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Nel corso delle ultime due settimane, Global Combat Air Programme (Gcap) e Aukus, due formati di cooperazione minilaterale dettati dalla volontà di sviluppare nuove capacità militari hanno raggiunto due tappe importanti. La stampa internazionale ha certamente messo in evidenza l’importanza dell’annuncio a San Diego della divisione di lavoro e la tempistica per la realizzazione di una forza sommergibile per la Marina australiana. Il programma è ambizioso e pieno di rischi, vista la complessità del trasferimento delle capacita logistiche ed operative relative ai battelli nucleari. Tuttavia, tre giorni dopo l’incontro negli Stati Uniti, i tre ministri della Difesa britannico, italiano e giapponese si sono ritrovati a Tokyo ai margini della conferenza espositiva della difesa Dsei Japan per confermare l’impegno a sviluppare un aereo da caccia di sesta generazione.

Gcap, questo è il nome del programma trilaterale che unisce Londra, Roma, e Tokyo, ha ricevuto meno attenzione mediatica. Ma ciò non dovrebbe ridurne l’importanza strategica e industriale per i tre Paesi. Da questo punto di vista, Gcap ha un valore strategico in quanto rappresenta il primo progetto militare complesso perseguito da alleati degli Stati Uniti senza la partecipazione diretta di Washington. In un mondo in cui la capacita di diversificare le fonti di sviluppo e produzione di materiale bellico diventa sempre più importante per la resilienza industriale di un Paese, Gcap persegue questo obiettivo in un’area critica dell’apparato di difesa dei tre Paesi favorendo allo stesso tempo maggiore interoperabilità.

Sul piano industriale, d’altra parte, il progetto ha anche un alto potenziale dal punto di vista delle esportazioni. Gcap si fonda sulla ricerca già in atto nei tre Paesi su aspetti come l’ottimizzazione dei processi di sviluppo di capacita avanzate, sistemi di comunicazione aerea, e sistemi di combattimento. Se completato con successo nei tempi indicati, cioè a meta degli anni 2030, si potrebbe posizionare come un’opzione competitiva a livello internazionale.

Per l’Italia questa cooperazione tecnologica in chiave minilaterale rappresenta una svolta significativa nella politica estera del Paese. A Tokyo, il ministro Guido Crosetto è stato chiaro che collaborazioni con partner come il Giappone si fondano su una convergenza di vedute sulle minacce attuali, compresa la sfida geopolitica presentata dalla Cina. Questo creerebbe un allineamento di lungo periodo, necessario per questo tipo di progetto di essere realizzato. Le osservazioni del ministro da Tokyo hanno offerto una posizione diversa rispetto al livello d’ingaggio con la regione di precedenti governi, certamente nei confronti della Cina – vista in chiave primariamente di cooperazione economica con pochi riferimenti alla sicurezza.

Il minilaterale con Regno Unito e Giappone si presenta anche come un’opportunità nei confronti di nuovi rapporti che si stanno sviluppando attraverso l’Indo-Pacifico. Basta pensare all’India, con la quale la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inaugurato una nuova fase d’ingaggio.

Nuova Delhi ha mostrato interesse a trovare nuovi sbocchi per ridurre la dipendenza dalla Russia per la propria industria della difesa, e per l’Italia mostrarsi un Paese dinamico e attento alle tematiche di sicurezza in regione potrebbe apportare uno spessore aggiunto, e esperienza di valore per affermarsi su mercati nuovi.

La conferma del viaggio della squadra navale guidata dalla portaerei Cavour nel 2024 nell’Indo-Pacifico aggiungerà un altro pezzo importante a questo quadro evolutivo italiano.

In generale, quindi, per l’Italia i prossimi mesi saranno determinanti a presentare un profilo nuovo, di più ampio respiro, con un’agenda che include questioni economiche e politiche, cosi come aspetti di sicurezza e di difesa industriale. In retrospettiva, i momenti delle scorse settimane e gli annunci sul Gcap potrebbero davvero rappresentare l’inizio di un nuovo percorso strategico. Un percorso fatto di cooperazioni tecnologiche minilaterali quali trampolino di lancio per un profilo internazionale più completo e ad ampio raggio d’azione.

Perché l'Indo-Pacifico è un laboratorio di alleanze anche per l’Italia. Scrive Patalano

Di Alessio Patalano

Meloni a Delhi e Crosetto a Tokyo, a cui si sommano gli annunci sul jet di sesta generazione e il prossimo dispiegamento della Marina nella regione. Potrebbe essere l’inizio di un nuovo percorso strategico. Il commento di Alessio Patalano, professore al King’s College London e direttore del King’s Japan Programme

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