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L’Italia sta andando in modo graduale verso una ricucitura dello strappo nelle relazioni diplomatiche con gli Emirati Arabi Uniti, come auspicato dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, intervenuto il 7 luglio insieme al collega Luigi Di Maio per presentare alle commissioni competenti di Senato e Camera la delibera missioni per l’anno in corso.

La Commissione Affari esteri e comunitari della Camera ha infatti espresso il 3 agosto una “valutazione favorevole” al superamento delle “misure restrittive” assunte nei confronti di Abu Dhabi. Lo si legge nel Bollettino delle giunte e delle commissioni parlamentari Affari esteri e comunitari che si trova sul sito della Camera. Nel documento la commissione di Montecitorio segnala al Governo “l’opportunità di rafforzare la cooperazione strategica con i Paesi del Golfo che, come nel caso degli Emirati Arabi Uniti, hanno assunto una nuova e più responsabile postura nella regione a sostegno di dialogo, pace e stabilità, come dimostra l’impegno a fianco dell’Occidente nel contrasto al terrorismo fondamentalista di Daesh ed Al Qaida, il sostegno umanitario devoluto alle Nazioni Unite dagli Emirati per la popolazione yemenita e il ritiro delle forze armate di Abu Dhabi dal conflitto yemenita – dichiarato dalle Autorità emiratine e noto anche alle nostre Autorità – circostanza positiva alla luce della quale rilanciare le relazioni bilaterali, rivitalizzando la cooperazione politica, economica, militare e culturale in tutti i campi di comune interesse, anche superando misure restrittive precedentemente assunte”.

Fonti vicine al dossier della crisi tra Italia ed Emirati Arabi Uniti da Abu Dhabi, interpellata da Formiche.net, giudicano la raccomandazione del parlamento un primo passo positivo positivo, ma visti i precedenti attendono prima di pronunciarsi un atto formale da parte dell’esecutivo di Roma.

L’attenzione sui rapporti con gli Emirati si è riaccesa da inizio giugno, da quando il Paese ha negato il sorvolo all’aereo di giornalisti al seguito del ministro Guerini in viaggio verso l’Afghanistan. Più di recente è divenuto pubblico l’ultimatum presentato dagli Emirati Arabi all’Italia: lasciare la base di Al Minhad entro il 2 luglio. Base utilizzata dall’Italia come appoggio per tutti gli impegni nell’area, una “Forward logistic airbase” funzionale a sostenere i dispiegamenti delle nostre Forze armate con supporto logistico. Le difficoltà con Abu Dhabi sono da attribuire alla mossa con cui, lo scorso gennaio, l’Italia ha revocato le licenze all’export (già autorizzate) di bombe e missili verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi per contribuire a fermare il conflitto in Yemen, mossa che ha colpito soprattutto la filiale italiana dell’azienda tedesca Rwm.

Ma le revoche di gennaio sono da aggiungere a quanto introdotto nel 2019, anche in quel caso sulla scia di una risoluzione parlamentare, cioè il meccanismo di autorizzazione rafforzato su licenze già assegnate alle aziende italiane per vendite verso i due Paesi, che ha reso più difficile esportare (comprese le parti di ricambio per la pattuglia acrobatica emiratina).

Proprio questo meccanismo rafforzato è venuto meno il 30 giugno scorso, a due giorni dallo scadere dell’ultimatum emiratino, con una decisione dell’Uama (l’ufficio della Farnesina che si occupa della autorizzazioni all’export), comunicata il 5 luglio a circa trenta aziende italiane coinvolte nelle vendite: “tutte le autorizzazioni rilasciate, in corso di validità, sono da da ritenersi valide anche senza tale prescrizione”.

Emirati, si va verso la ricucitura dello strappo. Gli atti della Commissione Esteri

La Commissione Affari esteri e comunitari della Camera ha espresso una “valutazione favorevole” al superamento delle “misure restrittive” assunte nei confronti di Abu Dhabi

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