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In Ucraina i combattimenti continuano ad infuriare ferocemente. La controffensiva prosegue, anche se a ritmi più lenti delle prime fasi. Ma in questi giorni, sembra che lo stato maggiore di Kyiv abbia deciso di spostare il focus delle operazioni: nonostante gli scontri proseguano nell’oblast di Zaporizhia, e in particolare nell’area di Robotyne, al momento pare che le truppe ucraine non stiano riuscendo a sfruttare la rottura nelle linee nemiche registrata qualche settimana fa. Le forze della Federazione non riescono a spingere fino alla costa del Mar Nero e ai centri abitati di Melitopol, Mariupol e Berdyansk. Invece gli sforzi militari di Kyiv sono concentrati più a nord, nell’area della città-martire di Bakhmut, la “Stalingrado ucraina”.

Nonostante il suo valore strategico relativamente basso, Bakhmut è stato teatro di alcuni dei più feroci combattimenti registrati nell’intero conflitto. Una battaglia, quella per il controllo della città, che si protrae con esiti alterni dal tardo autunno del 2022. Protagonisti di questo scontro sono stati i miliziani del gruppo Wagner guidato da Yevgeny Prigozhin, la cui epopea a Bakhmut ha contribuito ad accrescerne lo status in Russia. Dichiarata sotto controllo di Mosca, tramite i wagneriti, nella terza decade di maggio 2023, la città è stata anche teatro di un  passaggio di consegne che ha visto i contractor dare in mano il controllo territoriale ai soldati delle forze regolari. La vicenda è tra le gocce che hanno fatto traboccare il vaso prima della ribellione di Prigozhin — poche settimane dopo. Tuttavia, già nell’estate le truppe di Kyiv avevano ricominciato ad esercitare pressione nel settore, prima sui fianchi, poi entrando direttamente nel centro abitato.

Adesso, Bakhmut sembra essere tornata l’epicentro dei combattimenti. I motivi per cui i comandanti ucraini hanno deciso di dispiegare più uomini e mezzi nell’area sono molteplici. A partire dallo sfruttamento delle debolezze operative: le posizioni difensive di Mosca nel settore sono molto meno solide che nelle regioni meridionali, con numerose opportunità tattiche che gli uomini di Kyiv possono sfruttare per occupare posizioni russe limitando le perdite umane e materiali. Ma i vantaggi ci sono anche a livello di teatro. Per tamponare il rinnovato sforzo offensivo nel quadrante, Mosca è costretta a riposizionare unità di stanza altrove, indebolendo così altri settori del fronte (come quello meridionale, dove gli ucraini puntano ancora a sfondare) o attingendo alle scarse riserve disponibili (tra cui la rinata Wagner, che starebbe mobilitando i suoi uomini proprio su Bakhmut).

Una scelta difficile, ma necessaria: secondo quanto riportato da fonti russe le truppe sul posto, che appartengono alla 31 brigata Vdv (i paracadutisti d’elites delle forze armate russe), sarebbero fortemente provate e con il morale a pezzi. Tra l’altro, una situazione simile sarebbe riscontrata anche nell’oblast di Zaporizhia, dove ad essere dispiegate sono la 7 e la 76 divisione Vdv.

E proprio il morale rappresenta un altro fattore che spinge il comando di Kyiv a spingere su Bakhmut. La riconquista di questa città simbolo, oggetto di enorme attenzione mediatica sin dai primi scontri dello scorso autunno, sarebbe un toccasana per il morale, interno e non solo. Il raggiungimento di risultati nella controffensiva in corso, prima che l’arrivo della stagione delle piogge vi faccia calare sopra il sipario, è infatti fondamentale per convincere gli attori internazionali a continuare a sostenere lo sforzo ucraino.

Soprattutto in una congiuntura come quella di adesso, con gli Stati Uniti in piena revisione di bilancio a causa del rischio shutdown e con l’avvicinarsi delle tornate elettorali su ambo le sponde dell’atlantico. Il venire meno del sostegno internazionale potrebbe influenzare pesantemente le dinamiche belliche a favore di Mosca.

Una situazione verso la quale Kyiv non vuole farsi trovare impreparata. L’international Defense Industries Forum organizzato dal governo ucraino ne è la dimostrazione: portando le aziende straniere sul proprio territorio, l’Ucraina potrebbe bypassare il passaggio intermedio con i governi stranieri, velocizzando l’intero processo e rendendosi così meno suscettibile a eventuali cambiamenti nella dirigenza estera.

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