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Ancora turbolenze in Europa sul versante del gas naturale – proprio mentre l’aumento della pressione russa dovrebbe spingere i Ventisette a fare fronte comune. La Commissione ha fatto passare un mese da quando i Paesi si sono accordati sull’imporre un tetto al prezzo del gas. Poi, rincorsa dalla maggioranza degli Stati (Italia inclusa), martedì ha finalmente proposto una soluzione per implementarlo. Peccato che sia una misura pensata per non essere mai applicata.

La soluzione dell’esecutivo di Ursula von der Leyen prevede un tetto ai prezzi del gas all’ingrosso pari a 275 euro per megawattora (per dare un riferimento, i prezzi dell’ultimo decennio solitamente oscillavano tra i 5 e i 35 €/MWh). Tuttavia – e qui c’è il nocciolo della questione – il tetto si applicherebbe solo se i prezzi rimanessero superiori a quella soglia per due settimane consecutive. Non solo: la forbice tra il prezzo del gas e quello del gas naturale liquefatto (gnl) dovrebbe restare più alta di 58 €/MWh per 10 giorni.

Questa serie di condizioni non si è verificata nemmeno durante il picco record di agosto, quando i prezzi del gas secondo l’indice di riferimento europeo hanno sfiorato i 350 €/MWh, ma sono rimasti sopra i 275 €/MWh solo per una settimana. Un lasso di tempo breve che non si è certo tradotto in un caro-bollette meno aggressivo, dato che una serie di fattori convergenti – specie l’uso politico del gas da parte di Vladimir Putin – hanno quintuplicato la media dei prezzi rispetto al 2021. Mese per mese.

“È uno scherzo… È una proposta che non porterà a nulla di utile per nessuno […] un non-tetto [che] rischia seriamente di compromettere la fiducia nella Commissione per quanto riguarda la gestione della crisi energetica”, ha dichiarato Simone Tagliapetra, senior fellow di Bruegel (think tank di riferimento a Bruxelles), parlando al Financial Times. Dello stesso avviso Xavier Blas, penna di Bloomberg per energia e commodities: “Si tratta di un tetto concepito per non essere un tetto”, ha scritto su Twitter.

È difficile non intravedere lo zampino dei Paesi cosiddetti “frugali”, quelli che da mesi si oppongono all’implementazione del tetto al prezzo del gas – soluzione che Mario Draghi caldeggiava già a marzo per tamponare gli effetti rovinosi del caro-energia. La Commissione ha più volte posto l’accento sulla necessità di non “spaventare” i potenziali venditori di gas con un limite che avrebbe diminuito il loro guadagno e li avrebbe spinti a vendere altrove.

Questo è lo stesso argomento che impugna la Germania, la quale, essendo il Paese Ue più esposto alla carenza di gas (e disponendo dei fondi necessari), lavora per assicurarsi la massima fornitura possibile. Gli stoccaggi pieni hanno reso meno terrificante l’ipotesi di un inverno senza flussi russi, ma rimangono le incognite (il meteo, i guasti, Mosca) e la prospettiva, per certi versi ancora più spaventosa, dell’inverno 2023/2024.

Per sostituire le importazioni russe l’Ue ha chiamato a sé (strapagandolo) miliardi di metri cubi che solitamente andavano ai mercati asiatici, alimentando l’inflazione energetica e “stringendo” i margini del mercato spot. Ma la concorrenza per riempire gli stoccaggi dalla prossima primavera sarà brutale, considerando un’Ue un pochino più povera, i flussi russi ancora più risicati, un mercato rimasto tiratissimo e le economie asiatiche col coltello tra i denti, tra cui la Cina che potrebbe tornare a comprare (nel 2022 la strategia Covid-zero ha ridotto grandemente i suoi consumi). Tutte condizioni che possono favorire una riedizione dei picchi, insopportabili, dello scorso agosto.

Dunque, a detta della Commissione, il tetto al prezzo a 275 €/MWh “è stato progettato per arrivare pronti per la stagione di riempimento del prossimo anno e per la difficile situazione in cui dovremo riempire i nostri depositi sotterranei di gas senza l’accesso al gas russo”, ha dichiarato la commissaria europea all’energia, Kadri Simson. Per poi aggiungere che il livello del tetto proposto potrebbe essere rivisto durante le discussioni con gli Stati membri – che si riuniranno giovedì per una ministeriale d’emergenza ma difficilmente approveranno la proposta prima della prossima riunione, il 19 dicembre.

Nel frattempo, l’indice di riferimento dei prezzi europei viaggia sui 120 €/MWh. Una netta riduzione rispetto ad agosto, frutto della tranquillità dei mercati a fronte del riempimento degli stoccaggi, della diminuzione della domanda e la riduzionedella leva di Putin, che ha già tagliato, e tanto, i flussi verso l’Ue (e infatti non ha smosso il mercato con l’ultima boutade). La progressiva riduzione degli ultimi tre mesi dovrebbe riflettersi nelle prossime bollette, ma l’incertezza rimane alta quanto i prezzi – che sono tuttora insostenibili, specie per le aziende energivore, le quali non sopravviverebbero al genere di prezzi che il tetto al prezzo proposto dalla Commissione vorrebbe contenere. Prezzi che metterebbero a dura prova le economie, e la tenuta sociale, dell’Ue.

 

Immagine: © Copyright European Union 2017 – Marco Bertorello

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