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Al summit di Madrid di fine giugno, gli Stati membri della Nato hanno approvato il nuovo Strategic concept dell’Alleanza Atlantica a circa dodici anni dall’ultimo Concetto strategico adottato a Lisbona nel 2010. Nel documento sono state tracciate quelle che saranno le linee-guida e le rinnovate priorità strategiche che indirizzeranno le azioni e attività degli Alleati per il prossimo decennio. Le crisi attuali rendono sempre più necessaria una solida guida politica così come un solido processo di decision-making in seno all’Alleanza, e lo Strategic concept è servito anche a chiarire la direzione generale e le nuove priorità dell’Alleanza. Ora, l’Alleanza dovrà riuscire ad armonizzare le diverse visioni e priorità dei Paesi membri per seguire la rotta tracciata dal nuovo documento, rafforzando l’indivisibilità della sicurezza tra le due sponde dell’Atlantico. Per cercare di comprendere le novità rappresentate dallo Strategic concept 2022, Airpress ha intervistato Matthias Dembinski ricercatore senior del Peace research institute di Francoforte.

Con la crescente competizione e instabilità internazionale, aumentano i rischi di crisi e di escalation. In che modo la Nato ha tenuto conto di questo mutato scenario nel suo nuovo Concetto strategico?

Il nuovo Strategic concept si concentra sulla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e sul concomitante cambio dell’ordine di sicurezza europeo. Per questo, il Concetto enfatizza in particolar modo la difesa collettiva, primus inter pares rispetto agli altri due compiti fondamentali della gestione delle crisi e della sicurezza cooperativa, come affermato anche dall’Assemblea parlamentare della Nato. Tuttavia, la Russia, e in maniera crescente la Cina, non rappresentano solo una minaccia per l’integrità territoriale degli Stati della Nato, ma entrambi contribuiscono anche all’insicurezza e all’instabilità di altre regioni del vicinato europeo, ed è per questo che anche il nuovo Concetto strategico manterrà tra le sue priorità il crisis management con un approccio veramente a 360 gradi. Tuttavia, mentre l’Alleanza Atlantica organizzerà la difesa collettiva in modo piuttosto centralizzato e integrato, con piani di guerra comuni, forze permanenti (Nrf), la predisposizione di forze aggiuntive e la loro designazione a determinati compiti, la risposta ad altre minacce e l’organizzazione della gestione delle crisi saranno invece meno centralizzate e integrate. Queste dipenderanno maggiormente da decisioni ad hoc e, probabilmente, anche da accordi e coalizioni più flessibili.

L’Europa e il Nord America dovranno consolidare la loro collaborazione in materia di Difesa. Come potranno i programmi di rafforzamento della Difesa comune europea dialogare con l’architettura militare della Nato?

A causa del fatto che gli Stati dispongono di un unico insieme di forze, e che molti membri della Nato percepiscono la Russia come la minaccia più pressante, penso che il ruolo dell’Unione europea nelle questioni di Difesa rimarrà limitato. Ciò potrebbe influire anche sul settore della cooperazione in materia di armamenti, dove l’Ue sta cercando di diventare più rilevante, nonché sui programmi di cooperazione bilaterale, ad esempio tra Germania e Francia, come il Fcas o il nuovo carro armato europeo. Dal momento che lo sviluppo e l’approvvigionamento di nuovi sistemi saranno maggiormente orientati alle logiche di difesa collettiva, la pianificazione all’interno dell’architettura militare della Nato potrebbe avere nuovamente il sopravvento. L’Europa e la Nato sono sempre più coinvolte nel quadrante Indo-Pacifico. Come potrebbero cooperare per agire efficacemente e in sinergia nella regione? Per quanto riguarda la sicurezza cooperativa nell’Indo-Pacifico, non sembra improbabile che le due organizzazioni riescano ad armonizzare le loro attività. Mentre, se parliamo di operazioni militari in quest’area, in ogni caso poco probabili, sembrerebbe più probabile che siano i singoli Stati o le coalizioni ad agire e non la Nato o l’Ue.

L’evento dalla Nato defence college foundation

Matthias Dembinski è anche intervenuto nel corso dell’evento “A relevant Alliance in a changing world” organizzato a Roma dalla Nato defence college foundation (Ndcf) in collaborazione con la Fondazione Compagnia di San Paolo e il Nato defence college. L’iniziativa è stata l’occasione per affrontare diversi altri temi, come spiegato anche dall’ambasciatore Alessandro Minuto-Rizzo, presidente della Ndcf e già vice-segretario generale della Nato: “Dobbiamo considerare la sicurezza internazionale a 360 gradi perché la sicurezza globale deve essere affrontata in tutte le direzioni”. Tra i temi affrontati, il legame complementare tra Nato e Ue, la posizione dell’Italia, le nuove priorità dell’Alleanza alla luce dello Strategic concept, e i diversi teatri di instabilità, dal terrorismo alla sicurezza alimentare.

Più che Ue, la Difesa europea sarà Nato. Parola di Dembinski

L’invasione della Russia porterà diversi Paesi europei a riflettere sulle proprie necessità di sviluppo e approvvigionamento militare, orientandoli maggiormente alle logiche di difesa collettiva. Nel Vecchio continente questo potrebbe portare la pianificazione ad appoggiarsi nuovamente alla Nato, a scapito dell’Ue. L’intervista di Airpress a Matthias Dembinski, senior researcher del Peace research institute

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