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Aggiornamento del 30 gennaio 2022. La Corea del Nord ha lanciato un “proiettile non identificato” nel Mare dell’Est, noto anche come Mar del Giappone, secondo un aggiornamento fornito dai militari sudcoreani e diffuso dalla agenzia di stampa Yonhap. Si tratta del settimo test di questo genere di Pyongyang dall’inizio dell’anno. L’ultima volta che la Corea del Nord ha testato così tante armi in un mese solare è stato nel 2019, dopo il fallimento dei negoziati tra il leader Kim Jong Un e l’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La guardia costiera giapponese ha poi confermato il lancio di un missile dalla Corea del Nord, facendo sapere che in base alle rilevazioni potrebbe trattarsi di un “missile balistico”.

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Gennaio è stato uno dei mesi più intensi per le dimostrazioni di forza della Corea del Nord, con un record di test missilistici che sembrano aprire il 2022 come una nuova stagione di tensione. Eppure, né i mercati né i politici internazionali sembrano essersi preoccupati molto delle ultime provocazioni di Kim Jong-un.

L’attenzione ruota attorno alla crisi in Europa, con centomila soldati russi che sembrano pronti a invadere l’Ucraina; oppure resta fissa sul confronto tra potenze in atto tra Stati Uniti e Cina, dove molto ruota attorno al quadrante Indo Pacifico, delle cui dinamiche è parte geografica (dunque geopolitica) la Corea del Nord, sebbene trattata come dossier a se stante.

Viene da chiedersi se la nonchalance sia giustificata, oppure una crisi seria rischia di scoppiare da un momento all’altro?

Quello della mattina del 25 gennaio è stato il quinto test a fuoco dall’inizio dell’anno, e stando ai dati che la la Difesa sudcoreana diffonde abitualmente in queste situazioni si è trattato di due missili cruise, che sono studiati per essere più manovrabili, in grado di evitare le contromisure.

Vale la pena ricordare che ogni volta che la Difesa nordcoreana effettua un test accresce le proprie capacità tecniche e tecnologiche, e dunque si rafforza militarmente ma anche a livello di potenzialità economiche, se si considera che suoi armamenti affidabili potrebbero essere oggetto d’interesse per altri Paesi. Per esempio, la Cina — che intende fornire missile ipersonici al Pakistan per renderlo efficace contro lo scudo terra-aria che la Russia ha fornito all’India — potrebbe portare Islamabad come cliente interessato ai missili ipersonici a Pyongyang.

Con la coppia di ordigni di quattro giorni fa, in totale sono otto i missili decollati dalla Nord Corea a gennaio: il 5, l’11, il 14 e il 17. Due di questi erano ipersonici; altri balistici a corto raggio lanciati da un treno; altri due erano a combustibile solido. Si tratta di tre componenti della panoplia militare nordcoreana che ne dimostrano un alto livello di evoluzione. Come dire: mentre il mondo era girato altrove, Kim non è rimasto fermo. La situazione non è come nel 2017, quando si temeva per un’azione militare americana contro i continui test atomici, e ci sono state nel frattempo varie forme di contatto diplomatico, ma il livello di tensione sta crescendo.

Il Maresciallo del Nord sta cercando di mettersi in mostra. Si sente lasciato indietro da Washington, che da quando Joe Biden è entrato in office sembra volerlo ignorare mentre lui chiede attenzione; e nel frattempo si rivolge al leader cinese Xi Jinping, a cui vuole dimostrare di essere un alleato utile, ma anche un potenziale pericolo. Tutto mentre l’economia di Pyongyang è ancora una volta immobile, e Kim lo ha ammesso in più occasioni, gravata da sanzioni e pandemia. Uscire dalla palude non è un percorso facile, ma certamente la possibilità di un alleggerimento delle misure punitive internazionali sarebbe utile — e invece gli Stati Uniti ne hanno proposte altre, come risposta a questo ultimo giro di test.

Kim tiene il punto, dice che dopo i missili a corto raggio e i cruise, potrebbe ordinare di riprendere i lanci di vettori balistici intercontinentali (ICBM); sono quelli capaci di minacciare le città americane, i cui test sono stati sospesi insieme a quelli atomici per un accordo con Donald Trump durante la stagione di incontri e tentativi di dialogo tra i due. Attualmente questa intesa non sembra reggere, o aver ragione di essere retta. Con l’amministrazione Biden così apparentemente disinteressata, e non ansiosa di chiudere un qualsiasi accordo da rivendere elettoralmente com’era ai tempi Trump, servirebbe quasi ripartire d’accapo.

Kim è consapevole di poter stressare il dossier in questo momento storico: un altro hotspot di tensioni non è sostenibile a livello globale, dunque va avanti, quasi ignorato: come detto, ogni test significa salire un gradino nel percorso di sviluppo, per questo spera di poter aumentare con la forza le sue leve negoziali. L’obiettivo è essere riconosciuto come una potenza nucleare e da lì accettare l’inclusione in un programma di controllo degli armamenti. Per i nordcoreani qui sta il concetto di “denuclearizzazione”, per gli americani è semplicemente inaccettabile e per denuclearizzazione intendono lo smantellamento dell’arsenale del Nord. È qui che i negoziati si sono inceppati, perché sebbene Trump aveva dato segnali su una potenziale apertura gli apparati lo hanno bloccato.

Per prevedere uno scenario, si può pensare che il primo semestre del 2022 continuerà probabilmente a essere caldo per quanto riguarda le attività missilistiche nordcoreane, e gennaio è stato un mese-test di questo nuovo andamento. È un periodo di importanti anniversari nella storia nordcoreana, e Kim vuole usare le dimostrazioni per mantenere il controllo sul potere e sul morale della popolazione sofferente, come spiegava su queste colonne Francesca Frassineti (Ecfr). E i test possono essere raccontati anche come arma economica dalla loro paga da del regime.

Pyongyang non vorrà sconvolgere Pechino conducendo test missilistici intorno al 20° Congresso del Partito (in autunno) ed è quindi probabile che anticipi gran parte delle sue provocazioni alla prima metà dell’anno. Un fattore interessante sarà anche seguire come sceglierà di competere nelle prossime settimane in cui la Cina ospita le Olimpiadi invernali: le sfrutterà per cercare ulteriori attenzioni oppure eviterà rumori e imbarazzi a Pechino? Anche da questo dipende parte dell’andamento nel breve termine.

Una conclusione/rottura della moratoria autoimposta (tatticamente, per coccolare Trump) sugli ICBM è plausibile se non probabile. Tuttavia, anche se questo scatenerebbe una grande reazione degli Stati Uniti in altre circostanze, la situazione potrebbe rimanere più tranquilla di quanto non fosse durante l’ultimo ciclo di tensioni nel 2017, per due motivi: il 2017 è stato unico a causa dell’arrivo in carica del presidente Trump; mentre Kim potrebbe ripartite con i test ICBM, probabilmente non condurrà un nuovo test nucleare, perché questo sconvolgerebbe Pechino.

Il segnale chiave da osservare per una reazione più seria degli Stati Uniti sarebbe il test di un ICBM con testate multiple. Da giugno la Corea del Nord guiderà il Forum della Nazioni Unite per il Disarmo.

(Foto: Korean Central Television)

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