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Charles McGonigal, cinquantaquattrenne già capo del controspionaggio dell’Fbi a New York e alla guida della WikiLeaks Task Force, si è dichiarato colpevole di associazione a delinquere finalizzata alla violazione delle sanzioni statunitensi contro la Russia. Su di lui pendevano accuse più gravi di violazione delle sanzioni statunitensi e riciclaggio di denaro. In base al patteggiamento, la pena massima che McGonigal potrebbe scontare è di 5 anni, invece dei 20 che avrebbe altrimenti rischiato. La sentenza è fissata a dicembre. McGonigal era stato arrestato a gennaio all’aeroporto John F. Kennedy dagli ex colleghi dell’Fbi mentre tornava da un viaggio di lavoro all’estero.

I fatti risalgono a cinque anni fa e coinvolgono l’oligarca russo Oleg Deripaska, considerato uno degli uomini più vicini al leader Vladimir Putin, sanzionato dalle autorità americane nel 2018 per motivi legati all’invasione dell’Ucraina del 2014 e l’annessione unilaterale della Crimea.

Come racconta il New York Times, ieri in tribunale “un emozionato McGonigal si è alzato in piedi e ha detto di aver infranto la legge dopo il suo ritiro nel 2018 dal Bureau, dove era stato un esperto di controspionaggio russo, aiutando un tentativo di Oleg V. Deripaska, un miliardario russo sottoposto a sanzioni statunitensi, di indagare su un rivale”, Vladimir Potanin. Ha detto al giudice che sapeva di non poter offrire legalmente servizi per Deripaska ma ha ammesso di aver consapevolmente organizzato i pagamenti da una banca russa a una società di Cipro e poi a una società del New Jersey, per nascondere che la fonte del denaro era Deripaska.

Secondo l’accusa McGonigal e un suo collaboratore avevano ricevuto pagamenti per un totale di oltre 200.000 dollari per il loro lavoro di indagine (“open source”, secondo l’ex Fbi) su Potanin alla luce di un contratto firmato con un uomo rivelatosi un assistente di Deripaska incontrato a Londra e a Vienna. Ieri McGonigal ha detto al giudice che alla fine aveva guadagnato solo 17.500 dollari e ha accettato di rinunciare a quella somma.

“Per sua stessa ammissione, ha tradito il suo giuramento e ha nascosto attivamente il suo lavoro illecito per conto di un oligarca russo soggetto a sanzioni”, ha dichiarato Matthew G. Olsen, vice procuratore generale, a capo della divisione sicurezza nazionale del dipartimento di Giustizia. “Il patteggiamento di oggi dimostra la determinazione del dipartimento di Giustizia a perseguire e smantellare le reti illegali che gli oligarchi russi utilizzano per cercare di sfuggire alle sanzioni e di eludere le nostre leggi”, ha aggiunto.

L’Fbi ha concluso che la cattiva condotta di McGonigal si è limitata alla corruzione. Dunque, non avrebbe rivelato alcun segreto o informazione altamente riservata di cui era a conoscenza.

McGonigal deve ancora affrontare una seconda accusa mossa dai procuratori federali di Washington, secondo cui avrebbe nascosto di aver accetato 225.000 dollari da parte di un uomo d’affari e di aver nascosto i suoi rapporti con l’Europa dell’Est mentre lavorava per il Bureau. McGonigal si è dichiarato non colpevole di queste accuse.

russiagate, FBI

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