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In meno di tre settimane l’Unione europea ha presentato all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) due cause contro la Cina. La più recente è a difesa delle aziende tecnologiche europee: l’accusa a Pechino di aver impedito loro di tutelare i loro diritti sui brevetti “essenziali standard”, come quelli sulle tecnologie di rete mobile 3G, 4G e 5G. A fine gennaio la Commissione europea aveva deciso di presentare ricorso per le “politiche commerciali discriminatorie” contro la Lituania da parte della Cina, intense come reazione al via libera di Vilnius all’apertura di un ufficio di rappresentanza di Taiwan nella capitale.

Secondo le regole del commercio internazionale, i titolari di questi brevetti devono concederli in licenza ai produttori, per esempio di cellulari, a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie. Se il produttore non rispetta queste condizioni e produce senza licenza il titolare dei diritti può chiedere compensazione. Ma dall’agosto del 2020, dopo la stretta statunitense sul 5G “made in China” con la conseguente pressione di Washington sugli alleati europei per muoversi nella stessa direzione, Pechino ha deciso che i tribunali cinesi possono vietare ai titolari di brevetti di rivolgersi a un tribunale non cinese tramite un’ingiunzione “anti-querela”, con multe da 130.000 euro al giorno per chi non si conforma. Si tratta di una forma di pressione, ha spiegato la Commissione europea, che impedisce alle società dell’Unione europea e con brevetti high-tech di proteggere legittimamente le loro tecnologie e finisce per danneggiare l’innovazione e la crescita in Europa.

“Le aziende europee hanno il diritto di chiedere giustizia su condizioni eque quando la loro tecnologia viene utilizzata illegalmente”, ha dichiarato Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea, spiegando le ragioni dell’avvio delle consultazioni all’Organizzazione mondiale del commercio. “Dobbiamo proteggere la vivace industria dell’high-tech europea, un motore per l’innovazione che garantisca il nostro ruolo di guida nello sviluppo” del settore, ha evidenziato Dombrovskis. Tra le aziende europee colpite dall’ingiunzione ci sono Conversant, Ericsson, InterDigital e Sharp.

In generale, si tratta dell’undicesimo caso dell’Unione europea contro la Cina all’Organizzazione mondiale del commercio. Le consultazioni sulla risoluzione delle controversie richieste dall’Unione europea sono il primo passo nei procedimenti legali di questo tipo. Se non si arriverà a una soluzione entro 60 giorni, l’Unione europea potrà chiedere all’Organizzazione mondiale del commercio di istituire un collegio per pronunciarsi sulla questione

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