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La Cina ha significativamente ampliato le infrastrutture di comunicazione e intelligence della propria base militare a Gibuti, rafforzando la capacità di Pechino di osservare uno dei tratti più contesi dell’Indo-Mediterraneo proprio mentre la rinnovata pressione degli Houthi sta riportando l’attenzione militare internazionale sul Mar Rosso.

Nuove immagini satellitari analizzate dal Center for Strategic and International Studies (Csis) mostrano che, dalla metà del 2024, l’Esercito popolare di liberazione (Pla) ha costruito due nuove strutture per le comunicazioni all’interno della base di Gibuti. L’installazione è l’unica base militare oltremare formalmente riconosciuta dalla Cina e si trova di fronte allo Yemen, all’imbocco meridionale del Mar Rosso e a ridosso di Bab al-Mandab.

La più grande delle due nuove strutture comprende tre antenne dipolari ad alta frequenza alte circa 30 metri, due antenne V/Uhf più piccole, tre sistemi mobili di comunicazione satellitare, quattro probabili torri 5G e un radome che ospita un sistema non identificato. Un secondo sito contiene ulteriori antenne HF, un altro radome e trincee rinforzate per i cavi che, secondo Csis, potrebbero ospitare altre apparecchiature. Nel complesso, i ricercatori ritengono che le nuove installazioni possano costituire parte di una più ampia architettura C4ISR — comando, controllo, comunicazioni, computer, intelligence, sorveglianza e ricognizione.

L’ampliamento risponde innanzitutto a un’esigenza operativa. Fornisce al Pla comunicazioni oltre l’orizzonte più robuste con le navi e gli aerei cinesi che operano attorno al Corno d’Africa e in Medio Oriente, migliorando allo stesso tempo i collegamenti sicuri con le strutture di comando in Cina. Ma il valore sul piano dell’intelligence potrebbe essere ancora più significativo.

Secondo il Csis, le nuove apparecchiature potrebbero infatti sostenere attività di signals intelligence nei confronti delle altre forze militari presenti nella regione. L’analisi delle immagini satellitari non consente di stabilire se queste attività Sigint siano già in corso. Tuttavia, anche quando le comunicazioni militari sono criptate, i loro metadati possono fornire informazioni preziose: direzione, origine, frequenza e ritmo dei segnali permettono di ricostruire schemi di attività e raccogliere indicazioni sulle operazioni militari.

Ed è difficile trovare oggi un punto di osservazione più ricco. Gibuti si trova accanto al Golfo di Aden e a Bab al-Mandab, uno stretto largo circa 30 chilometri attraverso il quale, secondo Csis, passa circa il 16% del commercio marittimo globale. Stati Uniti, Francia, Italia e Giappone dispongono tutti di installazioni militari a meno di dieci miglia dalla base cinese. Allo stesso tempo, la concentrazione delle forze statunitensi nella regione è aumentata nel quadro delle operazioni legate all’Iran e alla protezione delle rotte marittime regionali.

Pechino, in altre parole, non sta semplicemente migliorando una struttura logistica oltremare. Gibuti sta assumendo sempre più le caratteristiche di un nodo avanzato permanente dell’intelligence cinese affacciato su uno dei punti in cui instabilità mediorientale, commercio marittimo globale e attività militare delle grandi potenze si sovrappongono. Il timing è particolarmente significativo guardando all’altra sponda di Bab al-Mandab.

La recente offensiva degli Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen ha portato il movimento a controllare Mokha, Dhabab e l’isola di Perim, rafforzandone la posizione attorno allo stretto. Non si tratta dell’acquisizione di una capacità completamente nuova di minacciare la navigazione: missili, droni e sistemi navali senza equipaggio avevano già consentito agli Houthi di condizionare il traffico nel Mar Rosso. Le conquiste territoriali aumentano piuttosto la profondità operativa e le opzioni coercitive disponibili da posizioni immediatamente adiacenti al chokepoint.

Il risultato è un teatro strategico sempre più congestionato. Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Cina mantengono installazioni militari a Gibuti, mentre forze navali internazionali operano nelle acque circostanti e, sull’altra sponda, un attore non statale militarmente più maturo controlla ora posizioni di crescente valore strategico.

Anche l’Italia sta adattando la propria postura a questa nuova realtà. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato questa settimana che Roma è pronta a muoversi autonomamente per scortare i mercantili italiani attraverso Bab al-Mandab, senza attendere che sia la missione europea Aspides a stabilire quando il transito possa riprendere in sicurezza. Una scelta che lega direttamente la sicurezza marittima alle conseguenze economiche della disruption del traffico commerciale.

L’upgrade cinese arriva dunque in un momento particolarmente significativo. Mentre cresce l’attività militare attorno al Mar Rosso, aumenta anche il valore strategico non soltanto della capacità di operare nel teatro, ma di osservare con continuità come vi operano tutti gli altri.

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Pechino potenzia le capacità di comunicazione e intelligence della base militare di Gibuti, avamposto strategico affacciato su Bab al-Mandab. L’upgrade arriva mentre l’avanzata degli Houthi e la crescente presenza militare internazionale rendono il Mar Rosso un teatro sempre più conteso

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