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Il Consigliere di Stato della Repubblica Popolare Cinese Wang Yi viaggerà in Europa la prossima settimana, visitando una serie di Paesi tra cui Italia, Ungheria, Francia e Russia e partecipando anche alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco. La notizia riceve ampio spazio sui media russi che, già da qualche tempo, parlavano di una futura visita a Mosca da parte di Xi Jinping.

Vladimir Putin non ospiterà il proprio omologo, ma può comunque accontentarsi di un personaggio di primo piano della politica cinese, per poter raccontare al mondo di non essere isolato dopo l’invasione dell’Ucraina.

Dal canto suo, Pechino ha da tempo adottato una linea ambigua che mantiene con discreta abilità. Non ha mai condannato esplicitamente l’invasione, ma nemmeno ha definitivamente appoggiato le scelte di Putin, cogliendo le varie occasioni per smarcarsi dalla posizione di Mosca. Come quando ha detto che la Cina condanna l’utilizzo dell’arma atomica, o quando ha siglato la dichiarazione congiunta del G20 di Bali lo scorso autunno.

Oggi il panorama è mutato. La Repubblica Popolare è nuovamente in rotta di collisione con gli Stati Uniti per la vicenda dello spionaggio cinese nello spazio aereo americano. E quel distanziamento, che faceva parte anche di un tentativo di ricostruire le comunicazioni con Washington, ora potrebbe prendere direzioni diverse.

Tuttavia non è chiaro quanto il silenzio cinese sia parte di un calcolo. Pechino probabilmente non ha intenzione di fare più di quanto stia già facendo per pacificare la situazione. Di certo ha interesse che il conflitto cessi, ma ha interesse anche nel mantenere gli Stati Uniti occupati a gestire un rivale contro cui vorrebbero evitare di perdere tempo.

Alla Conferenza di Monaco Wang terrà un discorso per “comunicare la visione di una sicurezza comune, globale, cooperativa e sostenibile”, si legge sul Global Times. È forse ironico notare che la Conferenza è stata il luogo in cui nel 2007 Vladimir Putin pronunciò un discorso nel quale annunciava che la Russia avrebbe ripreso il posto da grande potenza nell’ordine internazionale.

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