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Il parlamento si sta muovendo per chiedere al governo chiarimenti sulle quattro stazioni di polizia cinese d’oltremare presenti in Italia, accusate di controllare la popolazione all’estero utilizzando la facciata di centri di assistenza per attività domestiche e amministrative.

Questa settimana sono state depositate alla Camera e al Senato due interrogazioni, una dell’opposizione e una della maggioranza.

Lia Quartapelle, responsabile esteri del Partito democratico, ha chiesto “se il governo non ritenga di rivedere gli accordi sottoscritti con la Repubblica Popolare Cinese in materia di cooperazione per la pubblica sicurezza” ricordando inoltre che “l’Italia sarebbe, al momento, uno dei pochissimi Paesi al mondo, e l’unico del G7, ad aver avviato una collaborazione con le forze di sicurezza cinesi per dei periodici pattugliamenti congiunti sui rispettivi territori”. Mara Bizzotto, senatrice della Lega, ha chiesto al governo quali iniziative intenda “intraprendere al fine di verificare se tali stazioni d’oltremare nascondano un’architettura più ampia di spionaggio e controllo nei confronti delle comunità cinesi presenti sul territorio italiano”; e se intenda “chiedere chiarimenti alla rappresentanza diplomatica della Repubblica popolare cinese in Italia” e “procedere ad iniziative comuni a livello di Unione europea per affrontare il tema”.

Nel caso dell’interrogazione di Quartapelle il ministero delegato a rispondere è quello dell’Interno, guidato dal prefetto Matteo Piantedosi, al quale si era rivolta nei giorni scorsi anche la deputata Erica Mazzetti di Forza Italia con una lettera per chiedere di fare piena luce sulle stazioni di polizia cinese d’oltremare. Delegato a rispondere all’interrogazione di Bizzotto è invece il ministero degli Esteri guidato da Antonio Tajani.

Un rapporto di Safeguard Defenders, organizzazione non governativa che si occupa di diritti umani, ha acceso l’attenzione occidentale sulle stazioni di polizia cinese d’oltremare. Ben 54 stazioni in 30 Paesi del mondo. Quattro sono in Italia, come rivelato dal Foglio: a Milano, Prato, Firenze e Roma. Ufficialmente si occupano di “contrastare il crimine organizzato internazionale” e fornire “servizi amministrativi” come il rinnovo delle patenti dei cittadini cinesi. Ma secondo Safeguard Defenders effettuerebbero in realtà “operazioni di persuasione” per costringere gli oppositori del regime comunista a tornare in patria. Poliziotti in borghese in Paesi in cui non hanno autorità, dietro maschere di mediatori culturali.

Molti i governi, in Europa e in America, hanno avviato indagini sul caso tramite i ministeri dell’Interno e le agenzie di intelligence. Nei giorni scorsi, il ministero degli Esteri olandese ha dichiarato “illegali” le due “stazioni di polizia” aperte dalle autorità della Cina con l’obiettivo di reprimere i dissidenti cinesi in Europa e ne ha ordinato la chiusura.

Poliziotti o mediatori? Il parlamento chiede chiarezza sulle stazioni cinesi

Quartapelle (Pd) e Bizzotto (Lega) hanno depositato due interrogazioni per fare chiarezza sui centri aperti da Pechino a Milano, Prato, Firenze e Roma. Già molti governi hanno aperto indagini. Per l’Italia la situazione è ancor più delicata, essendo uno dei pochi Paesi al mondo, l’unico G7, ad avere una collaborazione tra forze di sicurezza per pattugliamenti congiunti

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