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Il numero di operazioni oggetto di notifica per l’esercizio dei poteri speciali continua a crescere: erano 83 del 2019 e 342 nel 2020, sono state 496 nel corso del 2021 (anno in cui, a febbraio, si è insediato il governo di Mario Draghi). È quanto si apprende dalla Relazione al Parlamento in materia di esercizio dei poteri speciali presentata al Parlamento da Roberto Garofoli, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

LE NOVITÀ

Il trend in crescita è una delle “rivelanti trasformazioni” registrate e sottolineate dal sottosegretario nell’introduzione. Un’altra è l’aumento delle notifiche relative ai cosiddetti nuovi settori. Un’altra ancora è rappresentata dal fatto che, si legge nell’introduzione, “gli attori pubblici – nazionali ed europei – non si sono fatti cogliere impreparati nell’affrontare il crescente rilievo delle attività di screening degli investimenti esteri diretti, nel doveroso bilanciamento delle esigenze di sicurezza e ordine pubblico con quelle dell’economia”.

OBIETTIVO: PREVEDIBILITÀ

Già dall’introduzione della relazione si sottolinea che l’esercizio dei poteri speciali “si è verificato in un numero estremamente limitato di casi”. Escludendo le decisioni riguardanti le notifiche relative ai contratti sulla tecnologia 5G, “risulta essere pari a soli 18 casi totali, prevalendo, dunque, l’autorizzazione governativa alle operazioni notificate”. Parole che riflettono quanto aveva dichiarato Roberto Chieppa, segretario generale della Presidenza del Consiglio, nei giorni scorsi al Sole 24 Ore. Escludendo l’ipotesi di possibili misure di indennizzo in favore dei proprietari delle aziende su cui scattano il veto o prescrizioni che inducono a rinunciare a un operazione notificata ai sensi della normativa sui poteri speciali, aveva spiegato che preferibile “aumentare la prevedibilità delle decisioni può consentire alle imprese di meglio orientare i propri investimenti e assumere scelte compatibili con l’interesse nazionale”.

ATTENZIONE SUL 5G

Nel 2021, delle 26 notifiche che sono state oggetto di esercizio dei poteri speciali di tipo prescrittivo, ben 11 hanno avuto a oggetto la tecnologia 5G. Nessuna operazione, invece, è stata invece oggetto dell’esercizio del potere di veto. La novità dell’approccio italiano alla materia, con il rischio di spionaggio da parte della Repubblica popolare cinese lanciato dalle agenzie d’intelligence statunitensi e in Italia dal Copasir, è la seguente: “la disciplina (…) ha registrato una rilevantissima riforma, con riferimento all’oggetto dell’analisi Golden power (si passa dal singolo contratto alla pianificazione annuale) ed agli asset coinvolti (estesi, tra l’altro, alla tecnologia cloud)”. Tradotto: niente veto sulla tecnologia cinese (Huawei e Zte) ma preoccupazioni prese ai massimi livelli.

IL CASO ALPI AVIATION

Caso esemplare è quello che ha riguardato Alpi Aviation, produttore di droni in finito in mani cinesi su cui la Presidenza del Consiglio è intervenuto annullando la vendita per omessa notifica e chiamando la società a ripristinare a proprie spese la situazione ex ante all’operazione. La Commissione europea e uno Stato membro (Danimarca) hanno manifestato “l’intenzione di formulare alcune richieste di informazioni supplementari, a cui la società notificante e la società acquirente (…)hanno fornito i chiarimenti richiesti”, si legge nella relazione.

ALLARME CINA

Questo è uno dei tanti casi che riguardando la Cina. Altri sono quelli che coinvolgono aziende italiane in diversi settori, dalle sementi ai semiconduttori. Come spiegato dal segretario generale Chieppa, non sono previsti indennizzi. La sfida per l’Italia è questa, come scrivevamo nei giorni scorsi su Formiche.net: difendere i settori strategici (aspetto su cui il governo Draghi ha incassato i complimenti dell’amministrazione statunitense) evitando di lasciare senza benzina le aziende. Attenzione, però: come ha scritto Repubblica, “la nostra intelligence ha lanciato un allarme specifica sulla Cina, che sarebbe a caccia di startup sul mercato proprio per dribblare i paletti del Golden power”.

L’EPISODIO PIÙ RECENTE

Oltre alla Cina, preoccupa la Russia, anche se meno vista la scala economica e le ambizioni globali. Non rientra nella relazione essendo decisione del 2022 ma il caso dell’azienda friulana Faber Industrie Spa lo dimostra. Come raccontato su Formiche.net, un mese fa la Presidenza del Consiglio ha esercitato i poteri speciali sull’acquisizione da parte una sussidiaria del colosso nucleare russo Rosatom del 99,41 per cento del capitale sociale dell’a società, leader mondiale nella progettazione e produzione di bombole e sistemi per lo stoccaggio di gas ad alta pressione.

Allarme Cina. I numeri della Relazione 2021 sul Golden power

Il numero di operazioni oggetto di notifica continua a crescere: erano 83 del 2019, sono state 496 l’anno scorso. I nuovi settori sono sempre più rilevanti. L’intelligence mette in guardia dalle mire di Pechino sulle startup

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