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“Le sorti del Mondo si decideranno tutte nell’Indo Pacifico. Ed è per questo che l’Italia deve avere un ruolo centrale, rafforzando anche la presenza militare sostenendo le esercitazioni”. Il vicepresidente della commissione Affari Esteri della Camera, il leghista Paolo Formentini ha le idee molto chiare sull’importanza geopolitica e strategica del “Mediterraneo allargato” e dell’Indo Pacifico. Anche se, ammonisce, “non a tutti è chiara l’importanza strategica del nostro posizionamento nella zona dell’Indo Pacifico”.

C’è una maggiore consapevolezza sul Mediterraneo?

Sì, perché è più evidente la proiezione italiana. Quella del Mediterraneo è un’area di grandi sfide non solo per il nostro Paese ma anche per la Nato e per tutta l’Europa. Dal traffico di esseri umani, al terrorismo, finendo col commercio illegale di armi. L’interesse sul Mediterraneo da parte del nostro Paese è chiaramente massimo. L’esortazione è a tener viva l’attenzione sul lato Sud anche da parte della Nato.

Le sembra che sia calata?

No, ma in questo momento c’è giustamente massima concentrazione su quanto sta accadendo a Est. Ribadisco, giustamente. Ma altrettanto da monitorare è la sponda mediterranea. L’impegno comune di Italia e Nato, che passa anche e soprattutto per l’hub per il Sud, non deve venire meno. Anche perché si tratta di un punto strategico per capire l’origine di dinamiche che portano parecchi sconquassi negli equilibri europei. Il primo riferimento è al tema migratorio, chiaramente. Detto questo, il fatto che l’Italia consolidi dialoghi e rapporti con i Paesi dell’Africa è fondamentale.

Arriviamo all’Indo Pacifico. Lei ha sostenuto che “le sorti del mondo si decideranno là”. L’Italia come si deve muovere in questo frangente?

Le parole del presidente del Consiglio sono state molto chiare. Per noi un posizionamento di primo piano in quell’area è nevralgico. Saluto peraltro con grande favore il fatto che inizieranno le esercitazioni militari del pattugliatore Morosini, a partire da quest’estate. Va rafforzata anche la presenza diplomatica avendo ben chiaro da che parte stare.

Dalla parte della Nato.

Oggi c’è la Nato, magari un domani non è escluso che possa nascere una sorta di Nato dell’Indo-Pacifico. In ogni caso dalla parte delle democrazie, dei diritti e delle libertà. L’Indo-Pacifico deve essere libero e aperto. Va sostenuta la causa di Taiwan che deve continuare non solo a esistere come realtà indipendente, ma anche a prosperare.

Qui si inserisce inevitabilmente la questione cinese. Cosa deve fare l’Italia sul memorandum?

Auspico che si avvii una riflessione seria tra le forze di maggioranza per prendere coscienza che un’alternativa c’è e passa dalla riscoperta delle nostre radici e dal riaffermare le tradizioni dell’Occidente.

Pragmaticamente, l’India può essere un partner alternativo alla Cina?

L’India – e la visita di Meloni è indicativa in questo senso – è già un partner strategico per l’Italia. Va rimarcato un punto: da una parte (Cina) c’è un regime autocratico, dall’altra (India) c’è una democrazia. Penso sia un elemento da tenere in debita considerazione.

L'Indo Pacifico è centrale, e sulla via della Seta... Gli scenari di Formentini

Per il vicepresidente della commissione Affari Esteri alla Camera va sostenuta la causa di Taiwan. “I destini del mondo si decideranno in quell’area”. E sul memorandum con la Cina l’auspicio è che “si apra una riflessione seria tra le forze di maggioranza per prendere coscienza che un’alternativa c’è”

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