Skip to main content

L’attenzione delle Forze armate sta tornando sulla dimensione marittima e sottomarina. Dopo il danneggiamento del Nord Stream è stato lanciato un allarme globale sulla vulnerabilità delle reti energetiche subacquee, accolto anche dal nostro Paese. Proprio la scorsa settimana infatti l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo di Stato maggiore della Difesa, ha parlato di un piano lanciato in accordo con il ministro Lorenzo Guerini per aumentare le misure di tutela a protezione delle infrastrutture strategiche nel Mediterraneo che garantiscono l’approvvigionamento energetico italiano, a partire dal Canale di Sicilia. Impegno ribadito anche nei dibattiti del Trans-regional seapower symposium di Venezia. Ne abbiamo parlato con l’ammiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte, esperto militare e docente di Studi strategici.

Il nostro Paese riconosce il Mediterraneo allargato quale principale area di riferimento strategico. Quale ritiene dovrebbero essere le priorità nazionali per permettere all’Italia di assumere un ruolo da protagonista nella regione?

La massima priorità, affinché il Paese conservi il proprio livello di benessere, è la salvaguardia del commercio internazionale marittimo. Insieme al commercio ci sono le infrastrutture marittime quali oleodotti, gasdotti, cavi sottomarini legati alla connettività ecc. Il desiderio italiano è di voler giocare un ruolo da protagonisti in quest’area e per farlo c’è un solo modo: adottare la strategia del “fratello maggiore”. Dunque, essere benevoli verso tutti e favorire le sinergie nella regione, come si fece una quindicina di anni fa favorendo lo scambio di informazioni virtuali per tutta l’area del Mediterraneo, organizzato proprio dalla Marina militare italiana. Ne è un esempio il caso dell’Algeria, che abbiamo supportato per anni e che ora ci sostiene a sua volta attraverso le forniture energetiche. Parallelamente a questo, vi sono le riunioni periodiche a carattere biennale del Trans-regional seapower symposium proprio per conoscere e riunire insieme i capi delle Marine militari dell’area, per cercare di instaurare nuove collaborazioni e sinergie, in un’ottica di scambio reciproco.

La centralità del Mediterraneo è un elemento strategico non solo per l’Italia, ma anche per l’Europa e la Nato. Ci sarà bisogno di implementare sinergie con gli alleati. L’Italia può ambire a una posizione di leadership di queste probabili iniziative future, e come?

Nell’ambito europeo l’Italia è già una potenza in questo senso. Mentre nella cornice Nato occupiamo una posizione più defilata. Questo perché disponiamo di un livello di forze nelle tre dimensioni – terrestre, aerea, marittima – che è considerato dai nostri alleati inferiore rispetto a quello che potremmo esprimere, non in senso qualitativo ma quantitativo. Quindi, nell’Alleanza Atlantica siamo ancora un po’ “al traino” degli altri. Mentre in Europa possiamo influenzare in modo più significativo la politica comunitaria. Ciò nonostante, vi è da fare una precisazione. Ultimamente con questa nuova attenzione al dominio marittimo prevale un sentimento di giusto orgoglio nazionale e il conseguente desiderio di avere una posizione preminente rispetto agli altri. Tuttavia, ad oggi quello che dovrebbe prevalere è il sentimento e la voglia di sopravvivenza economica, e non solo fisica.

Al recente simposio di Venezia, il capo di Stato maggiore della Marina, Enrico Credendino, ha parlato della necessità di un approccio olistico per garantire la sicurezza delle vie marittime. C’è necessità di superare una sorta di sea-blindness che colpisce il sistema Italia. Che ruolo dovranno avere le forze navali nazionali in questo senso?

Il ruolo delle forze navali nazionali è da una parte quello di prevenire le crisi e sedarle, e dall’altra proteggere sia il commercio sia le infrastrutture strategiche. Questo fa parte di un approccio olistico perché le Forze armate, e in particolare le Forze della Marina militare, non sono più occupate solo nel portare avanti battaglie navali ma sono impegnate a creare una situazione che garantisca il maggior livello di sicurezza possibile.

Quali sono gli strumenti a disposizione del nostro Paese e della Marina militare per provvedere alla protezione di cavi e pipeline in modo da continuare a garantire la connettività e l’approvvigionamento energetico?

In primo luogo è necessaria una sorveglianza particolare nelle zone di passaggio di tali infrastrutture critiche, che dovrà inevitabilmente essere ampliata e ingrandita nella sua portata. Per adesso stiamo puntando alle infrastrutture subacquee più vicine e quindi si dovrà pensare e provvedere un po’ a tutte quelle infrastrutture che esistono nell’area. In secondo luogo bisognerà, in accordo con le industrie, creare via via dei sistemi di intervento rapido. Siccome non è possibile prevenire le minacce in modo completo al 100%, si dovranno creare delle capacità di intervento rapido per fermare eventuali conseguenze e ripercussioni dovute a sabotaggi o guasti.

Di fronte alla crescente rilevanza della dimensione marittima e sottomarina, è importante puntare sull’innovazione. Che ruolo può giocare in questa dimensione la componente unmanned?

Le Marine dispongono e impiegano la componente unmanned ormai da vent’anni, non è qualcosa di nuovo. Tuttavia, solo nell’ultimo periodo si sta ampliando ed espandendo sempre di più. Innanzitutto, la componente unmanned è stata usata, e viene usata ancora oggi, per la “guerra di mine”. Così da sminare le aree di mare che sono state minate in passato. Poi vi sono degli altri sistemi subacquei, di più recente introduzione al servizio, quali i sommergibili, che possono lanciare dei droni a guida remota e non solo. In questo quadro bisogna però considerare anche i sistemi che possono agire ed essere sopra la superficie, dal momento che finalmente si stanno sviluppando i droni lanciabili e recuperabili dal mare. Dunque, la componente unmanned per la Marina non è certamente una novità, ma ricopre un ruolo molto rilevante. D’altronde è molto più pratico mandare un mezzo unmanned a sorvegliare le aree che ospitano infrastrutture critiche, piuttosto che dispiegare un elicottero con quattro persone a bordo.

Così difendiamo le infrastrutture sottomarine. Il punto dell'amm. Sanfelice

Le Forze armate tornano a guardare al dominio marittimo e alla sua sicurezza, anche in risposta alla crescente vulnerabilità delle infrastrutture strategiche sottomarine preposte a provvedere all’approvvigionamento energetico. Per proteggere tali infrastrutture “bisognerà, in accordo con le industrie, creare via via dei sistemi di intervento rapido” secondo l’ammiraglio Sanfelice di Monteforte

Biden celebra l'Italia nel Columbus day. Con due novità significative

In occasione del Columbus Day, la festa degli italiani emigrati negli Usa nel corso dei secoli, il presidente ha ribadito la posizione di “vitale alleato Nato e partner dell’Unione europea. Perché oggi la partnership tra Italia e Stati Uniti è essenziale nei nostri sforzi per affrontare le più pressanti sfide globali”. Significativo il mancato riferimento alla persecuzione dei nativi americani (presente nel 2021) e la menzione del ruolo nella Nato e in Ucraina

L'Italia riparta dai campi. Ma prima si metta al riparo dal climate change

In un’intervista al Sole 24 Ore il direttore generale dell’Ismea, Maria Chiara Zaganelli, spiega perché l’agricoltura è più che mai un settore strategico per l’Italia. E perché va protetto dai cambiamenti climatici

Chi contagia le piazze con il virus russo vuole riportarci agli anni '70?

Si scorge un tragico fil rouge tra disagio da crisi economica, che può sfociare in manifestazioni di piazza non necessariamente pacifiche, e l’infiltrazione di soggetti/movimenti filo-russi pronti ad alimentare la radicalizzazione politica

Price cap e decoupling, effetti collaterali sul gas. Gli scenari di Villafranca

“Grazie agli stoccaggi siamo messi meglio rispetto ad altri Paesi come la Germania, che in questi anni ha sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare sul gas, con il Nord Stream 1 prima e con il Nord Stream 2 dopo. Un cap si potrebbe mettere al prezzo dell’energia elettrica più che al gas. Ma poi la politica dovrà decidere chi sostenere e chi far pagare di più”. Le riflessioni dell’esperto Ispi

Taiwan, l’isola che non c’è (ma che vuole esserci)

“L’isola sospesa. Taiwan e gli equilibri del mondo” è il nuovo libro di Stefano Pelaggi, storico, docente alla Sapienza e Research Fellow al Centre for Chinese Studies a Taipei. Esperto di Asia e conoscitore di Taiwan, Pelaggi nel libro edito da Luiss University Press ricostruisce il valore dell’isola che la Cina considera una provincia ribelle e che sta acquisendo una centralità crescente negli affari internazionali e nell’economia globale

Controlli cardiovascolari gratuiti per prevenire malattie gravi

La Fondazione Artemisia, unitamente alla Rete Artemisia Lab e ai suoi amici e consulenti, ha dato la propria disponibilità ad effettuare screening e consulenze gratuite per adulti e ragazzi nell’ambito dell’evento Tennis & Friends, dedicando due giornate intere alle malattie cardiovascolari

TTC Ue Usa

Con l'Ucraina cambia (anche) il valore del Trade and technology council

Di Noah Barkin e Agatha Kratz

Quando il Ttc è stato lanciato, quasi un anno fa, ci si trovava in un contesto di sospetti reciproci. In Europa si temeva che Washington considerasse il forum uno strumento per contenere la Cina. Washington sospettava che il Ttc, con i suoi dieci gruppi di lavoro, si sarebbe trasformato in uno strumento poco efficiente. Ma la guerra in Ucraina ha cambiato queste dinamiche. L’analisi di Noah Barkin, visiting senior fellow Asia Program presso il German Marshall Fund e Agatha Kratz, direttore del Rhodium Group

Il regime non potrà sopprimere a lungo la Generazione Z iraniana

I manifestanti che protestano in Iran sono composti in gran parte da giovani che non si riconoscono nel sistema di pensiero e governo della Repubblica islamica. Per la teocrazia non sarà facile fermarli, e non potrà per sempre spingere le repressioni

L'attentato alla Sinagoga è un "secondo tradimento agli ebrei"

Secondo il semiologo Ugo Volli, l’attentato alla sinagoga di 40 anni fa è uno dei grandi misteri italiani, per il quale ancora non è stata svelata la verità e ancora nessuno si è fatto alcun giorno di galera. I fatti dell’82 sono gravissimi per le implicazioni e per gli intrecci evidenti con la politica. Senza contare che la meschinità dell’accaduto è riscontrabile anche dal fatto che vennero colpiti prevalentemente bambini

×

Iscriviti alla newsletter