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La Repubblica Ceca si prepara a introdurre nuove e controverse regole sul finanziamento delle organizzazioni non governative, in un contesto segnato da un crescente dibattito sul rapporto tra trasparenza e tutela dello spazio civico. Una bozza preliminare della proposta, non ancora presentata formalmente in Parlamento, è stata resa pubblica da media locali e successivamente visionata anche da Politico.

Il progetto, elaborato da membri della coalizione di governo guidata dal primo ministro Andrej Babiš, prevede l’istituzione di un registro pubblico delle Ong che ricevono finanziamenti, con particolare attenzione a quelle che intrattengono rapporti con soggetti esteri. Le organizzazioni interessate sarebbero tenute a fornire informazioni dettagliate sulle proprie attività, sul personale e sulle fonti di finanziamento. Provvedimenti che fanno immediatamente pensare a quella “legge sugli agenti stranieri” adottata più di dieci anni fa dal Cremlino, e molto più recentemente dalla Georgia (adozione che ha scatenato proteste vastissime). Non è tuttavia previsto, nella versione attuale della proposta ceca, l’obbligo di autoidentificarsi come entità finanziate dall’estero, come nel caso russo e georgiano. La bozza include anche un sistema sanzionatorio articolato. Le multe previste partirebbero da circa 1 milione di corone ceche (circa 40 mila euro) per violazioni amministrative, fino a un massimo di 15 milioni di corone (circa 600 mila euro) per infrazioni più gravi.

La proposta ha suscitato critiche da parte di esponenti dell’opposizione, organizzazioni della società civile e alcuni accademici, che temono possibili effetti di stigmatizzazione nei confronti delle Ong e un aumento degli oneri amministrativi. Alcuni osservatori hanno inoltre sollevato preoccupazioni circa l’ampiezza delle disposizioni e il rischio di un’applicazione discrezionale. All’interno dello stesso governo sono emerse posizioni differenziate. Il ministro della Giustizia Jeroným Tejc ha dichiarato che la versione trapelata non è stata elaborata dal suo dicastero e ha espresso riserve sulla sua idoneità a essere discussa nella forma attuale.

Babiš ha respinto i paragoni con le cosiddette leggi sugli “agenti stranieri” adottate in altri Paesi, sostenendo che la misura non abbia finalità restrittive, e che l’iniziativa miri a rafforzare la trasparenza dei flussi finanziari. Una posizione ribadita anche dal ministro degli Esteri Petr Macinka, che ha criticato l’uso di tali analogie nel dibattito pubblico. Tuttavia, in seguito alle reazioni suscitate dalla diffusione del testo, è stato chiarito che la proposta sarà ora rielaborata a livello ministeriale prima di essere presentata ufficialmente in Parlamento. Il contenuto finale della normativa potrebbe quindi differire in modo significativo dalla bozza attualmente in circolazione.

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