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Stellantis ha annunciato la firma di un protocollo d’intesa, non vincolante, con Gme Resources Limited, azienda mineraria registrata presso l’Australian Security Exchange e proprietaria al 100% del sito estrattivo di NiWest, nell’Australia occidentale, a pochi chilometri dalle attività di Glencore, colosso multinazionale nel settore delle materie prime, nella località di Murrin Murrin che opera nella stessa nicchia di mercato.

L’accordo prevede la fornitura da parte di Gme di materiali a base di solfato di cobalto e nichel per la fabbricazione di catodi e anodi per le batterie elettriche una volta che il sito, ora in rampa di lancio con un investimento complessivo ad oggi pari a 30 milioni di dollari australiani.

Nell’agosto del 2018 l’azienda ha completato uno studio di prefattibilità, per poi presentare un report tecnico-economico per lo sfruttamento, tramite lisciviazione a cumulo ed estrazione diretta tramite l’impiego di solventi di nickel e cobalto individuate nel sito, uno dei più grandi ad oggi scoperti in Australia.

Oltre a godere di un prospetto mineralogico di buona qualità e una strategia industriale che risulterebbe “altamente efficiente ed economico per produrre direttamente i prodotti di nickel e cobalto specificamente ricercati dal mercato”, si legge sul sito dell’azienda, il sito è ben localizzato per infrastrutture, connettività e vicinanza ad un hub minerario consolidato. La vicinanza al porto di Esperance rende inoltre il business di GME attrattivo, dal momento che i principali materiali sono destinati ad essere spediti via mare dal vicino porto “per i principali clienti a livello globale”.

Secondo le stime dell’azienda australiana, il progetto di NiWest potrà portare sul mercato circa 90.000 tonnellate all’anno di cobalto e nickel, due ingredienti essenziali per la tecnologia delle batterie al litio la cui produzione è destinata ad aumentare significativamente entro il 2030 per via dell’elettrificazione del comparto automotive. Secondo i prospetti, il sito custodirebbe 878.000 tonnellate di nickel e 55.000 tonnellate di cobalto.

La mossa di Stellantis, dunque, si inserisce in una corsa globale agli approvvigionamenti in uno scenario di mercato che vede la decarbonizzazione del settore un obiettivo dichiarato ma che potrebbe implicare un difficile equilibrio tra offerta e domanda di materie prime critiche, come più volte ricordato da Carlos Tavares. Ecco perché serve muoversi con lungimiranza.

“Assicurarsi nuove fonti di approvvigionamento delle materie prime e la fornitura di batterie”, ha affermato Maxime Picat, Chief Purchasing e Supply Chain Officer del gruppo, “rafforzerà la catena del valore di Stellantis per la produzione delle batterie destinate ai veicoli elettrici”, oltre ad “aiutare l’azienda a raggiungere l’ambizioso obiettivo di decarbonizzazione”.

A marzo scorso, infatti, Stellantis ha annunciato il piano strategico Dare Forward 2030, anno entro il quale il colosso si pone l’obiettivo di dimezzare l’impatto carbonico del parco auto e delle filiere rispetto al 2021, con un occhio al net-zero entro il 2038 in parziale allineamento con le direttive europee, e di raggiungere rispettivamente il 100% e il 50% delle vendite di veicoli elettrici (BEV) in Europa e negli Stati Uniti. Avvalendosi di 30 miliardi di investimento nel quinquennio 2021-2025, sono 5 le gigafactory previste nel piano, negli USA e in UE, con partnership con LG, Samsung SDI e ACC.

In previsione delle nuove capacità produttive, il gruppo ha già stretto altri accordi con fornitori upstream come Vulcan Energy Resources, altra azienda junior australiana attiva nell’estrazione a zero emissioni di litio in Europa da fonti geotermiche, tramite un investimento da 50 milioni di euro per l’8% delle quote societarie, e Controlled Thermal Resources per gli approvvigionamenti di idrossido di litio per le operazioni di Stellantis in Nord America.

Paul Kopejtka, AD di GME, ha auspicato che il raggiungimento di un’intesa definitiva “sarebbe un passaggio fondamentale per portare avanti il NiWest Project fino ad arrivare le operazioni commerciali”. Si tratta di un’affermazione che conferma la necessità comune, da parte dei junior miners, di assicurarsi clienti a lungo termine per i propri prodotti, tranquillizzando gli investitori e garantendo la continuità di operazioni ad alta intensità di capitale.

Allo stesso tempo, la mossa di Stellantis è da inquadrare in un mercato che prevede tensioni sull’offerta già entro il 2025. Secondo le stime di Benchmark Minerals Intelligence, saranno necessari 72 nuovi progetti minerari, con un output medio di 42.000 tonnellate di nickel raffinato, per andare incontro alla richiesta degli OEMs per le batterie elettriche. Come dimostrato da Tesla, è arrivato il momento per gli operatori del comparto automotive di stringere accordi a lungo termine con i fornitori più a monte delle filiere per scongiurare carenze di materiale e colli di bottiglia.

L’Australia, in questo senso, si inserisce nella nuova geografia dei materiali critici con un potenziale enorme: per una tradizione mineraria consolidata e un passaporto geopolitico, nell’ottica di svincolare la dipendenza dalle forniture di cobalto dalla Repubblica Democratica del Congo (circa il 60% dell’output globale) su cui grava la forte presenza delle società cinesi e la poca trasparenza delle attività minerarie, ormai sotto la lente degli investitori in un’ottica di sostenibilità.

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