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Più che quando, come. A Bruxelles cresce il pressing per alzare la posta delle sanzioni contro la Russia. Il colpo assestato contro le importazioni di carbone ha lanciato un segnale politico ma non basta. Lo ribadiscono di continuo gli Stati Uniti di Joe Biden da una parte, l’Ucraina di Volodymyr Zelensky dall’altra.

A un mese e mezzo dall’inizio dell’invasione russa, le casse di Mosca stanno reggendo l’urto delle sanzioni più del previsto. Di qui l’appello all’Ue, è tempo di colpire la Russia dove fa più male: petrolio e gas. Se un bando del metano russo è ancora una chimera – troppi i Paesi Ue che fanno muro, dalla Germania alla Slovenia – sanzionare l’“oro nero” di Vladimir Putin non è più un tabù.

L’ultimo pacchetto approvato la settimana scorsa, il quinto, ha ancora una volta graziato il petrolio, un business che all’Ue frutta più di 4 miliardi di euro l’anno. Tra le misure economiche settoriali sono inclusi “beni e tecnologie adatti a determinate categorie di progetti di prospezione e produzione di gas e petrolio” ma rimane una lunga serie di esenzioni per i prodotti derivanti dalla raffinazione e per il transito di navi e altri mezzi di trasporto del combustibile.

Né il nodo politico è stato sciolto lunedì scorso, quando il Consiglio Affari esteri dell’Ue riunito in Lussemburgo ha glissato evitando di mettere all’ordine del giorno il bando alle importazioni. L’Italia – quinto importatore europeo di petrolio russo secondo i dati Eurostat – da parte sua ha chiarito sia con il presidente del Consiglio Mario Draghi sia con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio di essere disposta, se necessario, a chiudere gli oleodotti.

A dar manforte al fronte interventista in Ue, che, scrive Repubblica, conterebbe una dozzina di Paesi pronti a bloccare le importazioni, ci sarebbe la minaccia delle sanzioni secondarie americane. Ovvero le misure, ampiamente utilizzate con Donald Trump alla Casa Bianca, che non colpiscono solo le aziende del Paese nel mirino ma anche quelle di Paesi partner e alleati che continuano a farci affari. In attesa che si sblocchi l’impasse, mentre la guerra continua e si intensifica nell’Est dell’Ucraina, dove Putin vuole reclamare una vittoria in tempi rapidi e la “liberazione” dell’interno Donbas, altre sanzioni europee sono pronte a entrare in azione.

Da sabato scatterà il divieto di accesso ai porti europei per tutte le navi registrate sotto la bandiera della Russia. Venerdì invece entrerà in vigore la ghigliottina, decisa a metà marzo, sulla prestazione di servizi di rating alle persone fisiche e giuridiche residenti in Russia. Esenzioni saranno invece previste e approvate durante il Coreper questo mercoledì per una serie di associazioni umanitarie che operano nell’Est dell’Ucraina.

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