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Questione di metodo. Da anni, Mosca usa attori non statali come leva strutturale della propria guerra ibrida. Lo conferma il Handbook on the role of non-state actors in Russian hybrid threats del Centro europeo di eccellenza per il contrasto alle minacce ibride (Hybrid CoE), che ricostruisce in modo sistematico come il Cremlino operi “con e attraverso” reti economiche, finanziarie, criminali, cyber e informative per proiettare potenza mantenendo la negabilità.

Gli attori non statali come infrastruttura di potere

Il rapporto Hybrid CoE mostra come il Cremlino sfrutti una galassia di soggetti economici e finanziari per tre principali obiettivi: generare entrate, aggirare le sanzioni e mantenere influenza politica all’estero. Oligarchi, aziende allineate allo Stato, banche, intermediari e facilitatori dell’elusione sanzionatoria non agiscono in autonomia: compongono una vera infrastruttura di resilienza per l’economia di guerra russa. Al tempo stesso, Mosca coltiva ambiguità, informalità, sovrapposizioni. Non cerca controllo totale, ma sufficiente direzione per orientare effetti strategici.

Il Cremlino delega porzioni di conflitto a soggetti formalmente esterni allo Stato per colpire avversari, influenzare società, sabotare infrastrutture o manipolare processi politici, ottenendo benefici strategici a basso costo e con rischi contenuti. È una scelta economica, flessibile, politicamente conveniente, nonché sempre più centrale dopo l’invasione dell’Ucraina e in forte tendenza crescente.

Se gli attori non statali rappresentano lo strumento più flessibile, meno costoso e più negabile di cui dispone il Cremlino, è logico aspettarsi che nel 2026 Mosca ne intensifichi l’uso. Così, sabotaggi mirati alle infrastrutture europee, operazioni cyber a sostegno della coercizione politica, campagne informative aggressive in coincidenza con appuntamenti elettorali, pressione economica e criminale sottotraccia, perseguendo l’obiettivo (o la scommessa) della destabilizzazione europea e occidentale.

Una potenza in declino diventa più pericolosa

Mosca continua a perseguire, sul campo militare e su quello asimmetrico, la sottomissione politica dell’Ucraina, l’erosione della sostenibilità economica ucraina e lo sviluppo della stabilità del regime, congiuntamente all’accrescimento del proprio prestigio internazionale. Ed è proprio qui il paradosso. Una potenza in declino tende a reagire in modo più aggressivo e il 2026 può diventare l’anno dell’escalation ibrida.

La trappola che il Cremlino si è costruito è psicologica prima ancora che strategica. Un regime che ha giustificato l’autoritarismo promettendo il ritorno della “grande Russia” non può ora annunciare una ritirata che suoni di sconfitta senza mettere a rischio la propria sopravvivenza. Per Putin, una pace che non suoni come vittoria equivale a una delegittimazione. Da qui, l’escalation ibrida oggi non rappresenterebbe una scelta, ma una necessità da perseguire, se non sul campo di battaglia, attraverso direttrici asimmetriche e non convenzionali.

Sabotaggio

Mosca potrebbe puntare al ritardo e all’intralcio delle nuove probabili vulnerabilità create dal riarmo europeo. Fabbriche di munizioni, nodi logistici, catene di approvvigionamento verso l’Ucraina diventeranno bersagli privilegiati. Qui, rallentare le consegne significherebbe far salire i costi di sicurezza, costringere i governi a spostare risorse dalla solidarietà a Kyiv alla protezione interna.

L’esplosione dello scorso anno nello stabilimento di Cugir, in Romania, offre un precedente. Nel 2026, episodi simili potrebbero moltiplicarsi.

Sovversione e informazione

La guerra informativa potrebbe crescere di intensità, soprattutto in coincidenza con snodi elettorali chiave. L’Ungheria all’inizio del 2026 e le elezioni di mid-term negli Stati Uniti. Per il Cremlino, ogni punto percentuale guadagnato, così come ogni narrazione amplificata, rappresentano una chance per erodere sanzioni e coesione politica occidentale. L’esperienza moldava mostra il modello di pressione costante, messaggi mirati, sfruttamento delle fratture sociali.

Coercizione

Accanto alla dimensione convenzionale, Mosca potrebbe alzare il livello delle dimostrazioni, dalle violazioni aeree e navali, alle manovre aggressive come l’incidente nel Golfo di Finlandia di quest’anno, retorica nucleare calibrata per massimizzare l’effetto psicologico: sostenere l’Ucraina significa rischiare uno scontro diretto con la Russia.

Se l’escalation diventa inevitabile

Alcuni sono i fattori che potrebbero amplificare le operazioni ibride e quelle simmetriche. A partire dalle necessità economiche interne. I dati del Rusi raccontano che i tassi superano il 16%; il Fmi ha tagliato la crescita allo 0,6%, il fondo sovrano liquido è già dimezzato e nel 2025 la spesa militare ufficiale ha già toccato i 15.500 miliardi di rubli, cinque volte il livello del 2021, senza includere i costi per i territori occupati, le regioni di confine sotto attacco e i risarcimenti ai militari. Il peso reale della guerra supera probabilmente il 9% del Pil, vicino ai livelli tardo-sovietici.

Con queste premesse, la guerra ibrida offre un’escalation a basso costo e la possibilità di continuare a perseguire gli obiettivi revanscisti, ideologici, securitari e pragmatici del Cremlino.

Deterrenza ibrida?

Sabotaggi, cyberattacchi e operazioni informative, cognitive ed epistemiche vengono spesso trattati come episodi isolati, e non come parti di una dottrina da tempo programmata e coerente, e il 2026 si apre con fragilità evidenti. Ascesa di forze politiche radicali, asset filorussi perfettamente integrati nelle classi politiche e industriali europee, economie sotto stress, programmi di riarmo ancora all’inizio. Tutto questo rafforza la convinzione del Cremlino che proprio ora, ancora, le tattiche ibride possano perdurare e garantire efficacia. La strategia dei mille tagli, questa volta mossa dal Cremlino, per essere spezzata deve essere letta, compresa, analizzata e messa a sistema, con un apposito regime sanzionatorio e operativo.

Guerra Ibrida russa, i mille tagli ibridi del Cremlino contro l’Occidente

Da anni ha costruito un ecosistema parallelo di attori non statali, milizie, hacker, oligarchi, fondazioni, media, criminalità organizzata, che agiscono come moltiplicatori di potenza, schermi di negabilità e strumenti di pressione politica

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