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Le tensioni che hanno caratterizzato l’area settentrionale del Kosovo, scatenate dalle proteste della comunità serba del Paese contro la nuova normativa sulle targhe automobilistiche e sui documenti di identità, ha riportato l’attenzione internazionale sulla regione, preoccupata anche dalle possibili ripercussioni che la guerra in Ucraina potrebbe avere sul fragile equilibrio balcanico. Domenica, inoltre, le sirene anti-aeree hanno suonato per alcune ore intorno alla regione di Mitrovica, città settentrionale del Paese, vicina al confine con la Serbia, dove si concentrano le operazioni del contingente di Carabinieri italiani della Multinational specialized unit, l’unità specializzata di polizia militare della missione Kfor.

Il contingente italiano

L’Italia, infatti, è coinvolta in prima linea nella missione Kosovo Force (Kfor), la forza militare internazionale guidata dall’Alleanza Atlantica responsabile di ristabilire l’ordine e la pace in Kosovo su mandato delle Nazioni Unite. Il contingente italiano è presente nel Paese balcanico fin dal primo giorno di attivazione della missione, entrando in Kosovo alla mezzanotte del 12 giugno 1999 e raggiungendo la città di Peć/Peja due giorni dopo, dove ancora adesso è concentrato il grosso dello schieramento. All’operazione, che vede la partecipazione di circa 3800 unità provenienti da venti Paesi Nato e otto da Stati amici e alleati, l’Italia fornisce il contingente più numeroso, con 638 militari, 230 mezzi terrestri e un mezzo aereo, superando persino quello degli Stati Uniti (635). Tra il 2013 e il 2021, inoltre, l’Italia ha guidato il comando di Kfor e attualmente esprime il vice comandante, il generale Luca Piperni.

Il Comando regionale Ovest

In particolare, l’Italia ha la responsabilità del Comando regionale occidentale RC-W, diretto dal colonnello dell’Esercito italiano Ivano Marotta, acquartierato nella base di Villaggio Italia, vicino a Peja/Peć, nell’ovest del Paese, con il contributo di Austria, Croazia, Macedonia del Nord, Moldavia, Polonia, Slovenia, Svizzera e Turchia. Il nucleo fondamentale dell’unità è il reggimento Piemonte Cavalleria (2°), unità esplorante della brigata alpina Julia, che ha rilevato il reggimento artiglieria terrestre “a Cavallo” il 26 luglio scorso.

Le unità dell’RC-W

Il Comando è basato su tre elementi multinazionali: un battaglione cinetico, un battaglione non-cinetico e un gruppo di supporto logistico. Il primo rappresenta la componente di manovra del Comando, incaricata di supportare le organizzazioni locali e internazionali in caso di deterioramento della situazione di sicurezza in Kosovo e rapidamente dispiegabile in tutta l’area di responsabilità della RC-W. Il battaglione non cinetico è invece incaricato di supportare la situational awareness e di condurre la campagna di comunicazione insieme alle autorità locali per monitorare costantemente la situazione sociale, economica, politica e di sicurezza dell’area. Opera anche con dodici assetti chiamati Liaison and monitoring teams (Lmt), che contribuiscono a migliorare le relazioni con le comunità dell’area e a promuovere la credibilità di Kfor nei confronti dei cittadini.

La Multinational specialized unit

Altro assetto fondamentale di Kfor, dipendente direttamente dal comando della missione Nato, è il Multinational specialized unit (Msu), basato a Pristina e composto interamente da Carabinieri italiani e comandato da un ufficiale dell’Arma, attualmente il colonnello Maurizio Mele, che fornisce anche la consulenza al comando di Kfor su tutte le questioni di polizia civile. L’Msu fornisce a Kfor la capacità per le operazioni di sicurezza, tra cui il controllo dell’ordine pubblico e anti-sommossa e la raccolta e la valutazione di informazioni d’Intelligence criminale. L’Msu fornisce anche consulenza, formazione e supporto alle forze di polizia locali. Da sempre il nucleo di Carabinieri è stato impiegato nella zona nord del Paese, caratterizzata da una forte presenza di popolazione di etnia serba, e soprattutto nella città di Mitrovica, dove si sono concentrate le proteste.

L’Intelligence di Kfor

Anche il Kfor Intelligence, surveillance and reconnaissance battalion (Isrbn), di stanza a Pristina, è attualmente comandato da un ufficiale dell’Esercito italiano, il tenente colonnello Fabrizio Naso. L’Isrbn comprende un nucleo di organizzazioni e risorse combinate che hanno come funzioni primarie la sorveglianza, la ricognizione e l’Intelligence, uno sforzo costante da parte di professionisti altamente addestrati provenienti da otto Paesi Nato e partner, che operano quotidianamente per fornire informazioni qualificate in tempo utile per sostenere le decisioni del comandante di Kfor e garantire il successo della missione.

Gli altri assetti

Infine, circa novanta militari appartenenti alle tre Forze armate e all’Arma dei Carabinieri sono dislocati presso il comando Nato di Pristina, al Quartier generale di Kfor. Un Liaison monitoring team a leadership italiana è poi inquadrato nel Regional command East guidato dagli Stati Uniti, che opera nella capitale.

Kosovo, ecco l’impegno dei militari italiani per Kfor

L’Italia è presente in Kosovo fin dal primo giorno della missione Kfor, la forza multinazionale a guida Nato incaricata dall’Onu di mantenere la pace nel Paese. Le nostre Forze armate schierano al momento il contingente più numeroso, avendo anche la responsabilità del Comando regionale Ovest, e i Carabinieri sono impegnati in particolare nella regione di Mitrovica, dove si concentrano le tensioni

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