gestire l’eredità berlusconiana, mettendo un suo uomo di fiducia a guidare il gruppo di Palazzo Madama. Rimandare la ratifica del Mes? Forse non è sbagliato. Conversazione con il politologo Alessandro Campi

Germania e Italia insieme rafforzano la difesa europea. Parola dell’amb. Lucas

Di Hans-Dieter Lucas

La cooperazione tra Germania e Italia in Difesa è ormai consolidata, ma i due Paesi possono e vogliono fare di più, potenziando la cooperazione nel settore dell’industria della difesa. Insieme, infatti, Germania e Italia possono dare un sostanziale contributo al rafforzamento delle capacità europee. Pubblichiamo il saluto dell’ambasciatore tedesco in Italia, Hans-Dieter Lucas, in occasione del ricevimento a Roma per l’anniversario delle Forze armate federali, le Bundeswehr, il 17 novembre 2023

×

Iscriviti alla newsletter