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Non sempre il grande pubblico è a conoscenza di quali siano le funzioni e i compiti portati avanti dalle Forze armate. Ecco perché il generale Stefano Cont, diventato da poco direttore della divisione Capacità, armamento e pianificazione dell’Agenzia europea per la difesa (Eda), ha provato a dare risposta ai dubbi più frequenti che l’opinione pubblica si pone sulla Difesa attraverso il suo nuovo libro “Cento domande per cento risposte. La Difesa spiegata da un generale” (All Around).

Parliamo innanzitutto della struttura del volume: com’è nata l’idea e qual è l’intento del libro?

L’idea è nata già nel 2014 quando, durante i lavori per il Libro bianco per la difesa e la sicurezza internazionale, fu deciso di aprire una linea di dialogo attraverso i social (via mail) con il vasto pubblico, dando la possibilità a chiunque di formulare domande o proposte sul future della Difesa. Quello che scoprimmo fu che a molte domande o curiosità della gente, perfettamente legittime, la Difesa e le Forze armate non avevano mai dato una risposta chiara. È stato poi durante il periodo di isolamento e chiusura del primo anno di Covid-19 che ho deciso di provare a colmare tale carenza informativa e a stimolare la discussione su una materia invero importante per il Paese. L’intento del libro, pertanto, è duplice: informare in modo semplice e diretto l’opinione pubblica e stimolare una discussione aperta e costruttiva sul tema della Difesa e sui problemi delle Forze armate.

Come mai nel nostro Paese è ancora così poco diffusa la cultura della Difesa?

Le Forze armate sono lo strumento principale per la difesa dei cittadini e dello Stato e uno degli strumenti a disposizione delle istituzioni per il perseguimento degli interessi nazionali e la tutela della sicurezza del Paese. Nonostante sia evidente l’importanza di questa funzione, esistono nella pubblica opinione sentimenti non sempre favorevoli o conoscenze distorte verso questa istituzione e le attività da essa svolte. Sebbene questo fenomeno sia abbastanza diffuso nel mondo occidentale, esso trova particolare forza in Italia. Le cause di tale situazione sono certamente molteplici, molte da ricondurre a dolorose esperienze storiche, a mutamenti sociali e, forse soprattutto, a un’informazione da parte della politica, dei media e delle istituzioni non sempre precisa e completa. Negli ultimi anni, tuttavia, lo sviluppo di una più ampia consapevolezza in materia di sicurezza e Difesa ha portato a una maggiore apertura, dialogo e confronto istituzionale su questo tema, rafforzata nel tempo da specifici programmi d’azione supportati da diversi ministri della Difesa e responsabili istituzionali. Mi auguro che questo libro possa contribuire a questo sforzo.

La guerra in Ucraina potrebbe rappresentare un’inversione di rotta in questo senso, vista l’attenzione mediatica rivolta a un evento sicuramente storico?

L’attuale situazione di percepita insicurezza in Europa è certamente un’occasione per stimolare un dialogo serio e maturo sul futuro della Difesa italiana, le riforme da attivare e le necessarie risorse umane e finanziarie da allocare. È, inoltre, una finestra di opportunità per iniziative volte a migliorare l’efficienza e l’efficacia delle capacità di risposta alle crisi dei Paesi europei, ma anche per possibili nuove architetture di sicurezza condivisa verso le quali iniziative come lo Strategic compass dell’Unione europea stanno cercando di dare risposta.

Quali iniziative potrebbero essere messe in campo ora per continuare a far conoscere il mondo della Difesa al grande pubblico?

Ampliare una discussione consapevole e strutturata sulla Difesa non è un obiettivo facile. Molto utile, ad esempio, sarebbe coinvolgere le istituzioni scolastiche ad ogni livello (dalle elementari all’università) per rinsaldare il legame tra i cittadini e le “loro” Forze armate, spiegando la loro storia, la loro funzione e la loro utilità per la nostra società, in modo da formare cittadini più consapevoli sul loro ruolo e quale sia la funzione della Difesa per lo Stato. Analogamente utile potrebbe essere un maggiore coinvolgimento dei cittadini in attività correlate alla o sotto egida della Difesa, quali ad esempio una più ampia rotazione dei cittadini in servizio volontario o l’impiego delle strutture addestrative e formative della Difesa per fornire maggiori professionalità o occasioni di crescita ai più giovani. Infine, potrebbe essere utile che la comunicazione istituzionale spieghi non solo quello che si fa e come lo si fa, ma anche perché lo si fa, rendendo in questo modo più partecipi i cittadini sul ruolo svolto dalle Forze armate.

Tra le cento domante e risposte quali sono, a suo avviso, le più significative?

Le domande sono onestamente abbastanza eterogenee come soggetto e contenuto. Spaziano da semplici curiosità ad argomenti complessi e a volte divisivi ed è per tale ragione che è molto difficile fare una graduatoria di importanza tra di loro. Probabilmente le ultime dieci domande rappresentano la parte che mi vede più coinvolto emotivamente e personalmente. Dovendo quindi scegliere direi che la parte finale del libro è quella, almeno per me, più significativa.

Cento domande sulla Difesa. Le risposte del generale Cont

Con la guerra in Ucraina, l’attenzione dell’opinione pubblica si è rivolta con grande attenzione al mondo della Difesa, un settore solitamente poco conosciuto. Spinto dalla volontà di raccontare in modo semplice i compiti e i ruoli delle Forze armate, il generale Stefano Cont ha scritto il libro “Cento domande per cento risposte. La Difesa spiegata da un generale”. Airpress ha parlato con l’autore per farsi raccontare la genesi e gli obiettivi del nuovo volume

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