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Dovrebbe essere davvero tutto pronto per il nuovo tentativo di lancio della missione Artemis 1, la prima del programma spaziale il cui obiettivo e riportare “il prossimo uomo e la prima donna” sulla superficie della Luna. Dopo la cancellazione della partenza nel corso della prima finestra utile, lunedì 29, e un ulteriore rinvio rispetto alla seconda possibilità di venerdì, la Nasa ha stabilito in sabato 3 settembre, alle ore 20.17 italiane, il nuovo tentativo per il lancio. La decisione è stata presa dall’Agenzia spaziale statunitense dopo la riunione tecnica del team di missione, che ha analizzato i problemi che avevano costretto allo stop del countdown lunedì.

I motivi del rinvio

Una perdita di idrogeno al terzo motore dello Space Launch System, il razzo vettore su cui viaggerà la navetta Orion con destinazione Luna, è stata la causa del rinvio del lancio. Il guasto non ha riguardato però il motore in sé, un’informazione che ha permesso di dare il via libera al nuovo tentativo di lancio. La Nasa ha modificato leggermente le procedure di caricamento del propellente, attraverso l’esecuzione di un testo cosiddetto di “chilldown” dei motori una mezz’ora circa prima del conto alla rovescia, durante la fase di riempimento dell’idrogeno liquido nello stadio centrale. Anche il meteo è migliorato, rispetto a lunedì, con i meteorologi della Space force degli Stati Uniti che hanno previsto condizioni favorevoli alla missione.

Una partenza complessa

I rinvii per missioni di questo tipo sono assolutamente normali, hanno precisato sia dalla Nasa che dall’Agenzia spaziale italiana, ricordando la complessità dei sistemi coinvolti e della missione stessa. “L’Sls è un razzo nuovo, fatto da milioni di componenti, e non volerà finché non sarà tutto pronto”, ha commentato l’amministratore della Nasa, Bill Nelson. “Volare – ha proseguito Nelson – è una questione rischiosa, e del resto l’obiettivo di Artemis è proprio quello di mettere sotto stress il più possibile l’intero sistema di lancio, in modo tale che funzioni perfettamente quando arriveremo al primo volo con astronauti di Artemis 2”.

La missione

Artemis 1 è la prima delle tre missioni previste dal programma di ritorno sulla Luna, che prevedono verso il 2025 lo sbarco della prima donna e del prossimo uomo sulla Luna. La missione vedrà il gigantesco vettore americano Sls portare per la prima volta la capsula Orion, senza uomini a bordo, attorno al satellite naturale terrestre. La missione porterà in orbita diversi strumenti scientifici e tre manichini. Una delle priorità è infatti quella di testare la capacità dello studio termico della capsula di proteggere i futuri equipaggi dalle alte temperature che dovranno affrontare al rientro nell’atmosfera. Costruita dalla Lockheed Martin, con il modulo di servizio fornito dall’Agenzia spaziale europea (Esa), Orion dovrà affrontare una missione di oltre un mese durante il quale entrerà e uscirà dall’orbita lunare. La data di rientro è prevista per l’11 ottobre, con un tuffo nell’oceano Pacifico. Si tratta di un “volo di test” e “non privo di rischi” secondo l’amministratore associato della Nasa, l’ex astronauta Bob Caban. Da questo volo, ha aggiunto, “abbiamo molte cose da imparare”. Il programma Artemis prevede inoltre nel futuro lo stabilimento di una presenza a lungo termine con un Campo Base Artemis sulla superficie lunare e la realizzazione della stazione spaziale Gateway in orbita.

Direzione Luna: a bordo c’è anche l’Italia

Rispetto ad Apollo, programma prettamente statunitense, Artemis vede invece un forte contributo internazionale e italiano, con il nostro Paese che è stato il primo a firmare gli Artemis Accords a ottobre del 2020. Il programma impiegherà, infatti, moduli per l’equipaggio e servizi di telecomunicazione di produzione italiana. L’Italia, inoltre, avrà un ruolo cruciale nella realizzazione della parte dotata di finestre del Modulo di servizio europeo (Esm), del lander logistico lunare e del modulo human landing lunare. Thales Alenia Space Italia, per esempio, produce la struttura di base dell’Esm, che fornisce tra gli altri l’elettricità e la propulsione, fino ai sottosistemi critici sviluppati per tutti e sei i moduli, che garantiranno le condizioni vitali e la sicurezza dell’equipaggio durante l’intera missione, come ad esempio il sistema per la protezione dai micrometeoriti e il controllo termico. Leonardo, invece, fornisce i pannelli fotovoltaici (Pva) che compongono le quattro “ali” del modulo di servizio e le unità di controllo e distribuzione dell’alimentazione (Pcdu) per i moduli Esm da 1 a 6, utili al controllo e alla distribuzione di energia al veicolo spaziale.

Il cubesat italiano

Su Artemis 1 volerà anche il cubesat dell’Asi, Argomoon, realizzato dall’azienda torinese Argotec, l’unico satellite europeo a partire con la missione. L’obiettivo di Argomoon, un cubesat 6U con una massa di appena 15 chilogrammi, sarà quello di fornire immagini a conferma della corretta esecuzione delle operazioni dell’Sls, che non sarà in grado di comunicare con la Terra al momento del rilascio dei vari cubesat presenti a bordo. Il piccolo satellite italiano agirà in autonomia, sperimentando così tecniche di controllo di grande utilità per il futuro anche per altre applicazioni.

Artemis, tutte le curiosità sul lancio. Aspettando domani

Sabato il nuovo tentativo di Artemis 1, la missione internazionale guidata dalla Nasa che riporterà “il prossimo uomo e la prima donna” sulla Luna. Risolto il problema tecnico che ha causato il rinvio del lancio, i pronostici sembrano rassicuranti. La partenza della missione è ora prevista per le 20.17 italiane

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