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Mancano pochi giorni al primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile. Luiz Inácio Lula da Silva avrebbe il 48% dei consensi degli elettori per il primo turno delle elezioni del 2 ottobre, mentre Jair Bolsonaro il 31%. L’ultimo sondaggio di Ipec, il candidato socialista sarebbe vicino al 50%, il che darebbe la vittoria senza bisogno del ballottaggio. C’è però da tenere conto l’indice di astensione e di voti nulli.

In un potenziale secondo turno, previsto per il 30 ottobre, il vantaggio di Lula sarebbe di 19 punti percentuali: con 54% di voti di fronte al 35% di Bolsonaro. Il monitoraggio ha rivelato un’approvazione della gestione dell’attuale presidente di circa il 29%. Candidati con nessuna chance sono Ciro Gomes, del Partito Democratico Trabalhista, con il 6 %, e Simone Tebet, del Movimento Democratico Brasiliano con il 5%.

“Sono felice perché intravedo la possibilità che la democrazia stia tornando al Paese, che le persone stanno tornando ad uscire sulle strade, che le persone possano vestirsi come vogliono senza essere molestate”, ha dichiarato Lula in un comizio, uno degli ultimi della campagna elettorale, insieme ad artisti ed intellettuali nella città di Sao Paolo. Mentre la nota presentatrice e cantante Xuxa si è espressa a favore di Lula, Bolsonaro ha ricevuto l’endorsement del calciatore Neymar.

La partita sembra chiara. Anche un’analisi dell’agenzia Ansa sostiene che i sondaggi parlano chiaro: “Lula ha un vantaggio di circa 12 punti e potrebbe non aver bisogno del ballottaggio, una situazione che di certo eviterebbe ulteriori scontri e polemiche in vista di un ballottaggio il cui esito sarebbe incerto non tanto per le percentuali, quanto per l’eventuale reazione di Bolsonaro e delle forze armate”.

Bolsonaro ha preferito dichiarare che aspetterà il risultato del conteggio elettronico per decidere se accetterà il risultato, denunciando che è vittima di una persecuzione da parte del Tribunale Supremo Elettorale: “Così come non hanno oggigiorno come verificare il processo elettorale, l’altra parte (dell’opposizione, ndr), non ha come verificare che è stato serio”. Ha chiesto che rappresentanti delle Forze Armate possano presenziare il conteggio dei voti elettronici per ridurre le possibilità di frode. Una retorica molto simile alla narrativa tessuta di Donald Trump nelle ultime elezioni degli Stati Uniti.

Nel podcast “News Briefing” del Financial Times si è parlato con attenzione delle elezioni in Brasile perché si tratta della più grande economia dell’America latina. Michael Pooler, corrispondente del FT in Brasile, segnala che questo voto è stato descritto come il più consequenziale dal ritorno della democrazia in Brasile negli anni ’80, dopo 21 anni di dittatura militare. In gara ci sono “due nemesi politiche che presentano visioni molto diverse del futuro per il paese più popoloso dell’America Latina […] Ma una grande domanda è se hanno gli strumenti adeguati e l’ambizione per affrontare le grandi sfide economiche del Brasile. Negli ultimi dieci anni, l’economia è cresciuta a malapena. C’è stato un calo del tenore di vita in Brasile, che una volta era un tesoro dei mercati emergenti, ha davvero deluso”.

Da Bolsonaro possiamo aspettarci una continuazione delle politiche pro-business e market-friendly, secondo Pooler. Il governo ha dato concessioni alla banca centrale e ha avviato di già alcune privatizzazioni, che sono state frustate da una riforma molto complessa del sistema fiscale”. Ora Lula, invece, fedele alle sue idee di sinistra, vuole maggiori investimenti pubblici nelle infrastrutture, ha in programma di mettere una mano più ferma sulla compagnia petrolifera statale Petrobras e vuole che il Brasile svolga un ruolo maggiore nella transizione verso l’energia pulita.

Per l’organizzazione internazionale Human Right Watch (Hrw) le autorità del Brasile devono garantire che i cittadini possano esercitare il diritto di voto in modo “libero e sicuro”. È il loro impegno “proteggere elettori, candidati, addetti alle operazioni di voto e volontari, anche con restrizioni temporanee sulle armi”.

Al momento, secondo l’organizzazione, c’è un aumento di tensione poco prima del voto della “violenza politica, intimidazioni ai danni di giornalisti e tentativi di minare la fiducia nel sistema elettorale. Su Internet e nella vita reale, hate speech e intimidazioni e violenza politica grave hanno fatto sì che molti brasiliani abbiano paura di esprimere opinioni politiche ed esercitare i loro diritti politici”.

Ugualmente, “i governi stranieri dovrebbero sostenere elezioni libere e giuste in Brasile. La comunità internazionale deve sostenere il popolo brasiliano e respingere in modo inequivocabile qualsiasi tentativo di compromettere il diritto di voto e di privare i brasiliani del loro diritto a eleggere liberamente i loro rappresentanti”.

Il voto brasiliano rappresenta un appuntamento importante anche per tutta l’America Latina. Con un’eventuale vittoria di Lula, le economie più grandi della regione – Brasile, Messico, Argentina, Cile, Colombia e Perù – sarebbero in mano alla sinistra. Uno scenario simile a quello dei primi anni 2000, con Hugo Chavez in Venezuela, Evo Morales in Bolivia, Nestor Kirchner in Argentina, Rafael Correa in Ecuador e Lula da Silva in Brasile.

Lula contro Bolsonaro, gli effetti sull'America latina

Gli ultimi sondaggi sostengono che il leader socialista brasiliano è sempre più vicino al 50%, il che gli darebbe la vittoria al primo turno, ma le manifestazioni di sostegno a favore dell’attuale presidente Bolsonaro non mancano… Gli effetti geopolitici e non solo per la regione

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