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In Italia le manifestazioni protestano, giustamente, contro i bombardamenti israeliani su Gaza, ma tacciono poi sul massacro dei dimostranti del regime di Teheran. A destra e sinistra inneggiano alla causa della liberazione del popolo palestinese, ma lasciano in assordante silenzio l’anelito delle donne iraniane contro il chador. L’Italia che fece le leggi razziali si è autoassolta, e la giustificabile indignazione verso il governo israeliano si è trasformato in opposizione per lo Stato di Israele in toto e in rigurgito razzista verso tutti gli ebrei.

Questi conati hanno miracolosamente unito quello che fino a 30 anni fa era diviso. La destra e la sinistra radicali hanno fatto causa comune davanti tutto ciò che sa di America e la presidenza di Donald Trump da ragionevole elemento di dubbio e critica è diventata bersaglio di odii viscerali.

Eppure l’America garantisce quasi ogni aspetto della sicurezza nazionale e lasciare l’alleanza bilaterale e multilaterale con gli Usa significherebbe aprire le porte a una possibile invasione armata, al caos, alla guerra civile, oppure a un riarmo costosissimo che dovrebbe compensare molti decenni di incuria. Si può fare, certo, ma consci degli effetti.

Così la guerra in Iran bussa pesantemente al portone di casa italiano. Le ambiguità della politica e di tanta parte dell’opinione pubblica rischiano di destabilizzare un Paese già debole.

È una situazione non nuova. Il Paese era diviso già 80 anni fa quando usciva dalla Seconda guerra mondiale. Ma allora l’Italia era terra di confine, cruciale per determinare i limiti di influenza dell’uno o l’altro impero nel conflitto sordo, nuovo e anomalo che fu la Prima Guerra Fredda. Allora una grande attenzione alleata evitò spaccature e la guerra civile.

Oggi i rischi sono maggiori ma c’è poca attenzione alleata. Il centro di gravità di questo secondo conflitto freddo è in Asia, non da noi.

Quindi le responsabilità del governo per tenere il Paese sono maggiori. Il governo deve spiegare più e meglio cosa sta succedendo nel mondo.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani con la sua dichiarazione sulla guerra è invece stato debolissimo, e questa debolezza ha gettato benzina sul fuoco. Tajani, evidentemente imbarazzato, non parlava per sé ma per tutto il governo, mandato, quasi vittima sacrificale, a dire due parole per non irritare nessuno. Così però hanno scoperto il vuoto e peggiorato tutto.

Il Paese deve ritrovare una sua unità nazionale. Non può semplicemente contare sull’opera mirabile ed eccellente degli apparati di sicurezza. Occorre un lavoro politico, perché se terroristi hanno messo una bomba all’ambasciata americana della sicurissima Norvegia, l’Italia si può fare esplodere come un petardo.

Mi permetterei di suggerire due aspetti, uno parlamentare e uno comunicativo. Quello parlamentare: il governo deve prendere in mano con autorevolezza il dialogo con le dissidenze e opposizioni di destra e di sinistra. Roberto Vannacci, ex generale, per il suo ruolo passato sa bene gli azzardi di divisioni che portano al conflitto civile. Giuseppe Conte, già avvocato d’affari, sa bene che l’instabilità fa crollare ogni economia. Essi devono essere spinti a confluire in una intesa per minimizzare ogni rischio e tenere il Paese saldo. Questi scossoni iraniani non saranno infatti gli ultimi, anzi.

Altro nodo da sciogliere è la comunicazione. Il Paese si deve sentire motivato e deve trovare toni autentici che lo guidino in acque già molto agitate e in futuro probabilmente burrascose. Non si sa allora se questo governo possa essere la risposta adeguata, o se invece occorrerebbe pensare ad altro.

Ma al momento si pone l’urgenza di trovare una voce di equilibrio. Tale voce non c’è in Tajani, né nel premier Giorgia Meloni. Dopo quattro anni di governo lei non riesce a essere governativa. Parla sempre in modo divisivo, come fosse il leader dell’opposizione.
L’unica voce di equilibrio si trova nel ministro della Difesa Guido Crosetto, pur nell’occhio di un ciclone di controversie per un suo sfortunato viaggio a Dubai.

Quindi il da farsi politico in teoria è semplice: riannodare ogni filo con tutte le forze in Parlamento richiamandole alla responsabilità. Il Presidente Sergio Mattarella sicuramente ci sta già lavorando e deve trovare un sostegno forte nel governo.

Inoltre, fate parlare Crosetto sulla guerra, che rassicuri gli italiani, gli alleati e tenga la barra al centro.

L'Italia trovi una voce sull'Iran. L'opinione di Sisci

Al momento si pone l’urgenza di trovare una voce di equilibrio. E l’unica si trova nel ministro della Difesa Guido Crosetto. Adesso è necessario riannodare ogni filo con tutte le forze in Parlamento, richiamandole alla responsabilità. Il Presidente Sergio Mattarella sicuramente ci sta già lavorando e deve trovare un sostegno forte nel governo. L’opinione di Francesco Sisci

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