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Spesso i politici, come anche gli operatori dell’informazione, polarizzano molto le posizioni. Il fine, spesso, sembra essere il voler proporre una netta distinzione tra bene e male. Ma è proprio così? Tutte le volte che questo dibattito si presenta ripenso alla parabola del grano e della zizzania (Mt 13,24-43). La parabola non solo è raccontata da Gesù, ma anche spiegata. Se il racconto e la spiegazione di Gesù non bastassero, avremmo altri modi per capire la parabola, più che altro per farla sempre più nostra: recarci in un campo e vedere come crescono grano e zizzania oppure seguire un notiziario, fermarsi a riflettere sul grande campo che è il mondo, sul suo grano e sulla sua zizzania. La spiegazione della parabola è molto chiara. Forse il punto, soprattutto per noi, è comprendere la portata e l’estensione della stessa parabola. Possiamo relegarla, come per molti brani, alla serie delle riflessioni e raccomandazioni evangeliche che, per colpa nostra, riescono, sì e no, a generare pie ed effimere riflessioni. Salvo poi a ritrovarci, ogni giorno, a combattere in famiglia come nel lavoro, nelle relazioni come nel mondo sociale e politico, istituzionale ed economico, con una quantità di zizzania, attorno a noi e dentro di noi. Il passato periodo di Covid-19 e la presente guerra in Ucraina sono ancora ricchissimi esempi di grano e zizzania, l’uno accanto all’altra.

Nel 1957 Jacques Maritain scriveva che la parabola del grano e della zizzania era un’espressione scultorea della legge fondamentale della storia umana: “Il bene non è separato dal male, ma crescono insieme”. E aggiungeva che ciò non vale solo nell’ordine della fede, ma anche per la vita del mondo. Se non si accetta ciò si diventa talebani, ideologici, intolleranti, con una buona dose di spocchia nel ritenersi migliori degli altri, perché il grano è tutto “nostro” e la zizzania è degli altri. Ma non è cosi: ricordiamo Gesù che parla di pagliuzza e di trave (Lc 6, 39-45).

Quindi siamo davanti a una scultura e dobbiamo ammirarla, gustarla, comprenderla, farla nostra: “Nella storia umana il bene non è separato dal male, ma crescono insieme”. Abbiamo molte resistenze ad accettare questa legge: si ribellano i nostri istinti, le nostre emozioni, i nostri pensieri. Vorremmo una linea netta tra il bene e il male, soprattutto vorremmo non avere dubbi nel distinguerli. Gli esempi sarebbero milioni. Daremmo chissà cosa per vedere il bene separato dal male, in maniera distinta, chiara e inequivocabile. Pensiamo alla politica o al mondo del lavoro, alle famiglie o alla Chiesa cattolica e via discorrendo. Pensiamo a noi stessi: dentro di noi pensieri, emozioni e azioni non sono tutte buone o tutte cattive, sono “miste”. “Ogni cosa quaggiù”, scriveva Blaise Pascal, “è in parte vera e in parte falsa. La verità essenziale non è così: è tutta pura è tutta vera. Questa mescolanza la disonora e la distrugge” (Pensées, fr. 385).

Ritorniamo alla parabola: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura”. Staremmo ore a discutere con il Signore: ma perché, Signore, lasciare che crescano insieme e non fare qualcosa già ora? Forse la risposta è più semplice di quella che potremmo pensare: perché non è mestiere nostro fare questo!

“Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”. È Lui che comanda sulla mietitura, sulla storia, sulla mia vita, su tutto. È Lui, non io. Solo e solamente il Signore può dire: è ora di raccogliere e fare chiarezza, premiare o bruciare per sempre.

Ovviamente se ci è tolto il compito finale di estirpare e bruciare la zizzania, ci sono lasciati tutti gli altri compiti. Ovvero lavorare perché il grano sia bello, rigoglioso, cresca bene e si difenda bene dalla zizzania. Compito non da poco. In fondo è il senso del nostro essere nel mondo: lavorare per far crescere e affermare il regno di Dio; i non credenti forse direbbero il bene, la giustizia, la pace…

Mi sono sempre chiesto se la profezia che segue, espressa da Dietrich Bonhoeffer nel 1944, non riguardasse i nostri giorni e il nostro attuale impegno nella storia. Giudicate voi. Ecco il suo testo: “Viene il tempo in cui tutto si farà per esperienza, tutto a breve termine, a breve respiro, senza una memoria morale. Ma per ogni costruzione umana, l’amicizia, l’amore, il matrimonio, la famiglia, occorre molto tempo, occorre perseverare, occorre fare una storia a costo di degenerare!”.

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