Skip to main content

Il “Piano Mattei” per l’Africa è il provvedimento “di bandiera” del governo Meloni in politica estera. Una scelta che si sposa appieno con la necessità di ricostruire una postura autorevole per l’Italia nel Mediterraneo allargato alla luce dell’instabilità che ormai domina lo scenario internazionale.

Sotto questo aspetto, quello energetico è uno dei dossier da tenere maggiormente d’occhio. L’importanza di gas e petrolio per la vita quotidiana e per le economie europee rende, infatti, quella legata all’energia una questione d’importanza strategica.

Nella tavola rotonda Med Energy di Ravenna, l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha dichiarato che le tensioni in Medio Oriente non hanno modificato in alcun modo il rapporto con l’Algeria, primo fornitore di gas dell’Italia. Descalzi ha anche evidenziato come uno dei maggiori problemi sul fronte energetico sia la debolezza di fondo dell’Europa, che è sì un grande mercato, ma che non ha fonti energetiche proprie né, quindi, indipendenza energetica.

Una nazione come l’Italia, inserita appieno nelle catene del valore globali, ma che, al contempo, non dispone di proprie fonti energetiche, ha l’obbligo di tenere presente questo fattore come uno degli elementi essenziali per costruire la propria politica estera.

A dominare è la “geografia dell’incertezza”, per citare il professor Alessandro Ricci, ed i conflitti tra Russia e Ucraina e tra Israele ed Hamas stanno rendendo ancora più incerta la questione dell’approvvigionamento energetico per il vecchio continente.

Il rischio che una rapida escalation delle guerre in atto possa portare ad una “regionalizzazione” di questi conflitti ed alla conseguente chiusura dei choke points energetici è uno degli incubi strategici per l’Europa occidentale. Incubo a cui occorre trovare, anche rapidamente, una risposta rapida.

Sotto questo aspetto, la vecchia ambizione italiana di trasformare la Penisola nell’hub energetico dell’Europa, sfruttando la sua proiezione geografica al centro del Mediterraneo, che delle rotte energetiche è crocevia, è nuovamente fulcro delle discussioni sulla postura strategica del Paese.

Uno dei principali attori della politica estera italiana, l’Eni, ha avviato da qualche tempo un processo di diversificazione delle proprie attività industriali, che hanno spinto il “cane a sei zampe” verso lo sviluppo di nuove tecnologie, verso gli investimenti nelle rinnovabili e la cattura e trasformazione della CO2.

Senza dimenticare la particolare attenzione che l’Eni ha sempre riservato all’Africa, palcoscenico dell’ancora nebuloso – ma che dovrà necessariamente concretizzarsi – “Piano Mattei” (che, al di là del nome, è sotto molteplici aspetti, ivi compreso quello ideologico-programmatico, della “scuola geopolitica” Eni e che nella compagnia energetica vede uno dei principali attori/strumenti per la proiezione italiana nell’area) del governo Meloni, e dunque l’obiettivo di mantenere forti legami con Algeria, Egitto e Libia, alcuni interlocutori tradizionali ed altri nuovi, per la politica energetica di Roma.

In più, anche il Medio Oriente, con “vecchie conoscenze” della diplomazia italiana, come il Libano, e nuovi partner, come il Qatar, sta rientrando a pieno titolo in un “Piano Mattei” allargato, che segue, sotto il profilo politico-energetico, i confini ampi del politico-militare “Mediterraneo allargato”.

Già prima del 24 febbraio 2022, il governo presieduto da Mario Draghi aveva aperto una nuova fase della diplomazia energetica di Roma, più attenta alla differenziazione dei partner dai quali acquistare gas e petrolio, meno incline a legarsi prioritariamente alla Russia in quanto potenza revisionista e dunque “inaffidabile” per quanto concerne la solidità delle strategie italiane anche di breve-medio periodo.

Seguendo una linea già tracciata dall’allora ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, attuale amministratore delegato e direttore generale di Leonardo, il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, punta a fare dell’Italia un “crocevia energetico”, perché oggi anche la posizione geografica invidiabile può fungere da “peso determinante” in Europa e nel Mediterraneo.

Un dato di fatto, che è insieme geografico e politico, analizzato fin dall’800 dalle scuole di geopolitica italiana e tedesca e ripreso dai teorici del “Mediterraneo allargato”, è che ogni unità geografica del Mare Nostrum è parte di due o più campi di forza geopolitica. Concetto che può estendersi all’Africa, oggetto di un dichiarato scramble che coinvolge anche potenze ostili come Russia e Cina. Alla luce di questo, la politica energetica dell’Italia, se inserita nel contesto della interrelazione tra diplomazia, imprese e geopolitica che è il “Piano Mattei”, ha una portata, per l’appunto, “politica” da non sottovalutare e di cui sono espressioni non solo la diplomazia ufficiale della Farnesina ma anche quella parallela di Piazzale Enrico Mattei.

Il “cambio di passo” africacentrico del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha invitato a “guardare all’Africa con mentalità africana e non mentalità europea”, ha nella diplomazia energetica proprio uno dei suoi pilastri, ma anche uno dei suoi scopi. Di fatto si tratta della riproposizione, da adattare, però, al contesto geopolitico della “globalizzazione competitiva” e ad una Italia sempre più legata all’anglosfera, del programma cattolico-nazionale di Mattei.

Un programma che richiede, obbligatoriamente, una impostazione assertiva e decisamente più attiva e presente della diplomazia italiana in Africa e Medio Oriente.

 

 

 

 

Nel Piano Mattei l’energia è politica. L'analisi di Filippo Del Monte

Di Filippo Del Monte

Quello energetico è uno dei dossier da tenere maggiormente d’occhio. L’importanza di gas e petrolio per la vita quotidiana e per le economie europee rende quella legata all’energia una questione d’importanza strategica. Ecco perché nell’intervento di Filippo Del Monte, Geopolitica.info

Lost in primarie. Pd, da dove ripartire?

Messa da parte ogni disputa ideologica su socialdemocrazia o catto-comunismo, socialismo liberale o cattolicesimo democratico, il Pd non sa più da dove ricominciare. Capita, per carità. Soprattutto dopo una sconfitta elettorale. E ancora peggio se in contemporanea cambia anche la segreteria…

Gli Usa stanziano 10 miliardi in più per l’intelligence

Il Congresso ha aumentato gli stanziamenti per l’anno fiscale 2023: 71,7 all’Odni e 27,9 al Pentagono. Ma altre voci rimangono fuori. Cifre previste in aumento anche nel prossimo bilancio

All’Italia mancano esperti e una strategia sulla Cina. L’allarme del Merics

Sedici Istituti Confucio ma nessun dibattito sui rischi che potrebbero comportare. Nessuna linea-guida per le università su come gestire le partnership con gli atenei cinesi. L’attenzione alla Via della Seta sembra dare l’impressione che Pechino sia una priorità della politica estera per Roma. Ma la realtà è diversa, spiegano gli esperti del centro studi tedesco

Un pasticcio che lega le mani al Capo dello Stato. Clementi sulla riforma

Non si capisce a cosa serva eleggere il premier direttamente, in una campagna elettorale di tipo presidenzialistico, da tifosi, se questi può essere disarcionato dalla sua maggioranza parlamentare, illudendo così gli elettori per tornare ad una palude trasformistica. Questo ddl è ambiguo e rigido. Il Capo dello Stato esce fortemente indebolito. Conversazione con il costituzionalista Francesco Clementi, docente di Diritto pubblico italiano e comparato all’Università Sapienza di Roma

Francesco Talò, le dimissioni di un leader. Parola di Stefanini

Dalle colonne de La Stampa, l’ambasciatore Stefano Stefanini commenta il caso delle dimissioni del (fu) Consigliere diplomatico di Giorgia Meloni. E spiega perché il gesto merita apprezzamento e gratitudine. Da leggere

Il 4 novembre è un atto di stima per le nostre Forze Armate. Scrive il gen. Arpino

Ancora oggi, le Forze Armate vivono in un fragile equilibrio tra l’apprezzamento e l’aspra critica da parte dell’opinione pubblica. Nonostante il tono minore di quest’anno, festeggiare le Forze Armate è un atto d’amore verso il Paese e testimonia la stima verso il loro operato a livello nazionale e internazionale

Forze Armate, patrimonio di tutti. La riflessione di Margelletti

Il 4 novembre è la festa delle Forze armate nazionali, un patrimonio che è di tutti e come tale dovrebbe essere percepito. In un momento di fragilità internazionale, tra l’altro, dovrebbe anche essere un momento per riflettere sulla necessità che la Difesa sia messa in condizione di svolgere il suo compito di fronte alle tante sfide che attendono il Paese e il mondo. La riflessione di Andrea Margelletti, presidente del Centro studi internazionali

Più fondi e tecnologie, meno corruzione. Le riforme dell'Esercito promosse da Xi

La modernizzazione delle forze armate di Pechino va avanti da quasi un decennio, durante il quale sono stati registrati numerosi progressi. E il processo di aggiornamento è ancora lungi dal finire, con obiettivi ambiziosi fissati da Xi Jinping all’orizzonte

Ingerenze straniere, occhio a Cina e Russia. Il report del Parlamento francese

Il rapporto annuale della delegazione parlamentare francese per l’intelligence mette in guarda dai tentativi di Pechino e Mosca. E suggerisce una soluzione all’americana e un lavoro europeo

×

Iscriviti alla newsletter