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Diciamo la verità, nell’Italia che “non ha mai terminato una guerra con gli alleati con cui l’ha iniziata”, nell’Italia dei “giri di valzer”, nell’Italia del machiavellismo, del doppiopesismo, della furbizia estrema, dell’indisponibilità al sacrificio e dell’idealismo cattocomunista poteva andare peggio. Molto peggio.

Potevano esserci le strade di Roma ingombre di una folla intenta a sveltonare bandiere rosse, o nere, o arcobaleno, o rosse, nere e arcobaleno insieme. Poteva essere diffuso un video in cui Silvio Berlusconi celebrava la trasparenza cristallina della vodka russa. Mattei Salvini, invece di limitarsi a twittare contro “l’ennesima norma europea senza buonsenso” come in effetti ha fatto, poteva presentarsi a Ciampino giusto per rifiutarsi di stringere la mano davanti alle telecamere all’ospite “straniero”. Elly Schlein e Giuseppe Conte potevano dare un’intervista doppia al direttore del Fatto quotidiano Marco Travaglio per denunciare “l’imperialismo americano”. E il papa poteva fare dell’invaso un invasore accusandolo di “abbaiare alle porte di Mosca”. Invece, miracolosamente, nulla di tutto questo è accaduto.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è, dunque, giunto a Roma e per qualche ora l’Italia è sembrata uno Stato. Uno Stato serio. Uno Stato che ha scelto di difendere il diritto internazionale, un popolo invaso, i principi di libertà e democrazia su cui si fondano l’identità propria e quella occidentale. Costi quel che costi. Un fatto raro, praticamente un incantesimo.

Come si conviene nei momenti eccezionali, e come impone il galateo diplomatico internazionale, l’Italia ha parlato con una sola voce: quella del presidente del Consiglio in carica. E con voce ferma il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inneggiato alla “storia europea” e alla “libertà”, confermando il sostegno dello Stato italiano allo Stato ucraino “per tutto il tempo che sarà necessario”. Vasto programma, speriamo che l’incantesimo duri.

L’incantesimo di Zelensky, oggi l’Italia è sembrata uno Stato. Il corsivo di Cangini

Come si conviene nei momenti eccezionali, l’Italia ha parlato con una sola voce: quella del presidente del Consiglio in carica. E con voce ferma Giorgia Meloni ha inneggiato alla “storia europea” e alla “libertà”, confermando il sostegno dello Stato italiano allo Stato ucraino “per tutto il tempo che sarà necessario”

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