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Secondo uno studio condotto per la Conferenza sulla sicurezza di Monaco e pubblicato dal quotidiano tedesco Der Tagesspiegel, l’89% degli ucraini continuerebbe a combattere anche nel caso in cui la Federazione Russa lanciasse un attacco nucleare. Un disimpegno russo dalle aree occupate fino al 24 febbraio 2022 non sarebbe considerato una base accettabile per un cessate il fuoco dall’85% degli intervistati. La maggioranza concorda infatti sul fatto che la restituzione della Crimea e del Donbass all’Ucraina sia la base per una pace duratura.

Il 72% desidera che la nazione acquisti forniture di armamenti a lungo termine dall’Occidente, mentre due terzi dei rispondenti sono certi che l’Ucraina non sarà mai sicura al di fuori della Nato. Una netta maggioranza ha più fiducia nella protezione dell’Alleanza atlantica e degli Stati Uniti che in quella dell’Unione Europea.

Secondo gli autori del sondaggio, il motivo dell’eccezionale resistenza del Paese andrebbe ricercato nella coesione e proattività della popolazione, esemplificate dalle numerose azioni partigiane e dalla scarsa collaborazione con le forze di occupazione.

Un altro sondaggio, condotto da YouGov e pubblicato dal settimanale tedesco Bild, mostra una tendenza opposta per quanto riguarda la popolazione tedesca nell’ipotetico caso di un’invasione russa della Germania. Solo un tedesco su dieci sarebbe disposto a proteggere la propria nazione “con le armi in pugno”. Secondo le risposte degli intervistati, solo il 5% si offrirebbe volontario per combattere, mentre il 6% pensa di poter essere chiamato a difendere la propria nazione in caso di guerra.

Il 33% degli intervistati ha dichiarato che cercherebbe di vivere la propria vita di tutti i giorni. Quasi un tedesco su quattro ha dichiarato che lascerebbe la nazione il più rapidamente possibile, ma un numero sproporzionato di giovani idonei alla leva ha fornito questa risposta.

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