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“La partecipazione al mercato del lavoro deve aumentare”. Il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha aperto il convegno Lo sguardo lungo: il dividendo demografico nell’analisi dell’economia italiana e si è lanciato oltre lo steccato del politicamente corretto: “Per difendere il lavoro bisogna crearlo. Se non lo si crea, è difficile difenderlo”. Un monito chiaro ai nostalgici delle barricate pensionistiche: “Il miglioramento delle condizioni di vita e di salute registrato nei passati decenni consentirà a molte persone di lavorare oltre il limite convenzionale dei 65 anni”. Ma anche a chi assolve il sistema Paese, scaricando la colpa sull’indolenza delle nuove generazioni: “Il tasso di partecipazione di giovani e donne al mercato del lavoro è inferiore alla media Ue”.

Visco riprende il filo del discorso dove lo ha lasciato pochi giorni fa, ricordando quel venti per cento di ragazzi che rimane precaria dopo cinque anni di attività. “Bisogna migliorare il saldo migratorio, riducendo il deflusso dei nostri connazionali che sono stati un milione nell’ultimo decennio e molti dei quali sono giovani”.

L’orizzonte è ambizioso, ma il governatore – lo aveva già fatto a proposito del salario minimo – non elude la sfida più difficile, dare soluzioni: “Occorre incrementare la produttività. Dalla sua modestia dipende la sostanziale stasi del reddito pro capite”. Si tratta di un concetto economico semplice: la produttività indica la capacità di un’azienda di produrre di più, mixando i vari fattori della produzione attraverso innovazioni di organizzazione ma soprattutto tecnologiche. Se è bassa, ne risentono soprattutto le retribuzioni: che infatti in Italia non sono solo ferme ma sono diminuite negli ultimi trent’anni.

La ricetta: spingere sull’acceleratore degli investimenti pubblici e privati. “Si devono realizzare un ambiente di lavoro favorevole, politiche attive e un’attenzione costante all’aggiornamento delle competenze”. Ma senza cedere alla tentazione di scassare i conti pubblici, soprattutto se si tratta di spesa corrente: “La tenuta dell’economia dipende dalla sostenibilità del debito pubblico. È necessario mantenere ampi avanzi primari”. Nell’analisi del governatore di Bankitalia non c’è spazio per il millenarismo economico: “Ci poniamo il dubbio se il progresso – in particolare l’intelligenza artificiale – ci toglierà il lavoro. Non è successo e non succederà neanche questa volta”. Ma neanche per i facili entusiasmi di chi sbandiera la crescita del Pil italiano (+1,2 per cento nel 2023) per nascondere i problemi. “L’incremento del prodotto interno lordo deve essere sufficientemente elevato e regolare nel tempo”.

Le bussole rimangono responsabilità e proporzionalità, persino nel rigore. Lo aveva affermato proprio il governatore circa il rialzo dei tassi di interesse deciso dalla Banca centrale europea per garantire la stabilità dei prezzi, che rischia tuttavia di abbattersi come una slavina sulle piccole e medie imprese, soprattutto edilizia e turismo. “Pur essendo la politica della Bce corretta, io avrei agito con una maggiore gradualità”.

L’allarme lo aveva già lanciato Antonio Patuelli, presidente dell’Abi: “Temiamo che il rialzo abbia colto di sorpresa diversi operatori economici, che si erano come abituati ai tassi a zero e avevano addirittura redatto i loro piani pluriennali sottovalutando il fattore costo del denaro, anzi pensando che questa situazione realisticamente inconsueta e temporanea, sarebbe durata per sempre”.

Il lavoro si difende creandolo. La lezione di Ignazio Visco

Di Andrea Persili

Il governatore di Bankitalia ha aperto il convegno “Lo sguardo lungo: il dividendo demografico nell’analisi dell’economia italiana” e si è lanciato oltre lo steccato del politicamente corretto. Ecco che cosa ha detto

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