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L’Egitto chiama, la Russia risponde. In mezzo, il Canale di Suez. Una lingua di mare tra Mediterraneo e Mar Rosso che vale il 12% degli scambi globali, il 40% dell’interscambio solo per l’Italia. Il tutto grazie al passaggio di non meno di 2 mila navi al mese. Di che si tratta? Molto semplicemente, è attualmente in discussione un progetto per stabilire una zona industriale russa all’interno dell’area economica del Canale di Suez in Egitto.

I negoziati russo-egiziani sulla creazione della zona industriale battente bandiera russa sono iniziati dopo un incontro tra Vladimir Putin e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi a Sochi nel 2014. Ma i negoziati effettivi sull’istituzione della zona sono iniziati solo nel 2017.  Tale area è considerata a tutti gli effetti il punto di partenza per l’espansione degli affari per le aziende russe in Egitto, Medio Oriente e Africa.

A dare la cifra del tentacolare approccio di Mosca su Suez ci sono i numeri. Gli investimenti della Federazione nella zona industriale raggiungeranno i 4,6 miliardi di dollari. Si chiamerà Città del Sole e dovrebbe essere costruita su un’area di 2 mila ettari. E il Cremlino aggiungerà il suo tocco personale, poiché sarà costruita a forma di semicerchio e sarà composta da due parti: quella orientale che si chiamerà Mosca e quella occidentale che si chiamerà S. Pietroburgo. Sono previsti un’area ricreativa e un giardino dove i residenti della città possono trascorrere il loro tempo libero.

Lo scorso febbraio, Egitto e Russia hanno sottoscritto un protocollo che modifica il progetto della zona industriale russa nel Canale di Suez e prevede l’espansione dell’area, per mano dell’ex Urss. A dare il via libera, la quattordicesima sessione del Comitato misto egiziano-russo per il commercio, la cooperazione economica, scientifica e tecnica che si è tenuta al Cairo dal 18 al 20 marzo 2023, sotto la presidenza del ministro egiziano del Commercio e dell’industria Ahmed Samir e del ministro della Industria e commercio della Federazione Russa Denis Manturov.

Ma non è finita qui. Che Suez sia ormai accerchiato dalla Russia, lo dimostra anche la decisione, lo scorso febbraio, del Consiglio militare sudanese che ha formalmente autorizzato il progetto russo per la costruzione di una base navale sul mar Rosso, la prima in Africa, alimentando il dibattito su una nuova guerra fredda nel continente. L’accordo tra Mosca e Khartum, infatti, permetterà alla Russia di affacciarsi su una delle rotte marittime più battute al mondo, suscitando i timori dei governi occidentali.

Le discussioni bilaterali su questo progetto, avviate al tempo della presidenza di Omar al Bashir, si erano interrotte dopo il colpo di Stato del 2019 e sembravano essere state definitivamente accantonate in seguito al secondo golpe militare, condotto nel 2021. Il dialogo sarebbe ripreso, quindi, nel 2022, in occasione della visita a Mosca del generale sudanese Mohamed Hamdan “Hemeti” Dagalo, vice comandante del Consiglio militare e capo delle forze paramilitari di intervento rapido.

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