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Pochi giorni fa il bacino del Mar Nero è stato teatro di uno scontro dalle dimensioni estremamente contenute, ma con un significato affatto trascurabile, quando un Unmanned Surface Vessel (Usv) di Kyiv e uno di Mosca si sono affrontati in quello che è stato il primo scontro a fuoco navale tra due sistemi completamente privi di equipaggio. Scontro vinto dall’Ucraina: un video diffuso dalle forze armate di Kyiv mostra infatti un Sargan 3000, nave senza equipaggio nota con il nomignolo “Seawolf”, sparare a ritmo continuativo (ma, dettaglio interessante, mirando innanzitutto all’antenna, così da impedire il corretto controllo dell’Usv all’operatore nemico) con il suo sistema d’arma a controllo remoto contro il vascello avversario, localizzato a  circa un chilometro di distanza, fino a che questo non scompare definitivamente sotto il pelo dell’acqua.

L’esito di questa “battaglia in miniatura” non andrà a impattare minimamente sulle sorti del conflitto in corso, dove a pesare sono altri fattori e numeri esponenzialmente più alti. Ma in questo frangente, è possibile dare uno sguardo a quella che potrebbe essere la guerra del futuro.

Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo. 24 aprile 1918, Francia, nei pressi della cittadina di Villers-Bretonneux. Mentre avanzano in mezzo alla polvere sollevata dai loro cingoli, tre carri armati Mark IV (un “Male” armato con cannoni da 57 mm e due “Female” armati di sole mitragliatrici) dell’esercito di Sua maestà britannica si imbattono in tre A7V della Deutsches Heer. Mentre i due mezzi dotati di sole mitragliatrici, incapaci di danneggiare in alcun modo i veicoli avversari, si ritirano dopo pochi minuti, il terzo assume una posizione di tiro favorevole e colpisce i carri tedeschi, forzandoli a ripiegare.

Uno scontro senza vittime e che non ebbe nessun impatto concreto sull’esito della Prima guerra mondiale. Ma anche la prima di quelle battaglie tra carri armati che avrebbero dominato le dinamiche di guerra del ventesimo secolo. Certo, c’era ancora una distanza siderale rispetto a quello che sarebbe accaduto negli anni a venire: i goffi e fragili (meccanicamente parlando) mostri d’acciaio della Grande Guerra erano ben distanti dal livello di sofisticazione, agilità ed efficacia dei loro successori, così come totalmente differente era la loro logica di impiego, che li avrebbe visti passare da una funzione di puro sostegno alla fanteria a un ruolo centrale nelle dinamiche tattiche e operative, dalla Blitzkrieg tedesca del 1939/1940 fino al più recente concetto di “airland battle”.

Eppure, prima di 73 Easting, prima della Valle delle Lacrime, e prima di Prokhorova, c’era stata Villers-Bretonneux. E forse dovremmo guardare a quello che è successo nel Mar Nero proprio con le stesse lenti.

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