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Così titola la Cnn: “Xi Jinping sta riscrivendo la storia. Ma è il futuro quello su cui vuole lasciare il segno”. Oggi, mentre nelle librerie di tutto il Paese è disponibile la monografia di cinquanta discorsi pronunciati dal presidente cinese pubblicata dalla casa editrice del Partito comunista cinese (“Insistere sul ruolo del popolo alla guida del Paese” è il titolo; la Cina è “uno Stato socialista soggetto alla dittatura democratica del popolo, diretta dalla classe operaia e basata sull’alleanza tra operai e contadini” è l’idea), si riunisce il diciannovesimo Comitato centrale del Partito comunista cinese nella sua sesta sessione plenaria.

LA RIUNIONE

Il presidente Xi ha aperto i lavori presentando un rapporto per conto dell’Ufficio politico del Comitato centrale e una bozza di risoluzione sui traguardi raggiunti dal Partito nell’ultimo secolo. Fino al prossimo 11 novembre, 400 tra ministri e dirigenti della forza politica riuniti all’Hotel Jingxi di Pechino valuteranno criticamente l’esperienza storica del comunismo cinese per tracciarne la futura rotta di sviluppo, elaborando strategie per rafforzare l’unità del Partito e il ruolo del presidente.

LE SFIDE INTERNE

È vero che il presidente sta affrontando sfide interne. Quattro dei sette membri del Comitato permanente del Politburo non sono da ritenersi suoi fedelissimi (Li Keqiang e Wang Yang fanno parte della rete dell’ex presidente Hu Jintao, Han Zheng e Wang Huning di quella di un altro leader passato, Jiang Zemin), come ha raccontato Nan Li, ricercatore dell’East Asian Institute of National University di Singapore. Come invece ha notato il sinologo Francesco Sisci, per quanto Xi stia cercando di tagliare fuori i predecessori, questi “hanno privilegi, accesso politico, una rete di amici e alleati e si fanno scudo a vicenda: per questo “isolarli totalmente” lo “priverebbe di parte della sua stessa legittimità, derivata dall’essere nato in questa élite”.

Deve stare in guardia Xi. Per Willy Wo-Lap Lam, esperto della Jamestown Foundation, soprattutto rispetto al suo “arcinemico” Zhou Yongkang, già a capo del potente ministero della Pubblica sicurezza. Sta scontando l’ergastolo per corruzione dal 2015 ma “ha ancora un gran numero di seguaci e sottoposti nella polizia, nella polizia segreta e nel sistema giudiziario”, osserva l’analista. “Questa è la ragione principale delle purghe pluriennali di Xi”, aggiunge.

LO SPAZIO DI MANOVRA DEGLI OPPOSITORI

Il punto vero per l’opposizione è quanto spazio di manovra ha. Secondo Jude Blanchette e Richard McGregor molto poco: “È vero che Xi ha una schiera di nemici nel partito. È altrettanto vero che le barriere per organizzarsi contro di lui sono quasi insormontabili”, scrivono.

Alla luce di tutto ciò, il controllo non totale di Xi sulla Cina ha probabilmente più implicazioni per la politica (cioè ciò che viene fatto) che per il potere (cioè chi controlla). Il fallimento dell’accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina del 2019 sembra illustrare bene questa dinamica: “Xi aveva fatto arrabbiare così tanti alti funzionari di partito”, hanno raccontato Bob Davis e Lingling Wei nel libro “Superpower Showdown”. Il presidente cinese “non poteva permettersi di essere visto come debole nel trattare con gli americani”: durante una riunione, “tre dei sei” membri del Politburo “si sono pronunciati immediatamente contro”, gli altri tre “non sono stati così veementi”; ma, “di fronte, nel migliore dei casi, a un sostegno tiepido, Xi (…) ha deciso che Pechino doveva irrigidire la sua posizione”.

LA “TERZA RISOLUZIONE”

L’obiettivo di Xi sembra dunque quello di consolidare la sua presa. Se così non fosse, perché allora dovrebbe essere nuovamente definita la sua posizione di leader con mandato (il terzo) che è di fatto a vita visto che nel 2018 l’Assemblea nazionale del Popolo ha abolito i limiti temporali? Secondo Chris Devonshire-Ellis perché ci sono obiettivi specifici: certamente Taiwan, tema destinato a dominare l’agenda mediatica, ma anche nuove riforme che influenzeranno le future politiche commerciali e d’investimento cinesi.

Come farà? Xi si metterà sotto una luce diversa rispetto a Mao Zedong e Deng Xiaoping: la “terza storica risoluzione”, infatti, enfatizzerà i “principali risultati e le esperienze storiche” del partito, ha osservato Jeff Pao. Quattro i punti chiave: sottolineatura delle conquiste di Mao, affermazione dei successi di Deng nella “riforma e apertura” della Cina, ridefinizione della Rivoluzione culturale da un disastro di sinistra a una “ardua esplorazione” che ha fornito al partito “preziose esperienze”, affermazione dei successi di Xi nella via socialista con caratteristiche cinesi.

Più di Mao e Deng. Così Xi si prepara al plenum del Pcc

Al via oggi, mentre il nuovo libro del leader arriva nelle librerie di tutta la Cina, la sesta sessione plenaria del Comitato centrale. Le sfide interne ci sono (come gli oppositori) ma il presidente tira dritto e cerca la consacrazione

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