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Gli Stati Generali della cultura nazionale, evento organizzato da Francesco Giubilei, presidente del think tank Nazione Futura, da Emanuele Merlino, capo della segreteria tecnica del ministro della Cultura e dall’On. Amorese, non è stata solamente l’occasione per approfondire lo stato di salute del pensiero conservatore ma anche una base per delineare gli sviluppi futuri.

Fratelli d’Italia sin dalla propria nascita – essendo erede della principale forza di Destra della cosiddetta Prima Repubblica – ha potuto porsi in antitesi dai partiti ad esso contemporanei. A fronte dello sviluppo di una politica leaderistica in tutto il contesto nazionale, Fdi ha saputo costruire – invece – delle fondamenta solide, che potessero rendere il partito non solo un aggregatore di consensi, ma anche un contenitore di idee.

Un elemento indispensabile per “scardinare” l’egemonia culturale della sinistra, imperante dal Sessantotto, e che per molto tempo ha precluso agli intellettuali di Destra la possibilità di poter divulgare il proprio pensiero ad un vasto pubblico. Una pregiudiziale mediatica che solamente con lo sviluppo di una linea comune può essere invertita. Ed è questa la visione alla base di convegni come questo e dell’indirizzo politico che il governo sta attualmente dando al ministero della Cultura guidato da Sangiuliano.

Un obiettivo che ha rilanciato anche Emanuele Merlino durante il tavolo sulle “Linee programmatiche per una cultura nazionale”. “Questo è un momento importante per noi, il coronamento di un percorso ma l’inizio di un altro momento. Con molte persone che sono qui abbiamo condiviso molte iniziative negli anni. Il ministro raccontava di quando si facevano iniziative senza fondi. C’era, tuttavia, la volontà di portare la cultura in periferia, di dar loro un’apertura. Ieri c’è stato un momento molto simbolico: è stato riportato a casa il gruppo scultoreo di Orfeo e le sirene, che oltre 50 anni fa era stato portato via da Taranto, negli Stati Uniti. Ora sono state riposte nella giusta collocazione, che non è solo territoriale ma anche di allestimento (a differenza di ciò che avevano fatto gli americani che le avevano poste l’una vicina all’altra). Orfeo in quella storia, non ascoltando il canto delle sirene, attraverso l’arte, suonando e cantando, salvò gli Argonauti.

Con l’Arte, la Cultura, si può salvare sé stessi, una comunità, un’identità e una Nazione. Orfeo, però, riesce a farlo perché lo sa fare, perché è un’artista vero dotato di talento. La nostra convinzione è stata quella che nella nostra Nazione ci siano tantissimi artisti eccezionalmente bravi: molti sono conosciuti ma ce ne sono tanti altri che non hanno un palco come questo. La nostra idea era quella di dare a chi ha un pensiero, una capacità, di esprimersi, di esporsi, di poter dire a qualcun altro di avere un’idea. E quindi questo incontro nasce per essere un inizio: ci sono tantissimi relatori che hanno parlato, dando inizio ad un confronto, a dare un inizio ad una frase che deve essere completata. Il Presidente Mollicone citava un racconto di fantascienza degli anni ’50, “La Risposta”, dove a un certo punto il computer dice – alla domanda dello scienziato se esistesse Dio – “adesso sì”.

Ma il racconto non finisce, perché gli scienziati si accorgono di aver sbagliato e corrono per staccare la spina, salvo poi essere colpiti da un fulmine. Siccome la fantascienza qualcosa ci dice, questo ci dice molto. Io però cito un altro romanzo di fantascienza “Dune”, dove una coppia di futuri innamorati si incontra e lei chiede a lui di parlargli delle acque del suo pianeta. Qui è fondamentale – non solo la curiosità, l’affetto, dell’uno verso l’altro – il modo di confrontare delle identità diverse, che incontrandosi si innamorano rimanendo entità separate. Nel 1982 in Italia viene proiettato un cartone animato giapponese che ha un successo incredibile soprattutto nella sigla cantata dai Cavalieri del Re: il libro Cuore.

Nella canzone si parla del fatto che si parla di tricolore: ciò significa che la nostra storia, la nostra cultura, famosa in tutta il mondo diventa importante al giorno d’oggi attualizzandola. Non guardando al passato ma comprendendo il presente. Credo che la cultura sia sopra a tutto il resto e cito uno dei personaggi che più amo: il 24 giugno 1918 viene scritta di notte la Canzone del Piave. Il mondo, l’Italia, sa che questa canzone, così famosa nel conflitto, venne scritta da un anonimo ma il Re chiese subito di scoprire chi l’avesse scritta e venne facilmente trovato. Gianni Ermete Gaeta appena incontra il Re gli dice subito di essere Repubblicano. Questo è ciò che significa cultura: essere eretici per raccontare la realtà”.

Un discorso interessante da analizzare e che permette di poter interpretare ciò che Merlino intende dire quando parla di guardare al presente: varie citazioni Pop, dagli anime a Dune, sintomo di come la cultura non debba essere elitaria ne tantomeno ostile al cosiddetto mainstream che – talvolta – ha saputo interpretare molto bene il sentimento delle persone con prodotti che seppur commerciali erano culturalmente elevati. Inoltre non si può non sottolineare l’esaltazione delle differenze, dove di fronte all’epoca dell’omogeneizzazione spinta dalla globalizzazione culturale, si intravede nelle svariate identità un patrimonio, un punto di forza da non disperdere. Infine l’elevato riferimento al Noi: con l’individualizzazione imperante nella nostra società, Merlino riporta in auge la necessità di essere Comunità, di condividere un percorso posto dalle stesse radici e proiettato verso una visione futura collettiva.

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