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“Lo scenario internazionale ci pone di fronte a sfide difficili e problematiche per tutti. È necessaria un’Alleanza forte e coesa e, al contempo, una maggiore cooperazione bilaterale tra Paesi alleati e partner, non solo nel campo militare e nel rapporto tra Forze Armate, ma anche nel settore industriale e tecnologico”. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, al termine del Consiglio Atlantico in formato ministri della Difesa che si è tenuto ieri e oggi presso il quartier generale della Nato.

IL MEETING

“Un meeting molto positivo”, ha aggiunto il ministro, commentando le due intense giornate di lavori che lo hanno visto impegnato anche in numerosi incontri bilaterali a con i suoi omologhi titolari di Ministeri della Difesa. La ministeriale è stata l’occasione per fare il punto sugli scenari futuri che la Nato dovrà affrontare e sulle necessità economiche, finanziarie e militari dei Paesi che vogliono contribuire all’Alleanza. I ministri si sono confrontati, in particolare, sull’Ucraina, nonché sull’attuale postura dell’Alleanza in previsione del Summit di Vilnius che si terrà a luglio.

FINLANDIA E SVEZIA

Alla sessione odierna, dedicata alla deterrenza e difesa, hanno anche preso parte, quali rappresentanti di Paesi invitati, i ministri della Difesa finlandese e svedese. “L’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato sarà un valore aggiunto per la nostra difesa collettiva” ha affermato Crosetto.

IL SOSTEGNO ALL’UCRAINA

Ieri il ministro ha incontrato l’omologo ucraino Oleksii Reznikov al quale ha ribadito il più convinto sostegno dell’Italia, insieme agli alleati e partner di Nato e Unione europea, all’Ucraina. Un impegno che mira a garantire la libertà, il diritto all’integrità territoriale, all’indipendenza e alla difesa del popolo ucraino.

L’OBIETTIVO 2%

Tema al centro della riunione e in vista del summit di Vilnius è l’obiettivo Nato del 2% del Pil speso in difesa. L’Italia, ha ricordato Crosetto, è sotto il 2%. “Ci siamo impegnati, tutti i governi si sono impegnati a raggiungerlo entro una data che varia a seconda del governo e a seconda della riunione della Nato” a cui si partecipa. “Mi sono permesso di inserire nelle dibattito, anche se non era sul tavolo, il tema di coniugare l’impegno per la spesa al 2% con i limiti dei parametri europei che obbligano una scelta di quel tipo a subire altri tagli. Ho posto un tema che va al di là della Nato”, e riguarda “soprattutto gli alleati che fanno parte della Nato ma che sono membri dell’Unione europea”. A chi chiedeva se vi sia stata una risposta a questa questione da parte dei paesi Ue membri della Nato, e se qualcuno abbia sostenuto l’idea di uno scorporo del 2% della spesa per la Difesa dal calcolo del deficit nel Patto di stabilità, il ministro ha replicato: “Non facciamo domande e risposte in questi meeting, ognuno fa dei ragionamenti e gli altri sentono quello che i colleghi dicono”.

Il tema “l’ho posto perché l’impegno che pretendono molti alleati della Nato è quello di raggiungere cifre del 3-4%, e alcune nazioni sono già al 4%”, ha continuato. “Io ho parlato della difficoltà in Italia di raggiungere già l’obiettivo che ci siamo dati, e tutti i governi hanno dichiarato di voler raggiungere il 2%. Bisogna essere seri, non si può venire qua e raccontare cose diverse; io ho raccontato quelle che erano le problematiche italiane di collegare quel 2% al bilancio che ogni anno deve approvare il Paese, e alle regole che l’Europa impone collegate col bilancio”.

L’Italia tra il 2% Nato e le norme Ue. Cos’ha detto Crosetto

L’Italia non ha ancora raggiunto l’obiettivo di dedicare alla spesa militare almeno il 2% del bilancio dello Stato, come prevede un impegno preso dagli alleati della Nato nel 2014, ma bisogna considerare anche che ci sono i vincoli imposti dal Patti di stabilità dell’Ue che non tengono conto di questo impegno, ha spiegato il ministro

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