Skip to main content

Da quando è scoppiata la guerra in terra ucraina, le analisi più appassionate e scandite da dati, studi geopolitici e militari stanno contribuendo a cercare strade di comprensione (non umana ovviamente ma solo del fatto in sé) di quel che sta accadendo.

Quel che sembra un po’ stivarsi nelle retrovie dell’attenzione comune è comprendere anche da quali strutture costituzionali dei rispettivi Paesi si debba partire per elaborare ulteriori spunti di riflessione.

Un punto primario è che la Costituzione ucraina riconosce l’autogoverno locale (articoli 5 e 7): il ché non equivale, assolutamente, a significare “autonomia locale” (come invece la Costituzione italiana prevede all’articolo 5).

Sullo stesso concetto di fondo, valgasi per la Costituzione della Federazione russa (benché più articolata per far fronte alla continentale estensione di territorio): il riconoscimento dell’autogoverno locale è all’articolo 12, addirittura, specificandosi che tali governi sono indipendenti.

Già da questi pochi elementi si può comprendere come questi Stati siano, perennemente e rispettivamente, suscettibili di spinte di netto istinto separatista laddove il senso patriottico d’unità e indivisibilità non basti a calmierare quello nazionalistico (da qui il fatto per cui i due termini non si equivalgono).

Se la questione della guerra attuale origina, dapprima, dalle dinamiche della Crimea e, successivamente, dalle evoluzioni nei territori in Donbass, ciò è sufficiente a giustificare un’azione militare solitaria, a prescindere dalla nomenclatura (speciale o meno che sia), tenendo debito conto che nel preambolo stesso della Costituzione russa si enuncia il principio di riconoscimento “dell’essere all’interno della comunità mondiale”.

Perché questo termine costituzionale non trova nell’attualità della vita socio-politico-giuridica russa una radice solida nonché, al tempo stesso, seme fondante di quel concreto “comunitarismo di pace” che dovrebbe indurre a risolvere le spinte separatiste in una chiamata mondiale alla definizione nel bene?

In buona sostanza si poteva immaginare un interessamento Onu su richiesta russo-ucraina dato che entrambi gli Stati in ballo ne sono membri (il sito ufficiale dell’Onu riporta l’elenco e i tempi di entrata)?

D’altronde l’articolo 2 della Costituzione russa afferma: “L’uomo, i suoi diritti e le sue libertà costituiscono il valore più alto. Il riconoscimento, il rispetto e la difesa dei diritti e delle libertà dell’uomo e del cittadino sono un dovere dello Stato”.

Ma se il dovere del rispetto della vita umana non è possibile in condizioni di guerra (modernamente intesa anche se la “guerra è sempre guerra”), allora non potrebbe che considerarsi la guerra incostituzionale. Con tutto ciò che ne deriva, sul piano della contraddizione, per chi si “autodetermina” credente sul piano religioso e incarnante la democrazia. Eppure le democrazie non possono, idealmente, legittimare le guerre.

E se l’unica giustificazione ufficiale, a oggi, parrebbe essere caratterizzata da una operazione di peacekeeping, è l’articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, giustappunto, che stabilisce quanto segue: “I fini delle Nazioni Unite sono: 1. Mantenere la pace e la sicurezza internazionale ed a questo scopo: prendere efficaci misure collettive per prevenire e rimuovere le minacce alla pace e per reprimere gli atti di aggressione o le altre violazioni della pace, e conseguire con mezzi pacifici ed in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle controversie o delle situazioni internazionali che potrebbero portare ad una violazione della pace…”.

I calcoli della guerra quindi, alla luce di queste considerazioni, a che cosa ci portano inevitabilmente?

A decifrare che la tattica della geopolitica, come la storia ciclicamente insegna, ci impone di ripensare i processi di pace ripartendo dalla conoscenza allenata degli scacchi.

Nel frattempo le vite delle persone, benché inviolabili secondo le diverse declinazioni costituzionali, vanno verso il disastro esistenziale.

Direttamente o indirettamente è quel l’umanità libera, cioè quella che esprime un voto democratico, dovrebbe ricordare ben a mente.

Ma anche su questo fronte, la ciclicità dell’umanità è al contempo bellezza e insidia.

Direbbe Aldo Moro che “la libertà si vive faticosamente tra continue insidie”.

Lo sforzo per la pace appartiene a tutti. Singolarmente e collettivamente.

Quelle connessioni tra politica e diritto per decifrare il conflitto in Ucraina

Russia e Ucraina sono Stati perennemente e rispettivamente suscettibili di spinte di netto istinto separatista laddove il senso patriottico d’unità e indivisibilità non basti a calmierare quello nazionalistico. Il commento di Angelo Lucarella

Perché si parla di sirianizzazione della guerra in Ucraina

La Russia sta cercando di trasformare il conflitto ucraino in una nuova Siria (in Europa)? Ci sono vari indizi, il principale l’uso di un playbook noto che preoccupa particolarmente la Nato

Nuovo (dis)ordine mondiale. Il live talk della rivista Formiche

L’invasione russa in Ucraina rivoluzionerà, e lo sta già facendo, gli equilibri tra le maggiori potenze globali. La rivista Formiche ha interrogato mercoledì 16 marzo, alle ore 15.30, alcuni esperti di spicco dello scenario italiano e internazionale (Marina Sereni, Stefano Stefanini, Paolo Alli, Jean-Paul Fitoussi) sugli esiti di questo risiko

regolamentazione

Un'Italia nel solco della tradizione popolare, con vista Europa. Scrive Chiapello

Di Giancarlo Chiapello

Serve una tradizione, quella migliore del cattolicesimo politico italiano, il popolarismo, la famiglia europea a cui arrivare in particolare attraverso i giovani, una voce che aggreghi il pensiero e quindi donne e uomini di buona volontà per la costruzione di una leadership plurale. L’intervento di Giancarlo Chiapello, segreteria nazionale Popolari-Italia Popolare

Dalla pandemia alla guerra, come cambia la società

Di Biagino Costanzo

Se il Covid ci ha educati alla distanza individuale, alla necessità oggettiva del digitale “buono” e ha ridotto al minimo le occasioni di interazione sociale, la guerra ibrida russo-ucraina non può che guidarci verso la totale alienazione

Il pianto degli influencer russi. Non per la guerra, per l'addio a Instagram

“Mi state togliendo la vita”. Le lacrime di alcuni utenti russi, con milioni di follower, sono per la chiusura della piattaforma, non per i morti in Ucraina. E tra i singhiozzi invitano i seguaci a spostarsi sui social alternativi, Telegram in testa

Anchorage, summit Usa Cina

Aspettative basse per l’incontro Usa-Cina a Roma

Washington in pressing lancia avvertimenti sulle sanzioni imposte alla Russia. Ma difficilmente Pechino lascerà la posizione pubblica di neutralità, almeno per ora

Quanto costa davvero la benzina?

Negli ultimi decenni (prima si aumentava il prezzo del grano) aumentare il prezzo della benzina è stata sempre la modalità più facile per fare cassa. Ora l’Irlanda ha abbassato temporaneamente le accise di 20 centesimi al litro. È sicuramente un buon esempio

Tim, Kkr è ancora in partita. Ma i soci vogliono di più

Un board fiume terminato poco prima della mezzanotte lascia uno spiraglio all’offerta del fondo americano, pur confermando la volontà di procedere con la rete unica e la fusione con gli asset di Open Fiber. Ora Kkr dovrà alzare la posta

Invece di salvare il mondo, salviamo la democrazia liberale

Dobbiamo avere il coraggio e la pazienza di riflettere su una serie di errori che hanno indebolito la liberaldmocrazia. Sono tra le ragioni del conflitto tra Russia e Ucraina. Risolverli richiede tempo ma ci aiuterà a espandere le nostre libertà e a migliorare il nostro benessere, anche in un contesto di repentini cambiamenti. Il commento di Pietro Paganini (Competere)

×

Iscriviti alla newsletter