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Back to work. Terminate le cerimonie per chiudere l’era di Angela Merkel, salutata da un’ovazione del Parlamento, inizia l’era di Olaf Scholz, e deve iniziare subito. Vaccini, tensioni con la Russia, ambiente, destra no-vax, non mancheranno ostacoli, spiega a Formiche.net Nino Galetti, direttore della Fondazione Konrad Adenauer in Italia.

Un’ovazione chiude l’era Merkel. Un’altra chiude, forse, l’era Mattarella.

I tedeschi non farebbero un applauso così all’Opera, anche se Merkel la adora (ride, ndr). L’ovazione al Bundestag testimonia la loro gratitudine per questi sedici anni di Merkel. Sulla cancelliere uscente c’è un giudizio quasi unanimemente positivo. Ha scelto lei di ritirarsi, è una scelta da rispettare.

Oggi la Germania dice Olaf Scholz. Che fase si apre?

Per la prima volta abbiamo una coalizione di tre partiti. L’endorsement dei liberali non era scontato, gli altri due alleati sono decisamente a sinistra, ma era necessario per ottenere la maggioranza assoluta.

La coalizione reggerà?

Io credo di sì, almeno per questi quattro anni. Tutti e tre i partiti hanno grande voglia di governare, i Verdi non lo fanno da sedici anni.

Per la Cdu la speranza di rinascita passa dall’elezione del segretario?

Non ci sarà una scissione, la dirigenza sa che un rinnovamento del partito non è rimandabile. Abbiamo tre candidati forti. Friedrich Merz guida i sondaggi, Norbert Roettgen è al suo secondo tentativo. Poi c’è Helge Braun, ex capo dello staff di Merkel. Verdetto rimandato a gennaio.

Intanto il governo è pronto a partire. Quali sono le tre priorità?

Al primo posto la pandemia. Gli ultimi mesi di campagna elettorale hanno lasciato un vuoto di governance, la Germania deve prendere in fretta contromisure, come ha fatto l’Italia. Al secondo la politica estera. Il governo Scholz avrà molto da fare: dalle tensioni con Russia e Bielorussia al confine ucraino alle migrazioni.

Mi faccia indovinare il terzo: il clima.

Esatto. La transizione ecologica è il progetto chiave dei Verdi, vogliono cambiare l’economia tedesca. Non sarà facile. Basta dare uno sguardo all’industria automobilistica: impiega tre milioni di persone, la trasformazione non sarà rapida né indolore.

Poi c’è il nodo austerity. Con Scholz l’Europa tornerà al Patto di stabilità?

Molto dipenderà da Christian Lindner, il ministro delle Finanze liberale è apertamente contrario alla svolta di Merkel. Scholz, come i Verdi, l’ha sposata e non intende fare marcia indietro. È una linea imposta dalla realtà.

A settembre la destra di Afd ha vacillato ma non è crollata. Rimane una preoccupazione specialmente nella Germania Est?

È vero, alle ultime elezioni la destra non è cresciuta ma non è di certo scomparsa. Oggi Afd trae consenso da un movimento no-vax che è molto forte in Germania e può contare su un consenso generale del 20%. È un bottino politico che a destra cercheranno di fare proprio.

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